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Sherlock(ed) e Miss Adler – La danza dell’Intelletto

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Immagino che Watson pensi che l’amore sia un mistero per me, ma la chimica è molto semplice e davvero distruttiva.

Quando ci siamo conosciuti ha detto che il travestimento è un autoritratto, il codice della cassaforte erano le sue misure, questo è molto più intimo, questo è il suo cuore, non dovrebbe permettere che guidi la sua testa.

Avrebbe potuto scegliere numeri a caso e andarsene con tutti i suoi segreti. Ma non ha saputo resistere, non è vero?

Ho sempre sostenuto che l’amore fosse uno svantaggio pericoloso, grazie per avermene dato prova“.

 

Senza dubbio la scena più poetica e carica di pathos dell’intera serie tv Sherlock è quella in cui il “detective con il cappello buffo” (Benedict Cumberbatch) esce vincente dalla danza erotico-intellettuale con Irene Adler. L’aria si carica di elettricità, l’intensità dei loro sguardi fa vibrare le molecole, fino a spezzarle nell’unità atomica di quel momento: l’amore.

Lo spettatore rimane folgorato da quel tango mentale, dove sul finale, in quegli ultimi passi, a dominare la velocità e la direzione del movimento dei corpi, paradossalmente, non è più la Dominatrice. Sherlock, maniaco del controllo, dà solo l’impressione di perderlo, salvo poi rovesciare la situazione, perché lui sì, a differenza di Miss Adler, è immune alle emozioni.

Un cellulare con file segreti che potrebbero compromettere la stabilità del Governo inglese. Una password e tre tentavi per decifrarla. L’intera puntata Scandalo a Belgravia ruota attorno a questo nucleo narrativo e si snoda continuamente su false piste, una continua dialettica di inganni.

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Miss Adler in Sherlock, interpretata dalla bellissima Lara Pulver

Quel cellulare poteva fare la differenza fra la vita e la morte di Miss Adler, ormai schiacciata tra la follia di Moriarty, al quale avrebbe dovuto consegnare i documenti top secret, e il rigore di Mycroft Holmes (fratello di Sherlock), in quel caso rappresentante degli interessi della famiglia Reale – e per estensione del Governo inglese.

Soldi, immunità e una nuova vita: questa la richiesta della Dominatrice a Mycroft in cambio delle informazioni contenute nel suo cellulare. Rimaneva solo un tentativo per digitare la password corretta ed accedere ai contenuti sensibili, ragione sufficiente per la sensazione di potere che avvolgeva Miss Adler e che si diffondeva dal suo sguardo come le alte maree della Cornovaglia.

Ma in un’equazione dove le costanti sono gli inganni e le incognite cambiano forma, rispondendo alla dinamicità delle scelte, i sentimenti rappresentano la variabile in grado di disintegrarla quell’equazione. E questo Sherlock lo sapeva bene, perché alla fine anche un sentimento indescrivibile e incomprensibile come l’amore può ridursi alla chimica.

I sentimenti sono un difetto chimico della parte che perde”.

Le parole possono ingannare, persuadere, ferire, ma il nostro substrato biologico – in questo caso il battito accelerato del polso e la dilatazione delle pupille – è in grado di sussurrare verità scomode a chi è in grado si ascoltarle. Come quel tipo di amore di platonica memoria che, più che il corpo, nutre silenziosamente l’anima.

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Il tempo si ferma, le lancette smettono di scandirlo quando la presunzione di Miss Adler si trasforma nella presa di coscienza di una fatale sconfitta. Non aveva resistito a nascondere i suoi sentimenti dietro quel puzzle di intelligenza dove le loro brillanti menti avrebbero danzato nell’eternità di un attimo.

Un’atmosfera ammaliante in cui le scariche erotiche balenano come lampi effimeri e, contemporaneamente, così pervasivi da lasciare allo spettatore l’impressione di esserne stato trafitto. Un cielo rasserenato dalla più pura razionalità che trema di delicatezza sotto la dolce tirannia delle emozioni.

Emerge prepotentemente un richiamo simbolico al mito platonico di Eros, che diviene attuale e moderno come forse mai lo era stato prima. Eros è figlio di Poros (espediente) e Penia (povertà) ed è condannato a vivere in continua tensione fra il suo stato di povertà, ereditato dalla madre, e la ricerca di raggiungere la condizione di ricchezza del padre.

Questa sua natura duplice rappresenta la condizione umana, in continua lotta fra la bellezza – e per estensione la conoscenza – del mondo in cui si trova e il ricordo, stimolato da questa, della vera bellezza, relegata nel mondo delle idee, forza trainante della sua aspirazione a quello stato di perfezione. L’amore del bello che, in ultima analisi, è amore della conoscenza (sapienza): filosofia.

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Amore, bellezza, conoscenza, razionalità. Sono queste le note dalle quali prende vita questo valzer antico come il mondo stesso, simbolo della tensione ineliminabile fra il perdurare di una condizione di serenità e la ricerca di un fugace attimo di felicità, tuttavia in grado di dare un senso all’esistenza.

Una sinfonia di sguardi riecheggiano nella vacua attesa di quell’ultimo accenno di speranza, manifestazione delle più viscerali tra le emozioni: amore e paura. Nell’espressione attonita che prende forma sul volto di Miss Adler quando si rende conto che l’(auto)inganno è stato dissipato, paura e amore si intersecano nei punti ormai scoperti e vulnerabili della sua mente e della sua anima.

Ma alla fine, in un senso più profondo, è irrilevante il punto di arrivo di quel ballo fra amanti di loro stessi. Perché danzare sul filo della conoscenza dell’animo umano, sopra l’oblio della normalità, ci regala un senso di appartenenza differente, in cui non sono i loro cuori ad appartenersi l’un l’altro, ma le loro menti.

 

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Edoardo Wasescha

- Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere - Aspirante giornalista - Nerd da prima che diventasse una moda

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