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Infine, Travis.

Infine, Travis,
eccovi qui, tutti e due di nuovo in macchina.
Tutti e due di nuovo soli.
Chitarre acide, sassofoni malinconici.

Siete mai stati soli come in questo momento?
Non è cambiato niente, è cambiato tutto.

Tu, tassista di New York, costretto ad riscoprirti uomo prima ancora di essere mai stato un essere umano.
Tu, che hai comprato un lotto a Paris, Texas, alla ricerca della tua umanità dopo non essere stato uomo per anni, nel deserto più selvaggio.

Chi siete voi, se non il non-uomo che naufraga nel senso dell’Umanità?

8 anni,
un solo istante che riporta tutto allo stesso eterno tempo.

Ricominciare ad essere, rinunciando a ciò che si sarebbe potuto essere.

Il verde ti dona Travis, così rappresentativo della tua riscoperta speranza, così emblematico della tragica acidità soggiacente ad essa.

Lei l’hai amata davvero, ma non sapevi cosa fosse l’amore.

Era violenza,
era possesso,
era assoluto già degenerato in sé.

Hai capito che il tuo amore distruggeva.
Ti sei distrutto nel senso più ontologico: hai negato il tuo essere uomo, hai smesso di vivere nella dimensione dell’umano.
Perso in un deserto non-civilizzato, incapace di parlare.

Eppure il ricordo Travis, lì si annida la peculiarità infinita.
Il ricordo, l’unica traccia della possibilità di essere nuovamente.

Era Proust che lo diceva no? “Riscopriamo di poter essere felici quando ci ricordiamo di esserlo stati”.
Ma forse tu l’hai capita dopo la felicità, perché quando siamo uomini non sappiamo di esserlo.
Tu hai smesso, per poter esserlo nuovamente, ma per la prima volta davvero.


L’hai trovata Travis, grazie a lui, il piccolo figlio che avevi dimenticato.
Siete andati a cercarla, lì, in un luogo di specchi non veritieri, dolcemente orridi.

Hai imparato l’umanità nella sua forma, ma ora tocca alla sostanza.
Per chi lo stai facendo, Travis?
Per te?
per lui?
o per lei?

Tu la vedi, lei non può.
Le parole, le emozioni, la voce.
Perché non ti riconosce ancora? Sta fingendo?

No. E’ che ogni voce per lei è la tua.
Come può sapere che questa volta è la realtà e non la sospensione?

Le lacrime, i silenzi. Solo lì si può capire.
Ora lei ti vede e tu non più.
Ti amerà per sempre Travis, ma tu devi salvarla.
Non è più il tempo, forse. Non è mai stato il tempo, forse.
O forse è giusto che tu comprenda questo per ora.
Per lei, per lui, per te.

Il sorriso Travis, è la malinconia che si accarezza.

Infine, Travis, non sei più solo.
Infine Travis, sei semplicemente, per la prima volta, capace di essere te.

 

Accettare che l’essere non è adattabile a questo mondo.

Il soffuso ti ha accompagnato da prima di quanto pensassi, Travis.
L’hai capito oramai vero? Non c’è un male da estirpare da questo mondo.
E’ il mondo stesso che andrebbe estirpato, dato che non sa esistere senza il suo male.

Ma, alla fine, ne vale la pena?

Sei stato gettato in un luogo, la New York dei paradossi, e ti hanno detto di dover esserci, senza neppure dirtelo.
Ti ci sei ritrovato, senza neppure un fiato da poter destinare al prima della caduta.

“Non era niente, sono già guarito”
Lei non sa a cosa ti riferisci, ma tu si.

Lei, emblema della tua più grande scoperta: non si può essere stranamente se stessi, perché vuol dire essere puramente senza sapere in che senso, o meglio in che connotazione definirsi.

Nemmeno lei sa essere, nessuno sa essere, ma tutti si adattano, o esplodono.
Ma la follia si dimentica subito di se stessa Travis.
Sei esploso, ma non è successo nulla. Il mondo ti ha ricondotto a se stesso, ti ha riscritto nelle sequenze giuste per riordinare il tutto.

Meglio menzogne malvagie, che sofferenze sincere.

Sei stato la solitudine dell’uomo, prima ancora di essere uomo. Ma ora cosa sei?
Ti sei negato nel distruggere, ma ti sei davvero distrutto abbastanza da riscoprirti?
No, forse no.
Forse hai solo trovato la grande risposta, l’essere nell’ordine di non cercare un ordine che davvero sia per te.

Può sopravvivere al tuo trauma, perché non ha senso neppure quello se nulla cerca di essere meglio del suo peggio.
Che poi, a questo punto, neppure il peggio esiste.

Infine, Travis, esisti tu, che sai ma non cerchi significato.
Infine, Travis, fluttui, offrendo la corsa alla menzogna stessa del mondo, che non sa neppure di mentire, che non sa neppure di esistere.

Il sorriso, è l’accettazione dell’insensatezza nella giungla più selvaggia del mondo.

 

 

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Andrea Vailati

"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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