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Devilman Crybaby – Il Pianto Amaro del Diavolo

Tanto tempo fa, prima che l’umanità conoscesse la sua alba, quando il tempo non aveva ancora cominciato il suo inesorabile scorrere, un angelo, il più bello di tutti, si ribellò a Dio. Ne conseguì una battaglia epocale, una guerra incessante tra angeli e demoni. Con la sconfitta di questi ultimi, Satana e i suoi adepti vennero confinati in non-luoghi sconosciuti a tutti, condannati ad errare per l’eternità; ma con l’arrivo dell’uomo, e dei suoi peccati, i demoni si affacciano pericolosamente dalle porte dell’infinito, pronti per contaminare tutto… ancora una volta. E come è stato in cielo, così anche sulla terra comincerà una battaglia tra le luci e le ombre.

I demoni camminano già in mezzo a noi quando Akira, giovane studente, vede la sua anima frantumarsi in due: da una parte la nobiltà e la purezza di un ragazzo sincero, dall’altra la più spietata crudeltà di un essere infernale dai poteri oscuri.

Akira non è l’unico umano che ha subito questa dissacrante trasformazione ma, a differenza della maggior parte degli altri, la sua umanità è rimasta intatta. Il cuore pulsante della serie Devilman Crybaby è proprio questo rapporto uomo/demone; è un rapporto morboso, dove l’eccitazione, soprattutto sessuale, è il ponte che collega le due anime in conflitto. Eppure, nonostante la netta distinzione tra l’essere umano e l’essere-demone, non tutto è così ben delineato, soprattutto in merito a ciò che si trova dentro ogni personaggio.

I demoni sono, fin dalla prima delle dieci puntate, chiaramente esseri malvagi e perversi, che provano piacere nell’uccidere senza alcun limite. Akira combatte i demoni, nonostante sia anch’egli uno di loro; li combatte perché lui, anche quando il potere del demone non si era ancora insinuato nella sua natura, credeva in un mondo migliore. Non sopportava di vedere la gente piangere, e per questo piangeva lui, sperando, inconsciamente, di aver risparmiato sofferenze gli altri. Questa sua caratteristica la conserva ancora gelosamente durante le sue trasformazioni notturne; il demone dalla pelle nera e dalla forza spropositata non si vergogna affatto di piangere davanti ai suoi avversari.

Tutto cambia dalla sesta puntata, quando i demoni si rivelano in pubblico. L’umanità è comprensibilmente turbata da queste presenze, ed ecco, quindi, che comincia una spietata resistenza; ma questa resistenza diventa in seguito guerriglia, violenza gratuita e soprattutto politica. Il nuovo regime umano condanna colui che è diverso, colui che pensa e, paradossalmente, colui che è umano.

Il labile confine che c’è tra una persona ed un mostro viene drammaticamente superato dalla maggior parte della gente. Neanche i bambini vengono risparmiati dalla sete di sangue di chi, per combattere i demoni, è disposto a compiere anche gli atti più diabolici.

Le lacrime di Akira (e del demone che vive dentro di lui) sono l’espressione materiale di come la sofferenza generale stia, piano piano, dominando il mondo. Akira piange per tutti; per amici, parenti, amori, o anche semplici sconosciuti. Akira piange per tutti noi. Il suo pianto, pieno di amore, ma anche di rabbia, cessa quando tutto si è drammaticamente compiuto. Il mondo non ha più speranze di sopravvivenza; anche se è rimasto ancora il tempo per assistere all’ultima grande battaglia tra angeli e demoni, all’interno di un contesto in cui il confine tra bene e male non ha più alcuna rilevanza.

La violenza non viene affatto risparmiata, i dettagli delle crudeltà che i demoni, ma soprattutto che gli uomini, commettono vengono mostrati con diabolica perizia; e proprio grazie a questo ci rendiamo conto che, forse, noi umani, non ci siamo affatto meritati tutte quelle lacrime.

D’altronde, se anche l’angelo più bello si è convertito al male, è giusto credere a tutto. E’ giusto credere che noi, che aspiriamo al Paradiso, possiamo creare l’Inferno con le nostre mani; ed è giusto credere, quindi, che perfino un’anima nera e malvagia versi amare lacrime di dolore.

 

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