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Laura Palmer – Quando l’Imperfezione divenne Icona

Laura Palmer è una vera e propria icona televisiva. Un personaggio indimenticabile. Ma che cos’è un’icona? Erroneamente, siamo soliti ad immaginare una persona iconica come perfetta, esente da debolezze e vizi. Ridurre un essere umano ad icona è sempre pericoloso, e in un certo senso ingiusto. Nessuno è perfetto, nemmeno nelle serie televisive. E Laura Palmer ne è la più lampante ed evidente dimostrazione.

Laura Palmer (Sheryl Lee) fa la sua prima apparizione sul piccolo schermo nell’episodio pilota di Twin Peaks, andato in onda l’8 aprile 1990. Peter Martell, personaggio secondario della serie, ne trova il cadavere, avvolto nella plastica. Un’immagine famosissima. David Lynch teneva talmente alla perfetta resa di quel fotogramma da studiarne e disporne ogni minimo dettaglio, come fosse un dipinto. Da quel momento, Laura divenne un’icona. Le reazioni alla sua morte ne sono ulteriore conferma. La disperazione dei genitori, l’angoscia della migliore amica Donna, la rabbia degli amanti, il dolore di un’intero paese…

Pian piano, però, capiamo che la ragazza nascondeva qualcosa. Lontana dalla sua reputazione da ragazza acqua e sapone, Laura è in realtà piena di segreti. Dietro quella celeberrima foto di angelica reginetta del ballo, si nasconde una personalità molto più complessa. Una figura dunque avvolta nel mistero e per questo ancora più affascinante. Laura Palmer diventa protagonista della serie senza mai essere apparsa davvero (se non in un solo flashback).

“I’m dead. Yet I live”, dirà al detective Cooper nella Loggia Nera. Nonostante la frase sia da interpretare nell’ottica mitologica dello show, essa possiede anche un significato che si può definire metatelevisivo. Laura Palmer è morta, eppure è ben viva sia tra i personaggi sia tra gli spettatori. Vive persino attraverso la cugina Maddy (interpretata dalla stessa Sheryl Lee), una sorta di doppio che rimanda chiaramente al film La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock.

Il personaggio acquista però piena sostanza e realismo nel film prequel Fuoco cammina con me. Film che, seppur poco apprezzato all’epoca, rappresenta invece un commovente omaggio ad un personaggio che meritava un proprio approfondimento, indipendente dai pettegolezzi e dalle chiacchiere degli abitanti di Twin Peaks. Scopriamo subito che Laura è una vittima. Certo, lo avevamo già intuito dalla serie, ma in questo film ci troviamo  faccia a faccia con il male che la giovane deve sopportare ogni giorno. Viene infatti ripetutamente abusata da BOB, entità maligna sotto le mentite spoglie di suo padre Leland (Ray Wise, in una performance che mette i brividi).

La ragazza non solo vive il dramma della violenza sessuale, ma essa viene perpetrata dall’uomo che più di tutti dovrebbe proteggerla, il quale ne è inconsapevole (anche se il grado di coscienza di Leland è volutamente ambiguo). Per sfuggire a questo dolore, Laura concentra tutte le sue energie nell’abuso di droga e nel sesso. E’ infatti cocainomane, frequenta più ragazzi contemporaneamente e vende il suo corpo per permettersi la droga. Un vero e proprio percorso di autodistruzione.

Quella che, superficialmente, molti di noi definirebbero come una poco di buono nella vita reale, è in realtà una giovane donna che lotta per sopravvivere. Laura sa che BOB è attratto dalla sua innocenza e, per questo, si perde nella lussuria e nei piaceri, pur rimanendo spesso nauseata da se stessa e dalle proprie azioni. Si pensi alla scena in cui l’amica Donna decide di accompagnarla in un locale notturno. Donna, in preda all’alcool, si apparta con un uomo e Laura la accompagna subito fuori, incitandola ad andare via. Non vuole che quell’autodistruzione, quel male contagi anche la sua migliore amica, così ingenua e innocente.

Veniamo ora alla tragica notte in cui Laura Palmer viene brutalmente assassinata dal padre. Quello che alcuni non hanno compreso, è che Laura sceglie consapevolmente di morire. Preferisce venir uccisa da BOB piuttosto che unirsi a lui e alla sua malvagità. In questo modo, la sua anima viene salvata dal Bene.

Un film molto sottovalutato, arricchito dall’intensa e commovente performance di Sheryl Lee.

Infine, nel metafisico ottavo episodio della terza stagione (revival girato venticinque anni dopo l’originale), veniamo inoltre a sapere che Laura è sempre stata un’entità benigna mandata sulla terra dal Fireman (Loggia Bianca) per contrastare BOB e sua madre Judy. Nonostante questa svolta non sia piaciuta a molti, è interessante vedere come la Luce scelga come martire una ragazza che vive nell’Oscurità. Una scelta intelligente, quasi rivoluzionaria, che ci porta a riflettere sulla falsità delle apparenze.

La terza (e probabilmente ultima) stagione della serie si è conclusa con il terrificante urlo di Carrie (Sheryl Lee), che, nella realtà parallela creata per sfuggire a Judy, realizza di essere Laura Palmer. In quell’istante, ritorna tutto il dolore patito. Abbiamo visto nani, giganti, viaggi nel tempo, realtà parallele, ma quell’urlo finale ci ricorda che Twin Peaks è anche e soprattutto la tragica e intima storia di una ragazza violata nel corpo e nell’anima.

Laura Palmer è dunque un’eroina imperfetta. Una giovane donna a cui è stata sottratta l’innocenza, che fa del male a se stessa per non farne agli altri. Una sopravvissuta, una guerriera in costante bilico tra Luce e Oscurità.

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