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Nuovi Sguardi: Arti in Libertà – Il Coraggio di Interconnettersi

Al mantra degenerato di un mondo dove la cultura sfuma nella precarietà, Arti in Libertà impatta con una visione quanto mai lucida e poetica, avendo in questa sintesi l’arma perfetta.
Fondata un anno fa da Carlo Ferretti e Roberto Debellis, questa realtà ha l’intelligenza di connettere gli strumenti e la consapevolezza economica del mondo al coraggio di vedere le voci dell’arte come ancora pregnanti e primeggianti.

Abbiamo avuto l’onore di intervistare due figure chiave di questo progetto, Roberta Ugenti e Claudia Maltese, per parlare della risposta alla specializzazione alienante e del senso di fondere le singolarità artistiche.

– Ciao ragazze, grazie mille di essere qui. Inizierei da una cosa che mi piace molto del vostro progetto. Molto spesso, oggigiorno, succede che quando si prova ad applicare l’economia alla cultura, si riduce in qualche modo la cultura ai fini dell’economia, adattando quasi l’arte alle logiche del profitto. Al contrario, mi sembra che voi, proprio poiché possedete una vasta gamma di strumenti economici e di consapevolezza delle logiche che oggi nell’economia sembrano prevalere, proviate a fare l’esatto opposto, cioè adattare l’economia alla cultura. Vi chiedo quindi se forse, in un mondo in cui è difficile che l’economia si ammorbidisca verso la cultura spassionatamente, la soluzione possa essere fare un utilizzo virtuoso dell’economia proprio per rilanciare la cultura?

Risponde Roberta:

Allora, noi sicuramente siamo partiti dal presupposto ideologico, derivante dalla passione primordiale che ha spinto Carlo e Roberto (i fondatori) e poi me e Claudia che siamo state le prime due vere “followers” del progetto, di non modellare il nostro “prodotto” ad un eventuale pubblico standardizzato proprio secondo quelle logiche, quanto piuttosto una sperimentazione sia in termini di processo che del prodotto stesso che avvicinasse ed educasse in qualche modo il pubblico che ci potesse seguire e venire a vedere gli spettacoli che proponiamo. Quello che c’è alla base di Arti in Libertà è esattamente di non assoggettare la cultura all’economia, ovviamente andando in contro al problema della sostenibilità ma affrontandolo nell’ottica di essere un elemento di sensibilizzazione del pubblico, che prescinde da quanto pagheresti il biglietto d’ingresso verso piuttosto il chiedere ai nostri spettatori se hanno voglia di cercare con noi e capire insieme cosa stiamo proponendo.

Aggiunge Claudia:

Anche di abbattere il concetto classico di palco, verso una vera e propria condivisione con il pubblico. Inoltre la cosa bella è che la cosiddetta “formazione” non solo è rivolta al pubblico ma anche agli artisti con cui lavoriamo, che ha nell’interazione delle varie forme artistiche tra loro l’elemento più interessante. Ad esempio un ragazzo che crea musica attraverso sequenze numeriche che si interfaccia ad una ballerina può produrre esperimenti davvero affascinanti ed innovativi. 

Prosegue Roberta:

Infatti proprio gli artisti vivono attivamente questo percorso di confronto e contatto come un vero e proprio processo di crescita, tale da remunerarli più di una somma economica. Loro stessi vedono il processo di costruzione della performance come una iter di crescita personale ed artistico. Il potenziale della co-progettazione, sperimentando l’interconnessione tra forme artistiche, che mette in discussione l’arte singola verso una crescita artistica in un senso nuovo.

Conclude Claudia:

Mischiare stili e tecniche in un backstage di laboratori davvero intensi e risvegliare luoghi appartenenti al nostro territorio la cui bellezza è sempre prossima a finire nell’oblio, come Palazzo Simi, è davvero incredibile.

 – Infatti questo è davvero affascinante. Nell’epoca della tekné, della specializzazione che settorializza, sembra sempre più che ognuno sia isolato nella sua singola capacità. Interconnettere, riportare le singolarità in un luogo di contatto e confronto, non è forse il modo di salvarci dall’alienazione e dalla solitudine?

Risponde Roberta:

Hai toccato l’altro punto fondamentale del nostro progetto, che è appunto la “multidisciplinarietà” e l’interconnessione tra arti e tecniche. Oggi creare gruppi, anche di 10 persone, è davvero complesso ma importante. Si crea una duplice responsabilizzazione, singola e di gruppo, rimanendo nelle proprie competenze ma assumendo anche quelle altrui. Tutti i singoli impattano sul totale, e proprio in un momento in cui tutti lavorano nel loro singolo, noi proviamo questa sperimentazione collettiva. E per tutto questo è essenziale una grossissima fetta di pianificazione. Il nostro progetto è provare ad essere attori del panorama culturale barese e per farlo ci vuole un fondamento molto forte e di grande lavoro. 

– Entrando invece nella questione della logistica e dell’organizzazione, come vi rapportate al breve e al lungo termine nella vostra progettazione? Molto spesso si pecca nel non valutare i tempi nelle differenti costituzioni di progetti, rischiando di non avere reale percezione degli spazi e delle tempistiche necessarie: voi come vi rapportate a tale discorso?

Risponde Claudia:

Allora, parlando di breve termine, noi cerchiamo di diversificare ogni puntata proprio ponendo sempre un tema differente così che non si verifichi mai una copia di un evento già proposto. Questo dipende anche dalla scelta degli artisti: nominiamo un direttore artistico che si occupi di scovare talenti, ovviamente nella possibilità anche nostra di proporne. Questo mantenendo l’idea di diversificazione interconnessa, cercando quindi sempre diverse tipologie di artisti. Per quanto riguarda la pianificazione, ogni gruppo si rapporta internamente a sé stesso, gruppo video, organizzativo ecc. Fino ad ora abbiamo puntato su luoghi che potessero ospitare 30 persone ma l’obiettivo è ampliarsi.

Aggiunge Roberta:

Inoltre la nostra idea è che si crei una fidelizzazione del pubblico al progetto stesso che, proprio perché ogni volta cambia rispetto agli artisti e le proposte che si sviluppano percorso per percorso, rimane costante nella sua diversificazione continua. Il nostro esperimento è sul processo che porta al progetto. C’è una connessione a medio termine ma ancora molto libera, vedremo come accadrà proprio grazie al continuo evolversi di tale percorso: c’è una visione dietro ma comunque ad interim. 

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Andrea Vailati

"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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