News

Nuovi Sguardi – Fulci for Fake, ovvero dedicare una biopic a Lucio Fulci

Fulci

“Se è vero che in un paese come il nostro, il bisogno di aggrapparsi all’arte diviene ogni anno più insistente, altrettanto sacrosanto è il dovere di provare a spingere l’arte stessa al di fuori, renderla accessibile, al di là delle difficoltà che un ambizione simile può comportare.”

Sempre più prossima l’uscita di Fulci for Fake, film prodotto dall’emergente Paguro Film (casa di produzione nata nel 2018,) e dedicato alla memoria del maestro dell’horror italiano, Lucio Fulci. A 40 anni dall’uscita di Zombie 2, il cineasta romano verrà per la prima volta ritratto in un lungometraggio che si distoglie dai canoni documentaristici, o meglio un film in cui le parti documentaristiche entrano quasi come fiction (parola dello stesso regista Simone Scafidi).

Dopo Zanetti story, dunque, la Paguro Film e Simone Scafidi tornano per quello che è un progetto senz’altro ambizioso, ma al contempo fondamentale per perpetuare nel tempo la memoria di quello che è e rimarrà uno dei più grandi esponenti del cinema di genere italiano dello scorso secolo.

Abbiamo avuto il piacere e l’onore di rivolgere qualche domanda a Giada Mazzoleni, ideatrice e creatrice della Paguro Film, e allo stesso regista Simone Scafidi, in vista dell’uscita del film prevista per il prossimo autunno:

.

.

.

Lucio Fulci, The Godfather of Gore, uno dei pilastri di quel cinema di genere italiano, se così può essere definito, che contribuì a riservare al nostro cinema un posto d’onore nell’immaginario cineasta collettivo. Quant’è grande la necessità di far sì che un regista come Fulci seguiti a venir considerato, compreso, insegnato alle nuove generazioni?
Considero necessaria una cosa di cui non si può fare a meno per il conseguimento di un certo scopo.
Considero assolutamente necessario il cinema di Lucio Fulci perché senza alcuna referenza al suo grande e immenso lavoro (il maestro ha diretto più di 60 film nella sua carriera) non potremmo comprendere la portata delle sue influenze nelle opere di registi di fama mondiale oggi. Tarantino, Eli Roth, Sam Raimi, Guillermo Del Toro, hanno in comune un immenso amore per il regista romano, citandolo e elogiandolo come maestro di riferimento nel panorama internazionale.
E capire il cinema, capirne i trend, i numeri, riconoscerne l’audience e il mercato è assolutamente necessario se vuoi occuparti di questa meravigliosa invenzione oggi. 
Fulci
Al Fi Pi Li Horror Festival hai parlato del cinema di Fulci come cinema che va affrontato, più che raccontato. In vista dell’uscita, ormai prossima, di Fulci for Fake, hai voglia di raccontarci com’è nata questa distinzione?
Quando tra un regista e i suoi film si crea un meccanismo di riflessione e alterazione della propria vita, capisci che un film biografico su questo uomo non può limitarsi al puro racconto cronologico, scandito unicamente dal tempo e dalla professione. 
Diventa necessario invece lavorare su più livelli di analisi, affrontando la complessità di una sfera privata che in un certo senso si è fatto pubblica e scovando significanti e simboli che devono essere analizzati, oserei dire, scientificamente alla scoperta di cause e effetti, nuove e più sincere chiavi di lettura di un percorso biografico. 
Una domanda per il regista Simone Scafidi: il film parlerà di un attore che interpreterà Lucio Fulci in un film dedicato alla sua figura, esattamente come Zanetti Story raccontava di uno scrittore impegnatosi a dedicare il suo ultimo romanzo alla storia del calciatore. C’è una sorta di parallelismo, in qualche forma, nel raccontare la vita di due personaggi così iconici passando attraverso una terza figura, ovvero uno scrittore in Zanetti Story ed un attore in Fulci for Fake? E’ un modo, questo, per raccontare la tua stessa voglia di ricerca, incarnandola nei due protagonisti?
In  Zanetti Story, io e Carlo Sigon (che ha scritto e diretto il film con me) abbiamo pensato che, in mezzo a testimonianze di calciatori, allenatori, parenti, amici e tifosi celebri, fosse una buona idea avere una voce alta, uno scrittore che utilizzasse modalità complesse per raccontare l’apparente semplicità di Javier Zanetti. Il fatto che poi questo scrittore, Albino Guaron, non esistesse e fosse una nostra invenzione è stato un modo sia per dare una sfaccettatura beffarda al genere biopic, sia per riflettere sull’impossibilità di trovare la verità assoluta quando si parla della vita di un personaggio reale.  
Venendo al possibile parallelismo tra i due film, c’è una differenza sostanziale: Zanetti Story è un mockumentary (la parte di Albino Guaron è girata appunto come un finto documentario), mentre le scene con l’attore in  Fulci For Fake sono fiction. Ciò non fa però di  Fulci For Fake una docufiction, in quanto rifugge proprio la struttura tipica di tanti film documentari biografici in cui, a un certo punto, si vede il personaggio reale interpretato da un attore, in scene che ne ricostruiscono la vita. Fulci For Fake è piuttosto un film in cui le parti documentaristiche entrano quasi come fiction,  poiché c’è un attore che si sta preparando per interpretare Fulci, e la materia delle sue ricerche (interviste, filmati e foto inedite) è filtrata dai suoi occhi, in una sorta di road movie verso l’impossibile scioglimento dell’enigma di Lucio Fulci.  
Questa modalità narrativa ha due vantaggi. Il primo è che permette allo spettatore di avere quelli che sono gli ingredienti tipici del genere, cioè le interviste, il materiale di repertorio e le fotografie mai viste prima. Il secondo è che l’approccio diventa il più possibile vicino all’anima del soggetto: Fulci ha dichiarato di aver terrorizzato i generi cinematografici, e così il film sulla sua vita terrorizza il genere biopic.
Fulci

Quanto è stato decisivo, nel costruire e produrre un simile progetto, poter contare sull’aiuto e la condivisione delle due figlie del regista, Antonella e Camilla?
Fondamentali. Questo film non poteva nascere se non grazie al loro apporto. Oltre ad aver messo a disposizione della produzione incredibili filmati familiari, 
Antonella e Camilla hanno dipinto davanti alle nostre macchine da presa il ritratto di un padre che ancora oggi è fortemente presente nelle loro vite. Camilla, purtroppo mancata nei primi mesi di questo 2019, ci ha donato l’unica intervista video della sua vita, raccontando aneddoti e ricordi molto emozionanti. Antonella invece ha affrontato la figura del padre in modo mai fatto prima. Simone ha saputo interrogare senza inquisire, con garbo e gentilezza; anche in questo è stata la sua bravura, non solo nel costruire lo schema della narrazione, ma soprattutto nell’accostarsi a volti e persone protagonisti del nostro film. 
La Paguro Film in quanto casa di produzione emergente, vogliosa di dare spazio a progetti giovani e a sostenere il talento nascosto che nella maggior parte dei casi rimane ignorato. A poco più di un anno dalla vostra nascita, che tipo di realtà sentite di star contribuendo a costruire? Esiste un obiettivo che vi siete posti per gli anni a venire?
Ho scelto il paguro perché porta con sé quello che di più prezioso ha. Allo stesso modo m’immagino portare per tutta Europa, e non solo, preziosi progetti narrativi, dalle più diverse forme. Amo il cinema perché è finzione, perché illude raccontando la verità nella maniera più celata e meno convenzionale possibile, stupendo lo spettatore e interrogandolo continuamente. Paguro all’oggi ha prodotto  Moths to Flame, cortometraggio diretto da Marco Pellegrino e Luca Jankovic vincitore del corto d’argento 2019, e con Fulci for Fake è approdata alla realizzazione di un biopic. In entrambi i prodotti la verità sfaccettata, illusoria, magica la fa da padrona. Ecco, vorrei che questa indagine continuasse nelle prossime produzioni, crescendo ulteriormente con i registi che ho avuto il piacere di accompagnare ad oggi e scoprendone di nuovi. 
Paguro è una realtà assolutamente indie, e in quanto tale cerca i migliori partner nello sviluppo di progetti, così è stato con Box Vision di Luca Jankovic, così è stato con 341Production per Fulci for Fake. Quindi se devo pensare a un obiettivo futuro dal punto di vista strutturale, sogno una forte rete di riferimento europeo per la coproduzione dei miei progetti, via maestra nella loro realizzazione.

Leggi anche: Nuovi Sguardi- Federico Fasulo e Will there be enough water?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.