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Torino Underground Cinefest 2019

Otto recensioni di otto diversi lungometraggi presentati in concorso alla sesta edizione della Torino Underground Cinefest. Un programma molto vasto e variegato quello della TUC 2019: ben 52 opere in concorso, di cui 13 sono stati i lungometraggi. Di seguito riporto i commenti di otto film visionati al festival (le recensioni di altri due, ovvero “Zauberer” e “Sex Cowboys” sono state scritte negli articoli appositi), provenienti da ogni parte del mondo ed appartenenti a generi diversi. Buona lettura!

 

Torino Underground Cinefest

MALI (Antonio Nuić, 2018)

Film che narra la relazione tra un padre, spacciatore appena uscito di prigione, e il figlio adolescente Mali. Enorme problema dell’opera è la sceneggiatura: sembra quasi che l’autore non avesse idea di come scriverla e di come costruire una narrazione fluida e coerente perché la totale assenza di colpi di scena e di avvenimenti rende il film estremamente piatto e monocorde.

Il regista non riesce di conseguenza a dare il minimo ritmo e mette in gioco una regia tristemente sciatta e televisiva, che si combina con un lato tecnico appena discreto, dal montaggio scolastico alla buona fotografia, e ad attori sufficientemente in parte che interpretano personaggi a cui non ci si affeziona mai e che risultano molto poco interessanti e coinvolgenti. “Mali” è quindi un film davvero brutto, in cui non succede nulla, né dal punto di vista della trama, né da quello dell’evoluzione dei personaggi e l’aspetto peggiore di tutti è che il film vorrebbe essere avvincente ma, al contrario, risulta solamente noioso e terribilmente vuoto.

Sex Cowboys: recensione e intervista al regista e all’attrice protagonista

A MOZZARELLA N_I_G_G_A (Demetrio Salvi, 2017)

Modesto documentario su Maurizio Capone, energico e talentuoso cantautore e musicista napoletano. Si tratta di un film dove a farla da padrone sono i numeri musicali, che sono sostanzialmente l’unico vero grande pregio dell’opera. Un documentario che non tiene la sua modesta durata di un’ora e dieci minuti perché si nota che il regista non aveva realmente niente da dire: funzionano alla grande i numeri musicali perché Maurizio Capone è un ottimo musicista e uno spettacolo da vedere, sprizzante energia da tutti i pori, ma per il resto ci si trova di fronte ad un documentario che di interessante e cinematografico non ha nulla.

Montaggio e fotografia sono agli opposti nel loro uso: il primo è fin troppo presente, finendo per essere abusato della sua funzione, e la seconda è a tratti inesistente; una regia estremamente modesta che lavora prevedibilmente di camera a mano chiude il cerchio di un film su cui c’è molto poco da dire, se non che non vale assolutamente il prezzo di un biglietto.

Torino Underground Cinefest

BLONDE ANIMALS – BÊTES BLONDES (Alexia Walther, Maxime Matray, 2018)

Gustosa commedia drammatica che, fin da subito e per tutta la durata, si fa notare per la ricchezza nella sceneggiatura, in quanto lo spettatore si immedesima completamente nel protagonista e le situazioni sorprendenti non finiscono fino alla fine. Un film brillante nei dialoghi, geniale nello svolgimento della trama, che all’inizio risulta oscura e pian piano si mostra in tutta la sua originalità, e ottimo nella descrizione dei personaggi eccentrici che vengono messi in scena.

Gli autori sfruttano una regia precisa e dinamica allo stesso tempo, riuscendo a bilanciare perfettamente commedia e dramma. Fotografia dai colori intensi e colonna sonora completano il quadro di un film che ha il respiro del Cinema di qualità, magari non molto profondo o in grado di donare dei messaggi importanti, ma che coinvolge e fa vivere un’ora e quaranta di pura magia. I due attori protagonisti si fanno notare per l’enorme bravura e il film regala alcune sequenze memorabili.

 

Torino Underground Cinefest

DIE TOCHTER – DARK BLUE GIRL (Mascha Schilinski, 2017)

Intenso dramma famigliare tedesco che tratta il complicato rapporto tra una coppia ormai separata e la figlia di 8 anni, la quale è molto legata al padre ma non alla madre. I tre finiranno nella vecchia casa di famiglia in Grecia e gli equilibri cambieranno. Da una trama di base semplice, la regista costruisce un film stratificato che scava a fondo nei sentimenti umani e nei rapporti dei tre protagonisti.

Il primo aspetto molto interessante sono proprio i tre protagonisti, che curiosamente sono gli unici tre personaggi presenti nel film: la regista si concentra su di loro e li accompagna per mano per tutta la durata del film. Lo spettatore si sente quindi affianco alla famiglia e percepisce le emozioni provate dalla stessa, che vengono rappresentate senza eccessi e in maniera meravigliosamente realistica. Una regia delicata e leggiadra nei movimenti di macchina si combina con una fotografia eccellente, fredda nella parte ambientata in Germania e calda in quella greca, per un film che parla nella famiglia in maniera personale ed emozionante, anche grazie alle struggenti prove attoriali dei tre protagonisti.

Ottima l’idea di trasformare un semplice conflitto famigliare in un duello psicologico tra figlia e madre, che vogliono entrambe avere il padre esclusivamente per sé, e temi come la malattia, il passato, l’amore e la gelosia sono trattati abilmente dalla regista, che non sfocia mai in dialoghi banali ma riesce a comporre sequenze emozionanti e intelligenti dal punto di vista della messa in scena, come il finale, triste anche se mascherato da lieto fine, ma comunque vero e sincero, come tutto il film.

Zauberer – Recensione e Intervista al Regista

SOGNO INCOLORE (Mehmet Ali Konar, 2018)

Dramma turco con protagonista un giovane ragazzo e il fratello autoritario che accoglie in casa un ospite misterioso, che si rivelerà meno innocuo di quanto sembrava all’inizio. Il problema principale del film è il suo essere insipido e senza una base solida né a livello narrativo, né registico. Una storia concepita solo dal punto di vista del soggetto ma che non viene mai approfondita e resta completamente in  superficie.

Nonostante gli ottimi attori, dai sorprendenti giovani fino ai più navigati, e un lato visivo affascinante e notevole dal punto di vista della composizione dell’immagine, l’opera non riesce mai a decollare e mette in scena con regia fiacca e approssimativa una storia potenzialmente avvincente che diventa sempre più noiosa con il passare dei minuti. Nessuna scena viene ricordata a fine visione e nessuna sequenza regala un brivido, un’emozione.

“Sogno incolore” è eccessivamente semplicistico e didascalico per essere considerato un film riuscito: la breve durata di 80 minuti non aiuta perché nel terzo atto il film procede pur sapendo che sarebbe meglio fermarsi, eppure continua ad incollare scene inutili e prolisse, che non riescono ad essere coinvolgenti neanche nei primi piani o nella rappresentazione di temi importanti che vengono lasciati al caso e mai toccati con la giusta mano.

Torino Underground Cinefest

LA PARTITA (Francesco Carnesecchi, 2018)

Commedia italiana che lega le vicende di una squadra di calcio giovanile a vicende legate al mondo della criminalità. Il film mescola la commedia, il dramma e il noir in maniera abbastanza buona, anche se la parte comica finisce spesso per prendere il sopravvento e gli altri due generi vengono schiacciati dal primo: non è necessariamente un male perché il lato comico funziona grazie a dei dialoghi ottimamente scritti (esclusa la scena del pranzo della comunione verso la fine, davvero eccessiva) e interpreti validi, su tutti un grande Francesco Pannofino.

Il dramma non sempre viene sfruttato al massimo e il noir a tratti zoppica, ma “La partita” riesce a coinvolgere grazie ad un buon ritmo e un apparato tecnico eccellente, specialmente per una produzione indie italiana a basso costo: Carnesecchi si dimostra un asso dietro la macchina da presa e gestisce le sequenze riguardanti le partite di calcio come delle scene d’azione, in cui una regia dinamica e decisa e un montaggio impeccabile costruiscono delle scene mozzafiato ed estremamente chiare e fluide. Altro aspetto di livello è una fotografia bellissima, dai colori accessi, ma mai eccessivamente patinati.

Il film mette in scena uno spaccato della vita di periferia e dei personaggi disposti a tutto pur di guadagnare e arricchirsi e questo viene reso bene dal regista, che nel terzo atto allunga eccessivamente il film con momenti di stanca comicità che potevano essere tranquillamente evitati.

“La partita” è dunque un film coinvolgente e divertente, ottimo tecnicamente, con dei problemi di costruzione e che non tratta temi particolarmente profondi né regala messaggi importanti, ma che si rivela un bel film, che ha la sua ciliegina sulla torta nelle brevi, ma splendide scene di amore e affetto tra due giovani amanti estranei alla vicenda pur facendone parte.

Torino Underground Cinefest

LETTERS TO PAUL MORRISEY (Armand Rovira, 2018)

Cinque lettere destinate a Paul Morrisey, cinque lettere scritte da diverse perone, di diverse nazionalità, con diversi contenuti. Un film complesso nella costruzione dell’immagine, caratterizzato da un bianco e nero particolarmente intenso in alcuni frangenti e più delicato in altri.

La struttura narrativa non punta sulla fluidità né sulla continuità narrativa, perché il regista Armand Rovira è interessato a creare un film che stimoli lo spettatore visivamente e omaggi l’autore presente nel titolo, Paul Morrisey.

L’opera risulta quindi un sentito omaggio all’artista in questione, diretto con decisione e stile, con classe e inventiva, che data la sua natura non riesce a coinvolgere pienamente e a lasciare il segno come magari vorrebbe, ma la grande tecnica del regista spagnolo si nota in ogni inquadratura, e il modo in cui i personaggi sono presentati affascina e incuriosisce.

Immagini seducenti e montaggio impeccabile sono alla base di “Letters to Paul Morrisey”, un film gloriosamente e fieramente underground nel senso più puro del termine.

Torino Underground Cinefest
Il regista Paul Morrisey, soggetto del film di Armand Rovira.

HAWAII (Jesús del Cerro, 2018)

Dramma politico e sociale ambientato nella Romania comunista, che tratta il concetto di libertà e di proprietà privata. Un film abbastanza solido nella messa in scena, interessante per ciò che racconta e ben confezionato sotto tutti i punti di vista.

La regia è attenta e di mestiere, gli attori funzionano, la sceneggiatura è ben scritta e montaggio e fotografia sono di livello. Un film che ha il suo più grande limite nell’essere anonimo e scolastico: non ci si emoziona mai e si scorda ciò che si è visto pochi giorni dopo la visione.

Del Cerro sa dirigere, ma non si nota alcuna voglia di stupire o alcuna soluzione registica interessante: la mise-en-scene risulta quindi piatta nella sua solidità e la narrazione procede in maniera fin troppo innocua e tranquilla. Un film colmo di momenti di stanchezza, che si rivela una bella lezione di storia, ma non riesce del tutto a diventare vero Cinema.

 

Si è trattato di un concorso di buonissimo livello che, tra alti e bassi, ha saputo valorizzare il Cinema Underground e ha proposto opere interessanti e curiose, che spero vivamente riusciranno ad avere una distribuzione in modo tale da poter essere ammirate da un pubblico più numeroso.

Si ricorda che la settima edizione della Torino Underground Cinefest avrà luogo nel capoluogo piemontese dal 22 al 28 marzo 2020. Un appuntamento imperdibile per gli amanti del buon Cinema!

Il Tratto Mancante – Intervista a Riccardo Roan

 

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