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Eros e Thanatos – Il Peccato dell’Amore nel Cinema Horror

Pensate alla persona che più amate, la persona per cui fareste di tutto, la persona con cui vorreste invecchiare. E immaginate di costruire il vostro nido d’amore, nel quale consumare l’atto che esplica, in tutte le sue forme ed accezioni, il sentimento che provate l’un l’altro. E, infine, pensate che, forse, quello potrebbe essere l’inizio della fine, il preludio per qualcosa di inarrestabile e terribile.

Quando, tra gli anni ’70 e gli anni ’80, esplose lo slasher, una parte della critica definì film come Halloween – La notte delle streghe di John Carpenter e Venerdì 13 di Sean S. Cunningham opere che contenevano un’insopportabile “bigottismo conservatore”, film che avevano come unico significato una discutibile morale che puniva tutti coloro, specialmente i ragazzi, che si abbandonavano ad attività cosiddette “immorali”.

Ovviamente, non c’è niente di più falso. L’amore, ma più in particolare il sesso, non era assolutamente visto come un atto da condannare, ma è indubbio che, nel genere horror, ci sia una filo, neanche troppo sottile, che lo collega indissolubilmente alla morte.

Le radici di questo legame, forse, si possono ravvisare già in Psyco di Alfred Hitchock che, pur non trattandosi ancora di uno slasher puro, aveva già in sé i semi di quello che in futuro sarebbe diventato uno dei più prolifici sottogeneri dell’horror; Norman Bates, infatti, è attratto sessualmente da Marion Crane, e proprio per questo suo desiderio viene risvegliato l’istinto omicidio di sua “madre”. Non solo, perché anche Marion ha, infatti, consumato l’atto sessuale con il suo amante Sam Loomis all’inizio del film. E’ come se si creasse una discrepanza tra l’emancipazione, sessuale soprattutto, di Marion e la pulsione irresistibile di Norman Bates, che darà origine a quello che è, ovviamente, il più famoso omicidio della storia del cinema.

Parlando di horror, non si può non citare quella che è la figura più “sessuale” di questo genere: il vampiro. Il vampiro, infatti, mordendo le sue vittime, “fa l’amore” con loro e le contamina con la sua malvagità. Non è un caso che, a partire dalle produzione Hammer, i contenuti sessuali diventino sempre più espliciti, con il Dracula di Christopher Lee che si “innamora” addirittura delle sue vittime. Questo canovaccio sarà poi seguito anche da Francis Ford Coppola nel suo Bram Stoker’s Dracula.

Uno dei primi a capire le potenzialità del sesso all’interno del cinema horror fu, senza ombra di dubbio, il canadese David Cronenberg; fin dal suo folgorante esordio, ovvero Il demone sotto la pelle, il genio di Toronto mette subito in chiaro quali saranno i temi principali del suo cinema: tanta psicoanalisi, il tema della mutazione del corpo, e, naturalmente, il sesso come veicolo di congiunzione tra tutto questo. Non è un caso che la protagonista di questo suo primo film sia una donna che infetta tutte le persone con cui intrattiene rapporti sessuali. Nel corso della sua lunga e prolifica carriera  Cronenberg amplierà ancora questa sua ossessione, con altri capolavori come Videodrome e La mosca.

Proseguendo con gli anni, arriviamo alla nascita dello slasher vero e proprio con Black Christmas di Bob Clark e, soprattutto, con Halloween – La notte delle streghe di John Carpenter. Proprio in quest’ultimo film, il legame amore/morte viene ampliato in ogni sua sfaccettatura; in quest’opera tutti coloro che fanno l’amore periscono, trucidati dalla lama di Michael Myers. A salvarsi sarà solamente lei, Laurie Strode, candida e pura, ma non perché sia “moralmente” superiore ai suoi amici. Semplicemente lei non è destinata a fare sesso con il ragazzo belloccio della sua scuola, né con qualsiasi altro ragazzo della sua età; lei è destinata a fare l’amore con un personaggio particolare… Michael Myers stesso.

Che cos’è, infatti, il coltello di Michael Myers se non un chiaro rimando al fallo maschile? E che cos’è la ferita mortale che provoca questo coltello se non la penetrazione? Laurie, nella sua fuga dal temibile serial killer, è come se facesse l’amore con lui, in una sfrenata danza macabra in cui l’orgasmo sarà simboleggiato dalla morte di uno dei due.

Di “rapporti” come questi ce ne sono tantissimi. Uno dei più interessanti, andando avanti nel tempo, è quello che si sviluppa tra Hannibal Lecter e Clarice Starling ne Il silenzio degli innocenti. Se nel film di Carpenter era il “contatto fisico” tra assassino e vittima a rappresentare il sesso, qui, al contrario, è la distanza tra i due a simboleggiare l’idillio. La cella, la gabbia ed il telefono, in questo caso, sono abilmente rappresentati come il “nido d’amore” tra il dr. Lecter e Clarice, in un diabolico gioco di provocazioni e simboli, accompagnati dal rumore assordante di quegli agnelli che non cessano di gridare.

Arriviamo, infine, all’età contemporanea. Con l’arrivo del nuovo millennio, il sesso pare essere scomparso dalla mitologia del cinema horror (ma non solo). Tuttavia accadde che, nel vicino 2014, uscì un film che sui rapporti sessuali basò il suo intero plot narrativo: It Follows di David Robert Mitchell. Se nei film slasher l’idea che il sesso conducesse alla morte era solo suggerita, in questo film il concetto viene reso ancora più esplicito; fare l’amore significa passare una maledizione al partner, e quindi fare l’amore significa uccidere chi amiamo.

Da questi film citati, ma anche da tantissimi altri, pare chiaro che il sesso nell’horror rivesta un significato fondamentale: il sesso è catarsi, esattamente come l’omicidio. Spesso il sesso stesso è un omicidio e, viceversa, l’omicidio è il sesso.

Bisogna girare le scene d’amore come se fossero omicidi, e le scene di omicidi come se fossero scene d’amore” ci suggeriva Hitchcock. E niente di più semplice poteva essere detto per poter spiegare meglio il collegamento che c’è tra il sesso e l’omicidio; un legame ancestrale, che lega indissolubilmente l’amore, che è generatore di vita, con la morte, che è l’esatto opposto della vita.

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