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Albus Silente – Per il Bene Superiore

Albus Percival Wulfric Brian Silente è il primo personaggio magico che J.K. Rowling ci permette di incontrare (se escludiamo la professoressa McGrannit versione Animagus) e, sin dalle sue iniziali parole, lo sempre abbiamo posto nelle file dei buoni. Con il passare della saga questa impressione non vacilla, anzi è protagonista di un luminoso climax in grado di elevare lo stregone ad araldo del bene, mentore e protettore di Harry, primo baluardo contro Voldemort e la deriva maligna che l’Oscuro signore vorrebbe dare al mondo.

Sino al settimo libro, quando il personaggio viene presentato in tutta la sua profondità e dove l’odore di santità che emanava si è fatto improvvisamente meno forte, la Rowling decise di darci l’ennesima lezione mostrandoci come anche il Bene a volte se vuol trionfare deve farsi torbido e meno dogmatico.

Ecco perché è stato possibile inquadrare anche Silente in una schiera di antieroi positivi, un’analisi che lo presenterà  più come un campione machiavellico che con il classico eroe senza macchia.

Ripercorrendo la storia di Silente si tende a scindere i due fasi del personaggio: il Silente giovane e il Silente adulto. Come se fossero due persone distinte, spaccate, due Io agli antipodi presenti dentro un solo mago. In realtà, Silente, pur celando fatti della sua giovinezza, non rinnega mai nulla. Egli si sente somma di tutte le esperienze avute, evoluzione del ragazzo che fece molti errori, divenuto il più grande mago del suo tempo proprio perché ha capito di poter sbagliare. Solamente che quando sbagliano i geni tendono a fare errori macroscopici. Andiamo però per ordine affrontando l’analisi del personaggio.

Albus nasce nel 1881, primogenito di Kendra e Percival, cresce sino all’adolescenza a Mould-on-The-Wold, fin quando la loro vita non viene sconvolta. Nel 1891 sua sorella Ariana, all’età di 6 anni, non essendo in grado di controllare i suoi poteri attirò l’attenzione di tre Babbani, che la aggredirono. Il padre Percival, in soccorso o per vendetta, attaccò magicamente i tre, violando la legge magica. Fu condannato ad Azkaban dove mai tentò di scagionarsi, tacendo sui motivi della sua aggressione, poiché temeva che, rivelando la situazione di Ariana, questa sarebbe stata bollata come un pericolo e rinchiusa. Percival morì in prigione una manciata di anni dopo e la famiglia Silente decise di trasferirsi a Godric’s Hollow, dove, su decisione della madre, la ragazza visse isolata dal resto della comunità magica, affidata alle sue cure e a quelle dei figli Albus e Abeforth.

Il Silente ragazzo fu profondamente segnato dalla condotta paterna e da ciò che ne scaturì, uno scandalo che fagocitò i media e perseguitò i Silente, oltre alle condizioni della sorella, irrimediabilmente destabilizzata e pericolosa per tutti. Quando partì per Hogwarts fu sollevato di lasciare la sua casa nonostante alcuni studenti lo tormentassero per le azioni del padre, la scuola fu il primo grande momento di libertà e di sfogo del giovane. Qui risali rapidamente la china, destreggiandosi in tutte le arti magiche, cannibalizzando ogni onorificenza messa in palio dalla scuola, diventò Prefetto e Caposcuola dei Grifondoro, oltre a diventare membro giovanile del Wizengamot, il tribunale magico dei maghi. Iniziò ad avere relazioni epistolari con i più grandi e influenti maghi dell’epoca, all’epilogo dell’ultimo anno di istruzione c’era già chi voleva proporlo come Ministro della Magia. Purtroppo nel 1899 sua madre Kendra morì in seguito ad una forte crisi di Ariana, così tutte le gloriose prospettive si dissolsero.

A seguito della tragedia, Albus fu costretto a tornare a Godric’s Hollow per badare alla sorella col fratello minore. Nonostante le insistenze di Aberforth di occuparsi della sorella, Albus consigliò al fratello di completare i suoi studi assumendosi in pieno la responsabilità di badare ad Ariana. Da sempre Aberforth biasimò il fratello per questa scelta, poiché egli era il prediletto della sorella e mai Albus si era dedicato alla sua malattia o alla solitudine del fratello, aveva sempre preferito lo studio e gli amici famosi. Dopo le prime settimane di assistenza, costretto all’isolamento da tutti, Albus si sentiva sprecato, sapeva di essere destinato alla gloria e alla fortuna grazie alle sue doti. Sognava di privarsi dalle catene che lo legavano a Godric’s Hollow, inghiottito da una realtà grigia, il suo egoismo iniziava a superare il bene che provava per la disgraziata Ariana. E fu in quel momento che giunse Grindelwald.

Ospite della prozia Batilda Bath, nel momento più buio per Albus, ormai rassegnato rimpiangere il miraggio di una vita sacrificata all’altare di Ariana, il giovane Gellert, espulso da Durmstrang per i suoi esperimenti con le Arti Oscure, iniziò ad affascinare Albus con le sue teorie secondo i quali i Babbani dovevano essere costretti all’obbedienza dei maghi, e che loro due giovani eccezionali avrebbero dovuto essere i giovani capi della rivoluzione magica; tutto in nome di un “Bene Superiore” a cui solo loro potevano condurre il popolo dei maghi.

L’intelligenza di Gellert, avanzata quanto la sua, partorì idee che rinfervorarono il genio in Albus. Al centro dei loro progetti c’era innanzitutto la ricerca dei Doni della Morte e il sogno di divenire il “Padrone della Morte”, possedere la leggendaria Bacchetta di Sambuco, con la quale non sarebbe stato possibile fermarli, usare la Pietra della Resurrezione così da far tornare i genitori di Albus, e quindi la fine di ogni sua responsabilità.  Tutti progetti estivi in cui Silente fu travolto, bramante di grandezza, pronto ad abbandonare l’anonimo villaggio, pilotato da Gellert che approfittava della fragilità dell’amico. Solo loro, due eletti potevano portare pace e prosperità riorganizzando il mondo dei maghi. L’autrice dichiarò anni dopo che in realtà Silente era addirittura innamorato di Grindelwald, e che questo gli impedì fino all’ultimo di giudicarlo in maniera obiettiva per le sue aspirazioni malvagie. Questo lo portò a trascurare il fratello e sua sorella. Silente stesso rivelerà ad Harry Potter di aver avuto qualche sentore della malvagità di Grindelwald, ma di averlo egoisticamente represso sul nascere per la sua avidità.

I fatti dopo quell’estate sono noti: Aberforth attaccò Albus cercando di convincerlo a lasciar perdere quell’oscuro progetto, date anche le precarie condizioni di Ariana, e ne nacque una lite con Grindelwald, che culminò in un duello di bacchette a tre. In seguito a questo scontro, la piccola Ariana, che era lì presente, rimase uccisa (senza che si capisse chi fosse stato a lanciare l’incantesimo mortale). Grindelwald fuggì, mentre Albus non poté fare altro che accettare la dura realtà a cui lui stesso aveva dato forma. Silente convisse col rimorso, e, col passare degli anni, durante i quali gli venne più volte offerta la carica di Ministro della Magia alla quale rinunciò, evitò di affrontare Grindelwald, per il terrore che lui sapesse chi fosse stato a scagliare l’incantesimo mortale su Ariana, non potendo sopportare di sapere di essere lui il colpevole.

I principi che governano l’Albus adulto durante la lotta contro Voldemort sono molto simili. Egli viene guidato dal “Bene Superiore”, sconfiggere colui che fu Tom Orvoloson Riddle, come unico mai temuto dallo stesso si erge al di sopra delle istituzioni magiche fondando l’Ordine della Fenice.

Il destino lo porrà innanzi a Sibilla Cooman nel 1981, assistendo alla formulazione della profezia, nella quale viene predetta la caduta dell’Oscuro Signore causata da un bambino. Quando Voldemort designerà Harry Potter come suo eguale inizia a prendere forma una visione di Albus diversa. Varia il punto di vista. Non è per sé, per la sua gloria, per il suo egoismo, aspetti vuoti che ha superato, ma è l’altruismo a guidarlo, o per dirla con le sue melense parole, “l’amore”. Il suo movente nella lotta contro Voldemort saranno le persone a cui si era affezionato, la nuova famiglia nata dalle ceneri della precedente distrutta. Harry certamente rappresenta qualcosa di più che il prescelto per il preside di Hogwarts, ma neppure lui è al sicuro dal piano di Albus.

Da profondo conoscitore dell’animo umano, Silente non esita ad usare i sentimenti delle persone per il raggiungimento di suoi fini “superiori”. Uomini e donne che hanno compiuto errori simili ai suoi oppure, come spesso egli afferma, migliori di lui, in quanto già predisposti ad agire per gli altri. E in guerra Silente sa che servono persone dispose ai sacrifici. Egli ha sempre saputo o quantomeno ha ipotizzato sempre tutto.

Sapeva, durante gli avvenimenti del secondo libro, chi aveva aperto la Camera dei Segreti la prima volta, ma bisognava capire come ci stava riuscendo ancora. Sarebbe potuto morire qualcuno, ma non importava, purché si giungeva al come. Scoprì così gli Horcrux con il diario di Tom Riddle.

Al quarto anno, era conscio delle interferenze nel torneo Tre Maghi. Aveva coscienza della presenza di Voldemort, operativo e con un servo tornato al suo fianco come Minus. Ma era necessario che gli eventi si svolgessero. Quando Harry, post cimitero, raccontava a Silente le particolarità del ritorno di Voldemort e la richiesta di sacrificio del sangue di Harry stesso per la resurrezione, egli vide un lampo di trionfo negli occhi di Silente, persuasosi poi che fosse solo un’impressione. Silente in quel momento aveva la conoscenza degli Horcrux, iniziava a temere che Harry stesso lo fosse e che la profezia avrebbe legato i due avversari fino alla morte. Con quella particolare notizia, ha compreso che il sangue di Harry nel corpo di Voldemort avrebbe fornito una protezione finale, ed in più qualora fosse rimasto ucciso dal Signore Oscuro stesso. Inoltre, capisce che Nagini stesso è un Horcrux.

Nel quinto libro, nell’intento di proteggerlo ad ogni costo dai pericoli che inevitabilmente si troverà ad affrontare, preferisce rimandare il momento in cui Harry conoscerà in tutta la sua interezza quello che significa la cicatrice che lo ha segnato. Questa decisione sfocia nell’ignorare Harry per tutto il quinto anno di scuola del ragazzo, mentre tutto il mondo magico non crede al ritorno di Voldemort, mina la fiducia di Harry nell’uomo, e precipita quando Voldemort stesso, sfruttando il fatto che Harry non studi più Occlumanzia, tende al ragazzo una trappola per farlo arrivare al Ministero, nel tentativo di catturarlo. Ma così, Albus ha la certezza che dentro Harry vi sia l’ultimo Horcrux del signore oscuro.

Infine, si scoprirà come abbia usato l’amore di Severus Piton per Lily Evans, spingendo questo a proteggere Harry e ad essere la sua spia presso i Mangiamorte; così come abbia usato e alimentato il latente desiderio di Harry di affrontare Voldemort, portandolo infine ad essere “ucciso” dal Signore Oscuro, onde distruggere la parte di anima dello stesso Signore Oscuro che risiedeva proprio in Harry. Inoltre, il cinismo di Silente gli permette di prevedere che l’amicizia tra Harry e Ron avrebbe vacillato e, intuendo che Ron avrebbe momentaneamente abbandonato l’amico, gli fa avere il suo Deluminatore, affiché i due possano ricongiungersi.

Arriverà a pianificare la propria morte, inevitabile ormai, per non vanificare il piano e far acquisire a Piton la necessaria considerazione agli occhi di Voldemort. Un grande architetto non c’è che dire. Ma la domanda è “il fine giustifica i mezzi”?

Non esisteva altro modo che questo? La macchinazione, l’inganno, il giocare con vite e sentimenti di chi non sapeva che il pericolo era stato già calcolato. È davvero necessario perdere tutto ciò che si è perso? Silente, infine, incarna in sé ciò che sognava da ragazzo, solo che si è mascherato da principe virtuoso per giungere ad essere colui che plasma la nuova società magica. Per questo non è possibile scindere Albus giovane dal vecchio. Essi sono la somma di un percorso, esperienze, modi e forse idee diverse alla base dei quali però c’è sempre lo stesso obiettivo: il Bene Superiore, visto da Silente che in veneranda età arriverà a coincidere con quello collettivo. Non possiamo per questo calarlo nella eterea sfera dei puri, ma è fuori dubbio che senza il suo disegno Voldemort avrebbe trionfato, le tenebre sarebbero scese sul mondo dei maghi e dei babbani. Dunque nel risultato ne è valsa la pena.

Il fratello Aberforth ha sempre nutrito dei dubbi sulla natura machiavellica di Albus, ed in tal senso ha avvertito Harry che anche lui poteva essere uno strumento nelle sue mani per arrivare ad una vittoria strategica contro Voldemort, vista la naturale predisposizione di Silente a manipolare ed architettare piani. Ma Harry era e sarà per sempre l’uomo di Silente. E voi?

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