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Sasuke, Dostoevskij e gli Imagine Dragons – Essere il Demone di se stessi

Mi chiamo Sasuke Uchiha, odio un sacco di cose e non me ne piace nessuna in particolare… Non voglio parlare dei miei sogni, ma ho un’ambizione! Riportare agli antichi fasti il mio clan e uccidere chi so io”. – Sasuke

Le prime parole con cui Sasuke Uchiha si presenta ai compagni del team 7 – Naruto e Sakura – e al maestro Kakashi sono uno sguardo sul futuro che lo attende, fatto di odio e oscurità. Il suo è un obiettivo che avrebbe portato a termine a qualunque costo, perché la sua natura è quella del vendicatore.

L’odio che guida Sasuke in ogni sua azione è diretto verso il fratello Itachi, responsabile di aver sterminato l’intero clan Uchiha con l’eccezione del fratellino. Un percorso dal sapore machiavellico quello che affronta il giovane Uchiha, sin da quando lascia Konoha di sua spontanea volontà. Troppo forte la brama del potere che Orochimaru gli aveva promesso, un potere con il quale sarebbe stato in grado di uccidere suo fratello.

Nel suo viaggio fra le tenebre delle proprie convinzioni, i demoni più pericolosi che affronterà sono quelli che risiedono dentro di lui e che, ad ogni scelta, sembrano strappare un pezzo della sua anima. Demoni dai quali non si potrà proteggere nemmeno con il Susanoo.

Come quelle stesse presenze oscure che, più di un secolo prima, gravavano sui personaggi che abitano il romanzo di Fëdor Dostoevskij, I demoni. Ciascuno deve lottare con la propria oscurità – e lo sa bene il grande letterato russo – affinché questa non adombri completamente il lume dell’umana ragione.

In questo senso, Nikolaj Stavrogin, la figura cardine dell’opera, rappresenta l’incarnazione della debolezza morale propria della gioventù russa dell’epoca, un problema che toccava Dostoevskij nel profondo. Nella seconda metà del XIX lo spettro del nichilismo si aggirava tra i deserti di ghiaccio russi così come sul resto d’Europa, la sensazione vertiginosa di passeggiare sul filo dell’esistenza, sopra l’abisso della sua negazione.

Come Sasuke, anche Nikolaj non ama niente in particolare, la vita lo annoia terribilmente e il suo senso morale sembra simboleggiare la vacuità dell’esistenza. Con la rilevante differenza che quello di Sasuke potrebbe essere letto come un destino che, una volta privato della vendetta compiuta, lo avrebbe potuto portare ad un atteggiamento nichilista. Mentre per Nikolaj questo annullamento del senso dell’esistenza è il presupposto della sua lotta contro la vita.

I demoni si nutrono dei terribili segreti che nasconde Nikolaj così come banchettano sui sentimenti di odio che straripano dalla sete di vendetta di Sasuke. Né lo sguardo assente del rampollo della famiglia russa né lo sharingan del giovane Uchiha riescono a scorgere la più flebile luce in quella distesa sterminata di tenebre. Ma ormai si sono addentrati così in profondità nei tessuti di un’oscurità carnivora che la loro vista si è abituata a quel buio accecante.

Sasuke è consapevole delle forze oscure che si annidano nel suo cuore; sa di doversi allontanare da Naruto e, soprattutto, da Sakura. Particolarmente significativo che, quando quest’ultima tenta di dissuaderlo dall’abbandonare il villaggio, il ninja gli sussurri un “grazie Sakura”, prima di stordirla con un dolce colpo alla nuca.

La pericolosità dei propri demoni, sia per noi stessi che per chi ci sta intorno, è il tema chiave della canzone degli Imagine Dragons, Demons. C’è un verso in particolare che cattura pienamente il contenuto emotivo della scena sopracitata.

I want to hide the truth

I want to shelter you

But with the beast inside

There’s nowhere we can hide

Nascondere la verità, nascondere la propria natura per proteggerla da un’oscurità che l’avrebbe fatta a pezzi, come sta facendo con lui, e dalla quale non si può sfuggire. In quel “grazie Sakura” c’è tutto questo e forse anche di più, note senza suono che toccano la fragilità della giovane innamorata e il cui eco sarà un ricordo dolceamaro nella sinfonia di una storia a lieto fine.

Ancora più interessante che lo stesso verso possa essere letto anche come l’atto d’amore di Itachi verso quel fratellino che tanto amava. Proteggere Sasuke dalla verità e farsi carico del dolore, dell’oscurità e dell’odio per aver eseguito l’ordine di Danzo – con il tacito accordo delle alte sfere istituzionali di Konoha – e aver sterminato il proprio clan, al fine di evitare una terribile guerra civile.

Tuttavia, subito dopo aver ottenuto la propria vendetta nella scontro con Itachi, il vendicatore viene a conoscenza della verità sul fratello e sul suo oscuro sacrificio. Una verità che riempirà il suo cuore di un odio ancora più pesante, trascinandolo nelle profondità recondite del proprio Io, dove le tenebre che nutrono il demone di se stesso si fanno più fitte.

All’inizio dello scontro con il fratello, Itachi lo aveva messo in guardia dal vivere con le proprie dogmatiche convinzioni, perché la realtà non è statica né possiamo aggrapparci a essa anche a costo di negare l’esperienza. La realtà è in continuo mutamento, così dinamica che si deve essere disposti non ad abbandonare le proprie convinzioni, ma a farle maturare alla luce di nuove prospettive.

Le persone vivono le loro vite aggrappandosi a ciò che conoscono e comprendono. E la chiamiamo ‘realtà’. Ma ‘conoscenza’ e ‘comprensione’ sono termini vaghi. La realtà potrebbe essere un’illusione. Tutti vivono in base alle loro supposizioni”. – Itachi

Una metafora perfetta per ricordare – anticipatamente – a Sasuke che, anche una volta scoperta la verità, questa non avrebbe eliminato completamente i mattoni sui quali aveva costruito la sua identità. Si tratta piuttosto di un lavoro di ricostruzione del proprio Io, basato su nuove “certezze” e vecchie convinzioni, rilette con gli occhiali del vero.

Ma l’odio che pervade il corpo e la mente di Sasuke è tale che non può far tesoro del più grande insegnamento del fratello. La sua natura è quella di vendicare e stavolta la sua vendetta si sarebbe diretta verso Danzo e Konoha.

Il giovane Uchiha ha scrutato a lungo nell’abisso, ma, ben lungi dal permettere che questo scrutasse dentro di lui, ha corroso quell’abisso con le fiamme nere dell’Amaterasu. Esattamente come il demone di se stesso sembra aver dissolto completamente il suo animo. Un paradosso che vede la propria natura di essere umano distruggere la sua stessa umanità.

I concetti di bene e male si appiattiscono sulla stessa (mono)dimensione, come se la loro essenza avesse perso quel significato pre-culturale che donava loro un valore sin da quando l’uomo ha memoria. Anche in questo caso è forte la similitudine con il protagonista de I demoni.

Formulai per la prima volta in vita mia questo greve pensiero: che non conosco e non sento né il bene né il male, e che non solo ne ho perduto il senso, ma so anche che il bene e il male, in realtà, non esistono nemmeno (riflessione che mi arrecava piacere), e non sono altro che pregiudizi. Stava in me l’esser libero da qualsiasi pregiudizio, ma, raggiunta quella libertà, mi sarei perduto”. – Nikolaj

Se alle nozioni di bene e male – e per estensione ad ogni altro tipo di valore – viene tolto il significato morale che ne definisce l’essenza, non rimane che l’arbitrarietà del loro utilizzo. La libertà di questo pensiero richiede il sacrificio di accettarlo e porsi al di là di quei valori.

La vendetta su Danzo si compie, ma non quella su Konoha. Sasuke, complice anche l’incontro con il fratello, resuscitato con l’Edo Tensei nella Grande Guerra, riesce a far tesoro dell’insegnamento di Itachi. Egli mette da parte le proprie convinzioni e cerca di comprendere l’amore che il fratello provava per Konoha, aiutato anche dalle parole del Primo Hokage.

Sasuke non solo rinuncia a distruggere Konoha, ma fornirà un contributo decisivo nella vittoria della guerra. Ha deciso di non rimanere ancorato alle proprie certezze, consapevole del fatto che le sfumature che riempiono la realtà cambiano costantemente colore e forma.

Ma serve ancora una volta il miglior Naruto a ricordare al compagno che il suo odio non ha più senso di esistere e, anche qualora non riuscisse a privarsene, se ne farà carico lui stesso. Ogni volta che ce ne sarà bisogno. Perché questo fanno gli amici.

Nikolaj non era riuscito a trovare altra via di redenzione che la morte, l’unico scintillio nel buio del proprio cuore. Mentre la via della redenzione di Sasuke, parimenti immersa nell’oscurità più sterminata, non aveva mai smesso di essere illuminata dall’amore di Itachi, di Naruto e di Sakura, anche quando i suoi occhi non vedevano altro che odio.

 

Simbolico che Sasuke decida di non farsi ricostruire il braccio perso nello scontro con Naruto, a differenza di quest’ultimo. Un monito con la duplice funzione di ricordagli di non cedere al suo lato oscuro e, contemporaneamente, del demone di se stesso sempre pronto a divorare il suo corpo e la sua anima.

L’oscurità, proprio come le convinzioni, non deve – e non può – essere eliminata. Piuttosto, nella costruzione e nell’evoluzione della propria identità, il lato oscuro deve amalgamarsi con la luce della propria umanità, dando vita alla migliore versione di se stessi: quella che accetta anche la peggiore.

Sasuke, nella sua migliore versione, me lo immagino seduto davanti ad uno scoppiettante fuoco, intento a leggere versi di William Blake ascoltando la versione dark proposta da Jared Leto (Thirty Seconds to Mars) della canzone Bad Romance di Lady Gaga. Magari sorseggiando un bicchiere di Masseto del 2010.

Ps. Dategli un ascolto -> Bad Romance – Jared Leto

Leggi anche: Naruto e Kurama – La (ri)scoperta dell’Inconscio

Edoardo Wasescha

- Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere - Aspirante giornalista - Nerd da prima che diventasse una moda

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