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Harry in Uno, Nessuno e Centomila Pezzi

Harry Block è una merda. Non c’è altro modo per definire un marito fedifrago, erotomane incallito e assiduo frequentatore di prostitute, ateo e blasfemo in ogni modo; o uno scrittore che sfrutta le sofferenze altrui per ricavarne denaro e fama. Nessuna sorpresa che sia rimasto solo, che la sua vita e la sua psiche siano a pezzi; né tanto meno sorprende che, tenuto alla larga da chiunque, si sia prosciugata la sua vena creativa. Il blocco dello scrittore è la diretta conseguenza della sua autodistruzione, una sorta di sacrificio in nome dell’arte: una vita coniugale per ogni libro o raccolta di racconti. E ora non può far altro, se non provare a ricomporre il vaso distrutto della sua esistenza, provare a rimettere insieme un Harry a pezzi.

Un amico gli ha rubato la fidanzata, la vittima che Harry avrebbe voluto sacrificare agli dei della letteratura; è andata via la linfa che avrebbe dovuto dargli la forza per creare ancora un nuovo romanzo, sulle spoglie dell’ennesimo matrimonio fallito. E invece no, il diavolo stavolta ha beffato il negromante, lasciandolo solo con le sue stregonerie. Di che scrivere allora? Non gli restano molti argomenti.

Harry a pezzi

Harry è un perfetto uomo del Novecento, ateo e materialista, che ha fatto a pezzi tutti gli appigli in cui un essere umano può cercare conforto. Respinge le superstizioni dei suoi parenti ebrei ortodossi, e tutto quel coacervo di superstizioni e di classismo tipico delle religioni; rifiuta categoricamente l’apparato di regole tipico del bigottismo borghese, barriere inutili che gli impedirebbero di godere appieno della sua sessualità esuberante; si prende gioco persino di se stesso, del suo ruolo di scrittore e della sua vita da artista, così fuori dagli schemi.

Tu non hai valori. Tutta la tua vita è nichilismo, cinismo, sarcasmo e orgasmo.

Il nichilismo che gli ha permesso di dar vita al suo universo letterario, ora lo condanna alla sterilità narrativa. La nascita della tragedia nietzschiana del povero Harry a pezzi, coincide col trionfo nella sua vita di tutto ciò che è dionisiaco; della pedissequa violazione di ogni ordine o ordinamento o buon senso, nel tradimento sistematico di ogni tipo di fiducia. Harry non sa neanche cosa sia l’apollineo, insito nelle regole di convivenza della società in cui vive; anche volendo, non riuscirebbe mai a darsi un contegno o a rispettare quelle forme comportamentali che considera superate e bigotte. Il piacere, solo questo vale la pena rincorrere; il piacere a tutti i costi. Correndo il rischio di andare in pezzi ogni volta, e di tirare giù con sé tutto quello che lo circonda.

Harry a pezzi

Ma il novello Kafka, con il suo occhialetto sbilenco e la parlata traballante non è tagliato per la tragedia; gli si addice di più la farsa. Non è un eroe folle alla Nietzsche, è più un personaggio malinconico alla Pirandello. Perso in quel dedalo di maschere che indossa romanzo dopo romanzo, ogni volta che usa la sua vita per scrivere una nuova opera; tutti personaggi animati dal coacervo di aspettative e pretese che i rapporti tra le persone innalzano.

Il tutto condito da un umorismo dal sapore amaro, dalla capacità di cogliere la comicità in ogni tragedia umana; affidandosi ad una sensibilità del contrario che gli permette di ridere di tutte le cadute, in maniera dissacrante, preso nel conflitto tra es e super-io. Harry a pezzi tra il castello di regole che mogli e parenti gli vorrebbero imporre, e la sua natura desiderante.

Un tizio che non sa funzionare bene nella vita, ma che funziona solo nell’arte. E questo è triste, ma anche buffo…

Tutte le regole, le convenzioni, i riti sociali, sono tutti elementi che vorrebbero rinchiudere Harry in una gabbia di aspettative, di ruoli imposti. E cosa avrebbe scritto Harry se non avesse tradito la prima moglie con una prostituta cinese? Di cosa avrebbe parlato il suo ultimo romanzo, se non avesse fatto sesso con la sorella della sua seconda moglie, al barbecue di famiglia? La creatività è l’unico modo per scappare da questo destino in gabbia. Dare corpo letterario a tutte quelle disavventure, riuscendo così a rifuggire il giudizio morale di tutti. E allora sì, ammettiamolo pure, Harry Block è una merda. Harry Block è incapace ad avere una relazione stabile e duratura con una persona. Lui non è adatto alla vita sociale, è fuori fuoco, inadatto a condividere un percorso di vita qualsiasi, amoroso o professionale. Ma resta pur sempre un grande artista.

Harry a pezzi

E come per magia, stile e narrazione si mescolano, in un film che sembra un brano jazz; una pellicola dal ritmo sincopato, che si avvita su sé stessa mischiando realtà e finzione, passato e presente, come pezzi di un puzzle gettati alla rinfusa sul tavolo. Come Harry Block ridotto a pezzi, prova a ricomporre il puzzle della sua vita mettendosi a scrivere un nuovo libro, così Woody Allen rimette in ordine una vita scomposta grazie proprio ad “Harry a pezzi”.

Le scene sono sconnesse, a volte saltellanti, come a voler raccontare una psiche che si tiene insieme a stento; piano piano Woody si confonde in Harry, non riesce a tenere distinti i piani della realtà e della finzione, e nella sua personale discesa all’inferno non inventa un personaggio apposta. L’incontro col diavolo è un’epifania, lo guida verso il rifiuto di prestarsi ancora una volta a quel gioco di maschere e specchi.

Nel momento forse più difficile e complesso della sua vita, di fronte alle critiche Woody Allen risponde così. Mette a nudo se stesso, si scompone e si fa a pezzi, senza la vergogna di mostrare gli errori, ma rifiutando il biasimo e il giudizio. Si rappresenta e si racconta in Harry, si proietta in tutti i suoi pezzi, si riflette nelle insicurezze e nelle nevrosi; non ha paura di mostrarsi per quello che è, profondamente umano e imperfetto.

Troppo semplicistico però giudicarlo per le sue fragilità, per i suoi momenti fuori fuoco da perenne incompreso, e condannarlo alla dannazione eterna; il tutto per aver rotto le redini del ruolo che altri avevano pensato per lui. Dovremmo rintracciarlo nelle sue opere, godere del suo genio e assaporarne le idiosincrasie; rincorrerlo nel suo mondo per osservarlo, capirlo e mettere a fuoco il genio decostruito di Woody Allen e di Harry a pezzi.

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