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La Lettera di Alex DeLarge

Eccomi qui, Alex DeLarge. Ma stavolta non ci sono i miei drughi a farmi compagnia; quei bastardi hanno preferito tradirmi, per seguire le voglie dell’eunuco Georgie. Sono sol solitario, steso nella mia nuova cella sognando il Korova Milk Bar e i fiumi di Latte+, mentre aspetto che cominci la cura “Ludovico”, un’idea molto karasho che titilla le mie papille emozionali. Prima di subito potrò vendicarmi dei miei vecchi soma, sfrecciare per le strade spargendo ultra-violenza e fare del dolce su e giù, che tanto mi manca qui in galera. Chissà a cosa servono tanti camici bianchi e sexy infermiere, ma qualsiasi cosa sarà meglio di tanti grigi e urlanti politsei.

Perché pensare per me un siffatto destino di dolore e reclusione? In fondo, non ero se non giovial giovine bambino, impegnato nei suoi giochi forse poco innocenti e delicati; ma che gioia nei fiotti di krovvy sulla divisa ultima moda bianca, e qual piacere nelle urla della devotchka poco incline al su e giù. Non c’era cattiveria nelle gesta del vostro affezionatissimo Alex DeLarge, solo la voglia di lasciar galleggiare il gulliver nei mari della mescalina, e fare scorpacciate di ultraviolenza prima di tornare a casa. Ravvivare il grigiume di giorni tra scuola e divano con il pi e la emme, mettendo in scena feste a sorpresa, carezze col pugnal a viaggiatori della notte, e un contorno di musica del gran Ludovico Van.

Alex DeLarge

Nulla di sbagliato nel pestare a dovere vecchi sbronzi puzzolenti, zampogne caricate di rutti; non piacciono a nessuno, col loro olezzo sparso sui marciapiedi, sempre pronti a gavotte sdentate e slovo sbavanti. Anche i sofisti della politica, i cervelloni più illuminati, vorrebbero far caldarroste di cotanto poldo sudicio e barcollante. E invece no. La grippa li fa educati, lasciando tutto il lavoro sporco a noi benefattori, al vostro Alex. E cosa ce ne viene in cambio? Fughe dalle auto-pol e attenzioni moleste dei rozzi, paternali infinite del caro Deltoid e il rischio di finire col pigiama a strisce. Be’, non è giusto! La prossima volta sbrigatevele da soli le strade!

Snobboni libraioli cervellotici, pieni di boria nelle travegghie di tartaruga con cui giudicano il mondo intero. Si nascondono nei loro cottagini nella campagna di alberi e buio con niente intorno, lontani da ubriaconi e marciume affine. Belli beati si godono la casa di lusso e la devotchka cinebrivido; egoismo da riccume, che ci toglie materiale per serate a gran divertimento. Per questo noi si eseguiva il numero “visita a sopresa”, per farli scendere giù dal teatro e usarli come simpatiche marionette. Prenderli e sballottarli di qua e di là per dolce divertimnto. Balletti e mazzolate, per farci grasse risate tra i fiumi dell’amico rosso e le urla del dolce su e giù.

Alex DeLarge

Che confusione, troppi pensieri mi tappano il gulliver. Niente Vellocet o Ludovico Van o ultraviolenza a salvarmi da questa deriva; miei cari il vostro affezionatissimo Alex DeLarge si è perso con tutte queste slovo inutili. Non capisco perché i rozzi sono così cattivi con me, cos’ho io di tanto diverso da loro? Li ho lumati per bene quando mi hanno arrestato, mentre me le davano forti e brutte sul grugno molto karasho, divertiti in orbita. E anche qui in galera, non passa giorno senza che la politsei si faccia le sue sane bevute di drogucce prima di mollare due sani pugni sul malcapitato di turno. Perché allora non divertirsi uno per tutti e tutti per uno? Perché non partire alla caccia di poveri malcichi, drughi e rozzi insieme, uniti nell’ultraviolenza sulle onde bianche del latte col sintemesc?

Come quegli eserciti di ebrei sempre pronti alla rissa e all’omicidio, belli disegnati nella Bibbia. Il prete ci parla sempre e solo di sacrificio, di cose bigie sul Cristo e sulla croce; invece di parlarci delle sane guerre e del rosso che scorreva a fiumi, in terra e nei bicchieri. E belle quaglie da lumare e smanacciare, sempre pronte e disponibili all’immersione; tutto come in uno di quei bei film che danno al kino. Chiesa, galera, palazzoni bigi, e dentro tanti bei malcicchi contenti e soddisfatti, coi loro pancioni pieni di mommo, ultraviolenza e dolce su e giù; mentre tutto questo ha portato al sole a strisce per il vostro affezionatissimo. Il mondo intero è una tavola imbandita, o fratelli miei, ma il vostro povero Alex non può nulla se non scricciare per averne un poco, una briciolina; gli avanzi delle grandi scorpacciate di ministri, professoroni e rozzi vari.

Alex DeLarge

Being the adventures of a young man … who couldn’t resist pretty girls … or a bit of the old ultra-violence … went to jail, was re-conditioned … and came out a different young man … or was he? – Tagline Manifesto di Arancia Meccanica

E’ tutto come lo ha raccontato quel gran sofista del Fred Nietzsche, tante regole e leggiucchie per fermare la crescita di un ottimo drugo; o fratelli, il vostro caro Alex DeLarge non è fatto per sedere a tavola, indurito e bigio. Non è calzato per l’attesa di pochi avanzi smangiucchiati, nei piatti di martini importanti; il pensare è per gli stupidi, amici miei, bisogna lasciarsi guidare dall’istinto e ispirarsi alla musica. Non esiste cella, salmo o buona educazione, che potrà fermare la mia sana voglia di brindare all’altare del dio ubriacone e rubicondo: tuffarmi in fiumi di drogucce favillose, immergermi in dolci babusche disponibili e non, sbaffare grugni e aprire palandre con i noscoltelli. Giorni faticosi mi aspettano col buon “Ludovico”, meglio riposare; andare a letto a fare un po’ di spatchka. Sono sano come un pesce in un lago senza fango, cosa avrà mai da guarire questa cura?

Leggi anche: Arancia Meccanica – La Fenomenologia della Violenza

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