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La Filosofia di Dark Souls – I Tre Pilastri

Dark Souls è un videogioco di ruolo/azione fantasy sviluppato da From Software, le cui copie vendute, nel 2015, furono di ben 5 milioni. Al giorno d’oggi, basta semplicemente citare il titolo del gioco che gli occhi dei maggiori videogiocatori si illuminano. Ormai, infatti, sembra che la cerchia di coloro i quali non hanno mai provato questa esperienza si stia restrigendo.

Dark Souls è entrato, oramai, nel circolo dei giochi più amati e desiderati dal pubblico. Una venerabilità dovuta al suo stile di gioco molto articolato e dalla trama velata, priva di quella codicitura classica per cui un protagonista è soggetto a compiere degli obiettivi che vengono dichiarati esplicitamente.

Allo stesso tempo, la fortuna del gioco è legata all’alto potenziale teorico e argomentativo. E data la vastità di temi, all’interno di questo articolo l’orizzonte si limiterà ad esporre tre elementi cardini. Le tre colonne portanti che investono il primo capitolo della trilogia, su cui ruota un’intera vicenda.

Tra trama e storia (quest’ultima semanticamente battezzata con lore) vige una netta differenza di merito, frutto del lavoro svolto da una community sempre attiva. La trama ci porta, molto sintenticamente, ad apprendere che il nostro protagonista è un non-morto prescelto, il quale vaga in una terra desolata, Lordran, con lo scopo di vincolare la Fiamma Primordiale.

Per quanto riguarda la lore, il discorso è più complesso. Ed è opportuno specificare che, in un certo senso, qui vige l’originalità del videogame: la storia di Dark Souls va ricostruita passo dopo passo, oggetto dopo oggetto, dialogo dopo dialogo, descrizione dopo descrizione.

Per poi non avere mai una visione intera, ma solo parziale.

Anima

L’universo culturale di Dark Souls è davvero immenso. Le fonti a cui il creatore, Hidetaka Miyazaki, attinge sono molteplici e oscillano sia nel mondo propriamente orientale e sia nel mondo filosofico e religioso occidentale e, soprattutto, cristiano. E in virtù di questo aspetto che il primo punto su cui partirà la nostra indagine è proprio il concetto di anima.

Che cos’è l’anima? Il termine anima discende dal latino anima, connesso col greco anemos, la cui traduzione si avvicina a soffio, vento. In molte religioni, tradizioni spirituali, filosofie hanno sviluppato l’idea di anima vista come parte spirituale e vitale presente in ogni essere vivente, distinta dal corpo fisico, venendo assimilata tipicamente al respiro. Espressione dell’essenza di un io, la cui visione, progressivamente, si è identificata con la concezione di coscienza dell’essere umano.

Comunque sia, in Dark Souls il concetto di anima trova la sua vicinanza al platonismo, sicché trovava un suo fondamento accostandosi all’idea di anima come simbolo di purezza e spiritualità, in quanto affine all’idea platonica. In Platone la nostra anima è solo un frammento dell’anima del mondo, calata, in una visione gnostica, dagli dei nei nostri corpi materiali; il cui corpo “contamina” l’anima per la sua intrinseca malvagità. Basti pensare alla riflessione del corpo come prigione della suddetta.

È interessante notare che quella tripartizione dell’anima, secondo il mito del carro e dell’auriga, viene ripresa nel videogame, creando un vero e proprio elenco di anime sbloccabili. Platone, infatti, introduce nel Fedro le tre attività con cui l’anima è suddivisa:

  • razionale, che funge da guida;
  • volitiva-irascibile, che è animata dal coraggio;
  • concupiscibile, soggetta ai desideri.

Se osserviamo, inoltre, alle religioni orientali, all’induismo per esempio, l’anima è l’aspetto più puro e sottile dell’esistenza umana, principio che dà vita alla totalità, influenzando l’individuo. Tramite l’anima l’uomo riesce ad incarnarsi in un’altra vita e le sue esperienze diventano un ottimo bagaglio culturale.

E se ci pensiamo, nel mondo Souls, consumando le altre anime trovate, possiamo usarle per accrescere il nostro livello o barattarle per comprare oggetti.

Falò

Ogni brace morente creava sul pavimento il suo fantasma.

(Edgare Allan Poe)

Partendo dall’aspetto tecnico, nel corso del videogame troviamo una serie di braceri, i quali, avvicinandoci, generano dei fuochi vacanti. I falò sono dei semplicissimi chekpoint, che hanno la funzione di far riposare il nostro personaggio, aumentare il suo livello, ripristinare ogni tipo di malus – tranne quello di maledizione. Unito al ripristino di fiaschette estus, piromanzia e incantesimi.

Il valore creatosi attorno ai falò, per quanto le teorie della community siano ancora in corso, ha dato vita ad una riflessione davvero profonda. Questi semplici braceri sono un vero e proprio beneficio, anche per il semplice videogiocatore, il quale, una volta fatto sedere il personaggio, può tirare un sospiro di sollievo.

La fiamma che ogni falò trasmette ha una enorme istanza metaforica; sembra, anzi, che la teoria ontologica di Eraclito sia legata alla sola immagine del fuoco. Il filosofo affermava che quest’ultimo è sempre vivo, in continuo movimento; è in ogni momento diverso dal quello precedente, ma allo stesso tempo sempre uguale a sé stesso. Infatti, nel mondo di Dark Souls, ad ogni ciclo possiamo osservare un continuo divenire, identico al precedente, anche nelle funzioni. Nascita e morte; inizio e fine sono radicati in esso.

Essere e divenire, in Eraclito, sono strettamente congiunti. Il fuoco simboleggia il divenire universale, il quale, anziché essere caotico e casuale, è regolare e ordinato. Il protagonista, proprio grazie ai falò, quindi al fuoco, si evolve, cresce. E può farlo all’infinito (ragion per cui esiste l’opzione di new game plus).

Qualora decidessimo, a conclusione del gioco, di vincolare la Fiamma Primordiale, Dark Souls comincerebbe dall’inizio con il nostro personaggio già potenziato, ma in procinto di seguire nuovi segreti. Senza contare, che è proprio grazie al fuoco che è nato l’intero mondo del gioco.

Il fuoco ci fa distiguere nell’oscurità ciò che è da ciò che non è. È connesso alla stessa concezione di verità. Per quanto, nel mondo Souls, sia fattibile parlare di verità.

Umanità

Questa fatina nera è chiamata umanità, ma si sa ben poco sulla sua vera natura. Se l’anima è fonte di tutta la vita, qual è la distinzione con l’umanità?

E siamo arrivati al punto più ostico dell’intera narrazione. Il concetto che risiede attorno all’umanità è uno dei più complessi. Sia perché la sua origine è oscura e sia perché l’evoluzione nei capitoli Souls lascia parecchi interrogativi. Tra l’altro, l’umanità è connessa a quasi tutti i personaggi e ai tre capitoli. Quindi fare una riduzione è estremamente difficile.

Partendo da una concezione basilare, l’umanità è una energia oscura (e qui vige l’ambiguità, per cui è intesa come malvagità o come forza misteriosa), nata a seguito della divisione attuata da colui che è visto come il creatore degli uomini: il Nano Furtivo. Egli, all’interno della Fiamma Primordiale, trovò un’anima fioca, flebile, debole, il cui nome è molto familiare: anima oscura. A differenza delle altre anime trovate dai Lord, questa è l’unica che col tempo cresceva a dismisura, diventando sempre più potente. E scopriamo, nel corso del gioco, che colui che sarebbe diventato Manus ha dovuto suddividere quest’anima grande, poiché incapace di tenerla interamente per sé.

La filosofia che ruota attorno all’umanità parla senza troppe spiegazioni. In un mondo abitato da esseri vuoti, la cui anima, per quanto sia importante è ridotta a pura merce, l’umanità è l’unico emblema e tratto distintivo per il nostro personaggio, col fine di distinguersi dai non-morti. È l’unico elemento, assieme ai pochi, che si evolve nei continui cicli narrativi.

L’umanità ha la pretesa di accrescere la vitalità del protagonista, e quindi, in senso lato, aumantarne la sua energia. Tramite essa, inoltre, recuperiamo le nostre fattezze di essere umano. E per quanto positiva possa sembrare, nel mondo Souls l’abuso di umanità rende i personaggi in preda ad una corruzione tale da divenire completamente vuoti.

L’umanità, per quanto benefica sia, in realtà mostra le sue fattezze più oscure, illudendo il soggetto che stia sulla strada giusta. Ma soprattutto, ingannando l’individuo a non aver bisogno del fuoco per osservare la via. Lo stesso Nano Furtivo è costretto, alla fine, a soccombere a questa immensa forza.

In Dark Souls, l’obiettivo di Lord Gwyn, per quanto disumano, è nobile: usare i portatori dei frammenti di umanità come combustibile affinché la Fiamma Primordiale non si spegnesse mai. E, in un certo senso, fare in modo che la stessa vita non si faccia corrompere dall’umanità, quindi dalla caduta vertiginosa nell’abisso.

Comunque sia, le riflessioni attorno all’umanità sono ancora da definire. Al chè, tuttavia, urge una domanda: Miyazaki, nel complesso, ci ha forse fornito alcuni spunti per riflettere sulla questione? Forse l’essenza dell’umanità è quella rintracciabile in Dark Souls?

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One thought on “La Filosofia di Dark Souls – I Tre Pilastri”

  1. L’articolo è molto bello e molto interessante, ma credo ci siano fin troppe speculazioni riguardanti l’anima oscura e la nobiltà del gesto di Gwyn. Non credo che si possa intendere il Signore di Lordran come un buon dio o un buon sovrano, dato che è egli stesso il probabile responsabile della non morte e della distorsione spaziotemporale presente in tutte e tre le epoche della saga. L’anima oscura è l’altra parte del dualismo, è parte della prima fiamma e al contempo diversa da tutto ciò che si conosce d’essa. Gwyn temeva gli umani e la loro anima oscura, il loro potenziale, la loro capacità di vivere e prosperare anche nell’oscurità, che è la culla primordiale della vita nell’universo di Dark Souls (“Then from the dark, They came, and found the Souls of Lords within the flame.”). Gwyn, per interesse, non per nobiltà d’animo o altruismo, mette in moto il suo piano di utilizzare i non-morti, un tempo normali umani e in buona parte suoi fedeli, per prolungare l’era che gli è più comoda. L’Era dell’Oscurità è detta anche Era dell’Uomo. E la natura dell’umanità, la sua differenza con l’anima, sta nel suo valore e potere emotivo: L’Abisso, manifestazione dell’umanità scatenata dalla tristezza e nostalgia di Manus, che preciserei non essere probabilmente il pigmeo furtivo, ne è un esempio.
    Tuttavia buona parte delle associazioni filosofiche valgono ancora, ed l’accostamento all’arkè eracliteo è entusiasmante.
    Grazie <3

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