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Holmes & Watson: Autopsia di una Parodia

Holmes

Si dice che non è mai facile essere alle prese con i mostri sacri, rivisitare opere che hanno riscosso successo a tal punto da entrare nella leggenda…
E riguardo “Holmes & Watson” di Etan Cohen (nessuna parentela coi fratelli, ahimè) ciò è quanto mai vero.
Rivedere sotto forma di commedia il capolavoro di Sir Arthur Conan Doyle, già magistralmente messo in scena sul grande schermo da Guy Ritchie nel recente passato, è chiaramente una missione impossibile.


Ostico è trasformare Sherlock da infallibile investigatore, da devoto osservante del ragionamento e della logica, in un cretino.
Non risulta certo facile parodiare il calcolatore perfetto interpretato da Robert Downey Jr. trasfigurandolo in un personaggio tutto fuorché inappuntabile.
Prendiamo un personaggio perfettamente individuato nell’immaginario collettivo in un certo modo, e stravolgiamone i caratteri sino a riconoscerlo a malapena: il risultato sarà certamente un capolavoro…o un azzardo.

Ad ogni modo il film sta ben in piedi. Il Sherlock Holmes di Cohen pur tra mille imprevisti e passi (apparentemente) falsi, viene a capo degli enigmi che incontra sulla sua strada. A sobbarcarsi la veste dell’impiastro e le cadute più fragorose sarà Watson ; l’immagine dell’investigatore di Baker Street non verrà eccessivamente sfigurata.
L’umorismo è alla portata e funziona il più delle volte, in quello che risulta un film assolutamente scorrevole e certamente originale.

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Perché è così blasfemo fare di Sherlock Holmes una macchietta?

Per rispondere a questa domanda occorre soffermarsi un secondo su, almeno, due tipologie di personaggio protagonista. O meglio, su due opposti sentimenti che ispira nello spettatore.

  • Compassione: il protagonista che stimola compassione è una tipologia di personaggio che smuove potentemente lo spettatore. Lo induce ad una grande partecipazione con le sue avventure o, più verosimilmente, sventure.

    Pensiamo ad un’icona del genere come il Fantozzi di Villaggio: perdente perfetto nella commedia della vita. In costante ricerca della scalata sociale ed inesorabilmente destinato a soccombere.
    Questo tipo di personaggio, così, grazie al suo destino tragico ed alla sua inguaribile ottusità conquisterà il cuore dello spettatore il quale, confrontando le proprie miserie con quelle ben più tristi del protagonista, troverà conforto e lenirà le proprie ferite.

 

  • Immedesimazione: questo tipo di sentimento, il desiderio di immedesimazione è invece suscitato per mezzo dell’eroe. Infatti non è altri che il vincente paladino della giustizia ad ispirare l’immedesimazione dello spettatore nel protagonista. Per quanto questo a volte (come per Sherlock Holmes) può sembrare ambiguo e fuori dalle righe, le sue capacità ed il suo valore ne fanno agli occhi del pubblico un modello a cui riferirsi.

    Ergo, il precedente tipo di protagonista, quello da compatire, risulta scisso da uno spettatore che edifica sé stesso assistendo a sventure più grandi e penose delle proprie. Che in questo modo paiono più leggere e sopportabili.
    Mentre il personaggio numero 2, nel quale si ricerca immedesimazione, è il terminale dell’associazione simbiotica dello spettatore che, come in un flusso unilaterale, infonde la propria identità in quella del protagonista, elevando la propria sorte a quella di super-uomo.

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Perciò, tornando a noi, perché mai lo Sherlock Holmes di Cohen ha funzionato ben poco presso il grande pubblico e la critica?
La nostra premessa evidenzia chiaramente l’intento del regista nel trascendere la brillante figura di Holmes in una più penosa e commiserevole.
Ottenendo nient’altro che l’interruzione del flusso di immedesimazione e l’inizio della compassione verso il personaggio.
Però un protagonista che ispiri davvero compassione deve perdere inesorabilmente e cadere rovinosamente in terra. Certo non risolvere casi nazionali e salvare la Regina d’Inghilterra.

Ecco, probabilmente, il primo corto circuito della pellicola.

Aggiungiamo comunque, ad onor del vero, che esperienze cinematografiche che mirano a sminuire l’aura di eroi del genere dello spionaggio ve ne sono state ed indubbiamente di successo: Austin Powers, Johnny English
Non è impossibile riuscire nell’impresa , è però forse necessario rispettare i canoni della commedia non confondendoli completamente con quelli di altri generi cinematografici.

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Le rinomate pellicole appena citate sono infatti concepite ad origine sotto forma di parodie dell’agente 007. A vestire i panni dell’investigatore, difatti, è già una macchietta, un personaggio che è già una maschera.
La trama, poi, è semplice cornice di una successione di gag e situazioni comiche.
Perciò, l’arduo compito è trasformare un eroe in una maschera: un super-uomo in una caricatura.

Prendere un buffone per metterlo alle calcagna dei furfanti è diverso: segue una strada spianata dai successi del passato, garantendo al botteghino un esito positivo quasi assicurato.
Ed in questo modo sono rispettati integralmente i canoni della commedia, per cui il genere giallo è semplicemente una veste da far scivolare al di sopra di essa.

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