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Carrie – Chi è davvero il mostro?

Le opere del re dell’horror, al secolo Stephen King, spesso sono caratterizzate dall’utilizzo di elementi di vita quotidiana per la creazione di paura: cani, automobili, pagliacci e tanto altro. In Carrie, suo romanzo d’esordio, la fonte dell’orrore è meno concreta, ma altrettanto reale: l’adolescenza. E la grandiosa trasposizione di De Palma riesce perfettamente a mettere in risalto questo aspetto dell’opera.

Se da un lato infatti l’elemento horror dovrebbe essere nel sovrannaturale, con una protagonista adolescente con il potere di muovere qualsiasi oggetto con il solo pensiero, in realtà non è così.

Carrie, pur essendo in potenza un mostro, viene dipinta come una vittima. Una vittima di una madre integralista religiosa e di un contesto scolastico che non fa nulla per farla sentire parte di un collettivo.

Il film riesce, nella costruzione della figura di Carrie, a prendere la figura del mostro e caratterizzarla come il personaggio in cui è più facile immedesimarsi. Empatizzare con la ragazza è molto facile: anche se la sua adolescenza è più traumatica di quella della stragrande maggioranza delle persone, tutti in quella fase della nostra vita ci siamo sentiti confusi e impauriti, come la protagonista. E in fondo Carrie è soltanto una ragazza che vorrebbe vivere la sua vita normalmente, ma ciò le viene impedito dal contesto familiare e scolastico.

In un ambiente del genere, scoprire di avere delle capacità sovrumane con cui si può certamente difendere, ma anche più facilmente fare del male a chi ha intorno, non può che rendere la situazione ancora peggiore. Carrie fatica a controllare questi poteri, che vengono fuori, a volte timidamente e a volte meno, quando lei prova emozioni forti.

In questo modo la scoperta dei suoi poteri va di pari passo con quella di se stessa. Alla difficoltà che qualsiasi adolescente trova nell’imparare a conoscere se stesso e i propri sentimenti, per Carrie si aggiunge quella di tenere sotto controllo questa sua capacità di muovere gli oggetti con il pensiero, che potrebbe non solo rivelarsi pericolosa per chi la circonda, ma anche contribuire al farla sentire ancor più alienata dal resto dei coetanei.

De Palma crea un forte senso di inquietudine nello spettatore, fondando il film non su una contrapposizione tra scene horror e scene di vita quotidiana, ma sull’unione tra queste. Quel che succede, per tutto il film, è una dissolvenza di momenti di tranquillità in altri di massima tensione. Il primo chiaro esempio è la celebre scena della doccia. Si parte da una situazione di totale distensione che rapidamente si trasforma in un momento di scherno verso la protagonista, terrorizzata alla vista delle sue prime mestruazioni, con questa struttura che si ripete per la totalità della pellicola ed è particolarmente evidente in tutte le scene più celebri.

Anche la scena madre del film, quella del ballo, è strutturata in questo modo. Carrie sembra finalmente riuscire ad avere sprazzi di vita normale, è al ballo di fine anno con un ragazzo che le ha chiesto di accompagnarlo. Balla in pista, si sente come una ragazza normale. Lo spettatore però sa che Chris, la ragazza che regolarmente la prende di mira, ha in serbo per lei qualcosa di più di un semplice dispetto. Per questo quello che per Carrie è un idillio, che culmina nell’elezione a reginetta del ballo, per lo spettatore è solo una lunga attesa. La stessa sensazione di qualcuno che sa che una bomba esploderà, ma non può fare nulla per evitarlo.

Così quando sulla testa della protagonista si riversa un secchio colmo di sangue di maiale, la bomba esplode. La reazione di Carrie non lascia scampo a nessuno. La ragazza adesso riesce perfettamente a utilizzare i suoi poteri, ma sono le sue emozioni ad essere fuori controllo. Nella sua furia omicida ci sono anni di soprusi in famiglia, di bullismo a scuola, di solitudine e mancata comprensione.

Nonostante lei sia diventata, a tutti gli effetti, un mostro, è difficile provare odio nei suoi confronti, ma solo tanta tristezza. È per questo che la scena risulta estremamente potente da un punto di vista emotivo. Si assiste all’esplosione di rabbia di Carrie e da un lato si prova quasi piacere a vederla travolgere certi personaggi, che le hanno causato anni di sofferenze. Allo stesso tempo però ci si rende conto di come lei non faccia alcuna distinzione tra i presenti, uccidendo perfino la professoressa di ginnastica che l’aveva aiutata in passato.

La sua è una storia profondamente tragica. È il personaggio più puro del film, eppure il suo destino è segnato da dei poteri che non ha mai voluto e da un mondo che non l’ha mai amata.

E allora, in fondo, chi è il mostro?

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