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Schultz – Scusate, non ho saputo resistere!

Un dettaglio, per l’appunto. Un piccolo movimento, un gesto semplice e poi l’infinita implosione che il cervello materializza alla fine di una scena dove la suspense ci ha tenuto con il fiato sospeso per una grossa manciata di minuti.

Un dettaglio, alcuni dialoghi serrati, e poi il finale – definibile – catastrofico, che porta ad un’uscita di scena dolceamara da un lato, ma di classe e superba dall’altro.
Così si installa nella mente dello spettatore il momento esatto in cui il Dottor King Schultz esce di scena. L’attimo che apre la pista all’inizio della fine; dove in pochi istanti i protagonisti si ritrovano da cacciatori a prede, da commercianti senza scrupoli ad acquirenti con le spalle al muro; fino al vendicativo finale.

KING SCHULTZ, CACCIATORE DI TAGLIE GENTILUOMO

Chi è King Schultz, e quale ruolo il buon Quentin Tarantino gli aveva affidato? Il secondo protagonista della pellicola Django Unchained è un ex-dentista diventato ben presto un cacciatore di taglie, un assassino che si arricchisce attraverso uccisioni a sangue freddo di criminali e ricercati per tutto l’ovest degli Stati Uniti.
Attraverso questa brulicante vita da nomade in cerca di assassini, Schultz farà la conoscenza di Django: uno schiavo acquistato dagli spietati fratelli Speck. Fattosi carico di un obiettivo di cui Schultz non poteva compiere da solo, il cacciatore di taglie decide di aiutare il buon Django a ritrovare la sua adorata moglie, schiava nella regione del Mississippi.

Giunti a Candyland, una sontuosa villa appartenente a un latifondista senza scrupoli, Calvin J. Candie, i due protagonisti decidono di attuare un piano per riprendersi la moglie Broomhilda. Ben presto il loro piano verrà scoperto e i due si ritroveranno prede del latifondista con soltanto una scelta da accettare.

Sebbene nella maniacale costruzione caratteriale del dottore tedesco risieda una crudeltà fredda e senza rimorsi, Schultz agisce come il miglior gentiluomo sulla piazza.  L’uso delle armi è subdolo, improprio, e arma il cane del suo revolver solamente nel momento in cui si sente minacciato, o quando il proiettile deve mettere fine alla vita di un fuorilegge in continua fuga.

Da queste caratteristiche nasce un personaggio che si rivela gentile nell’animo, comprensivo con gli altri, ed altruista con coloro che lo meritano. Il caso ricade sul protagonista della pellicola, Django, aiutato sin dall’inizio – prima come unica soluzione per trovare la taglia da intascare – per garantirgli una speranza per una vita migliore con la moglie.
A tutto questo si aggiunge la bontà nel cuore con Broomhilda stessa: in lei vede una confusione mentale, paura negli occhi e celato scontento nel vivere lontano dall’uomo che ama.

SCHULTZ CONTRO CANDIE

D’altronde, il dottore amato sin dai primissimi minuti troverà in Candie un vero avversario e un vero nemico con cui battersi. Candie incarna ciò che Schultz disdegna, l’idea per cui nessuno uomo bianco debba essere considerato al di sotto di un uomo nero. L’uomo bianco è di suprema eccellenza, mentre i suoi subalterni devono essere tutti di colore, sporchi, schiavi e al suo servizio.

Per questo motivo e sin dal principio Candie vede in Schultz il perfetto alleato con cui stringere accordi per la vendita di negri ad un prezzo giusto; ma l’astuzia e l’intelligenza del nostro dottore crolleranno come un castello di carta davanti alla presa di posizione di un uomo che cambia radicalmente gli atteggiamenti nei confronti dei nostri protagonisti.
Scoperto il gioco dietro cui i due sono giunti di buon grado a Candyland, il latifondista costringe Schultz all’acquisto della povera Broomhilda al prezzo di dodicimila dollari (inizialmente il valore concordato per un negro mandingo).
E, da questo momento in poi, le cose precipiteranno, mostrandoci quello che sarà l’inizio della fine.

Candie, spietato come non mai nel dare la giusta punizione al suo avversario, sigla l’accordo su quell’affare da dodicimila dollari. Schultz, che dalla sua non ha nulla con cui controbattere in quegli istanti, decide suo malgrado di accettare le condizioni dell’offerta. Quando firmerà l’accordo di cessazione, le cose non finiranno così.

Candie vuole una stretta di mano a tutti i costi, un simbolo che tra affaristi si sigla ufficialmente per concludere un affare. Schultz non vede di buon occhio il gesto che pretende il suo avversario. Lo nega, lo rifiuta per principio e per protesta contro un uomo infimo, ma il nostro antagonista è determinato. E sarà solamente a quel punto che la pazienza del nostro Schultz scoppierà come una bomba ad orologeria.

– È usanza qui nel sud, quando viene concluso un affare tra le due parti, darsi la mano. In segno di buona fede.
– Io non sono del sud.
– Ma voi siete nella mia casa, dottore! Quindi temo di dover insistere.

Se fino ad allora avevamo conosciuto il dottor King Schultz nelle vesti dell’eroe di occidente, gentile e altruista, come fosse un giustiziere contro un male nascosto, la perfidia nei confronti di Calvin Candie sottolinea tutta la pazienza mantenuta sin dai primi istanti in cui il loro piano viene scoperchiato.

Non è gentilezza d’animo nel mantenere saldi tutti i nervi del proprio corpo, non è nemmeno la volontà di uscire trionfante da quella villa con il bottino tra le mani. Schultz sa benissimo che il suo obiettivo era portare via la moglie di Django senza disordini, eppure la volontà di non inchinarsi alla vittoria di Candie è un orgoglio a cui vuole tenere testa fino all’ultimo.

– Cionondimeno, qui a Chica su County non si chiude un affare se non si dà la mano.

La mano tesa di Calvin Candie è il sigillo di superbia contro un uomo che voleva sopraffarlo. Ovviamente Schultz non lo accetta e decide in questo modo di mettere fine alla supremazia di Candie con un prezzo da pagare: portarsi via anche la stessa vita. Così, con l’asso della manica seguito dall’incredulità dell’antagonista, Schultz si rivolge a Django e il suo bottino da portare in salvo: con la cinepresa che prende il loro posto come protagonista, il dottore tedesco saluta con un mezzo di inchino di riverenza, chiedendo perdono per il proprio errore, accompagnando le sue parole con un sorriso soddisfacente, infimo quasi quanto quello di superiorità che fino ad un attimo prima aveva avuto Calvin J. Candie.

Cala il sipario di un personaggio che, con classe e tanta calma manifestata all’astante, cede le sue ultime righe ad una fine ingloriosa, ma giusta. Potremmo dire come il personaggio di Christoph Waltz, muove la sua uscita di scena diversificandosi dalla codardia di un altro personaggio interpretato in un’altra pellicola di Tarantino.

Hans Landa, al contrario, è uno spietato aguzzino che gioca con la psicologia dei suoi avversari. Un codardo che alla fine vede la salvezza offerta dagli alleati come un muro da scavalcare senza alcuna difficoltà. Mentre nel succitato film, Waltz interpreta un calmo e spietato lacchè nazista, in Django Unchained il suo King Schultz si manifesta nell’archetipo dell’eroe ottocentesco, combattendo ingiustizia e oppressione verso i neri deportati in America.
Una prova di maturità di questo attore eclettico e dalle mille sfaccettature e un’opportunità nel rendere il dottore tedesco un egregio amico e una spalla affidabile, dalla parola facile e pronta.

– Scusate, non ho saputo resistere!

 

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Michelangelo Nanna

Guardo il mondo e le cose con curiosità, esplorando e cercando verità. Viaggio sempre e con fierezza, inseguo le mie passioni con destrezza. Se mi chiedete qual è il mio numero preferito, vi farò un monologo infinito.

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