News

The World’s End – Una corona bionda per il Re degli umani

Rosso, blu e verde. Questi sono i tre colori che compongono la cosiddetta Trilogia del Cornetto del regista inglese Edgar Wright. Prendendo spunto dalla simile Trilogia dei Colori di Krzysztof Piesiewicz, Wright imposta tre diverse storie attorno al nucleo tematico della dualità tra responsabilità e immaturità, filtrato attraverso un innegabile amore per la pop culture e una cura maniacale nella presentazione e nella regia dei tre film.

Per ogni film, un diverso colore, corrispondente a un Cornetto.
Rosso come il sangue in un film horror, in Shaun of the Dead.
Blu come la divisa dei poliziotti, la sottile linea blu rappresentata in Hot Fuzz.
Infine, il Verde che corrisponde a The World’s End. Tuttavia, il terzo film della trilogia è forse quello meno discusso e apprezzato dei tre. Il film però mantiene la chiara visione e cura per i dettagli che ha reso famoso Wright, e ciò lo si nota una volta che si osserva attentamente la struttura della sceneggiatura.

Attraverso questo processo, Wright rivela i suoi personaggi, le sue influenze e il ruolo tematico che The World’s End ha all’interno della trilogia. La chiave di lettura? Il miglio dorato, il goliardico percorso attraverso 12 pub nella cittadina di Newton Haven.

The bitter (or Lager) end

Il film si apre con il nostro protagonista, Gary King, che rimembra una notte con i suoi amici del liceo, quando i cinque decisero di affrontare insieme il miglio dorato, saltando di bar in bar in una missione basata sull’eccesso e sull’ebrezza adolescenziale. Non riuscirono a completare il percorso, ma quella fu comunque la notte più bella della vita di Gary e, pur di riviverla, è disposto a ricontattare all’improvviso tutti i suoi amici, con cui ormai ha perso i contatti, al fine di completare la loro epopea abbandonata anni or sono. Tuttavia, nel corso del film, i cinque si rendono conto che gli abitanti della città sono stati sostituiti da dei replicanti, un ostacolo sovrannaturale sulla loro via.

Va posta una domanda, se si vuole inserire il film nel contesto degli altri lavori di Wright: se Shaun of the Dead è una revisione del genere horror e Hot Fuzz del poliziesco, a che genere fa riferimento The World’s End? La premessa non lo rende immediatamente chiaro, suggerendo forse di avere radici nel genere fantascientifico, vista la presenza di androidi che hanno preso il controllo della città, nello stile di un They Live o di un’ Invasione degli Ultracorpi.

Tuttavia, Gary chiama il miglio dorato la sua “quest”, la sua missione, l’avventura di una vita. I termini usati sono cavallereschi, epici, altisonanti. Termini che potrebbero descrivere il viaggio verso Mordor nel Signore degli Anelli o il cammino di Dorothy alla ricerca del Mago di Oz. The World’s End è un fantasy, e lo si scopre solo osservando attentamente le 12 tappe previste sulla bionda odissea di Gary King e della sua compagnia.

The First Post, The Old Familiar, The Famous Cock, The Cross Hands, The Good Companions, The Trusty Servant, The Two-Headed Dog, The Mermaid, The Beehive, The King’s Head, The Hole in the Wall e infine il The World’s End. Questi sono i pub che compongono il miglio dorato. All’interno del film, grazie all’editing frenetico e al ritmo incessante, il loro significato sfugge alla prima visione, ma già si inizia a intuire la pregnanza di significato di ogni pub e di ogni titolo. Specie se si tiene a mente il Viaggio dell’Eroe, come descritto da Joseph Campbell e perfezionato da Christopher Vogler.

Il cammino (alcolico) dell’Eroe

Il modello narrativo ideato da Campbell in L’eroe dai mille volti nel 1949 è facilmente riconoscibile nella narrativa moderna, in particolar modo nel caso di Star Wars, poichè George Lucas ha dichiarato di essersi ispirato direttamente all’opera del saggista. Come descritto da Vogler, il Viaggio dell’Eroe si svolge attraverso 12 fasi così definite: Mondo ordinario, Chiamata all’avventura, Rifiuto della Chiamata, Incontro con il mentore, Superamento della prima soglia, Prove, nemici e alleati, Avvicinamento alla caverna più recondita, Prova suprema, Ricompensa, Via del ritorno, Catarsi, Ritorno con l’elisir.

Andando in ordine, ogni pub riflette la fase narrativa corrispondente.

Il First Post rappresenta lo status quo, il punto di partenza nel Mondo ordinario che ospita il viaggio di Gary e dei suoi compagni di bevuta.
L’Old Familiar (identico in tutto e per tutto al pub precedente, un primo indizio del processo di omologazione che ha subito la città) rappresenta la Chiamata all’avventura. Qui il gruppo contatta Sam, la sorella di uno dei membri e una vecchia fiamma di Gary, per convincerla a unirsi nella missione.
Gary, incapace di comportarsi da adulto responsabile, la allontana, in modo tale che Rifiuti la chiamata all’avventura immediatamente prima di giungere al Famous Cock, pub in cui viene anche rifiutato il servizio al gruppo per via di un vecchio bando ancora osservato nei confronti di Gary.

Continuando nel quarto pub, Cross Hands, Gary si imbatte nei primi esemplari di androidi che hanno preso il controllo di Newton Haven, coinvolgendo anche gli altri membri nella lotta. Dopo aver vinto la battaglia, provati e sconvolti dalla rivelazione, i cinque si risiedono al loro tavolo. Andy, l’ex miglior amico di Gary che fino a questo momento si era limitato a bere acqua, si scola cinque shot di fila per recuperare, regredendo sulla via che batteva da teenager. Gary rincontra così il suo vecchio amico, il suo Mentore di bevute passate.

Riuniti dallo scioccante scontro appena avvenuto, i cinque entrano più compatti e uniti nel Good Companions, Superando la prima soglia verso l’ignoto.
Nel Trusty servant, il gruppo incontra il Reverendo verde, il loro pusher di erba ai tempi del liceo, che fornisce maggiori informazioni su come distinguere Amici e Alleati nelle loro Prove.

Al Two Headed Dog emergono conflitti interni nelle schiere degli eroi: Gary e Steven cozzano le loro teste parlando di Sam, la quale ricompare nel pub insieme a due androidi che hanno preso le sembianze di due vecchie amiche gemelle di Sam. Avviene così uno scontro tra Gary, Steven, Sam e le gemelle, che si fondono in un unico corpo. Provati dalla lotta e dal disordine tra i ranghi, il gruppo si Avvicina alla caverna più recondita avendo superato questa difficoltà prima della Prova suprema.
Giunti al Mermaid, tre dei nostri eroi si ritrovano a dover combattere i propri istinti, resistendo al canto delle sirene, ossia l’incontro con tre promiscui androidi con le sembianze delle ragazze più popolari della loro classe.

Superata la Prova, i sei si dirigono dentro il Beehive, dove incontrano il loro vecchio insegnante, Mr.Shepard. Il maestro li ragguaglia sull’interesse degli umanoidi che ora popolano Newton Haven, offrendo loro la possibilità di unirsi alla loro rete come Ricompensa per la loro ubbidienza. Rifiutando la proposta, Gary e i suoi compagni imboccano così la Via del Ritorno, che passa attraverso il King’s Head.
Tuttavia, il gruppo si spacca, tra Gary che intende terminare il miglio dorato e il gruppo che preferirebbe abbandonare la missione e scappare. Imboccare la Via del Ritorno significa proseguire nella missione, e Gary King intende proseguire.

The Hole in the Wall vede Gary insistere sul suo percorso, nonostante le offerte di una via di uscita da parte dei suoi compagni, Andy in primis, al fine di terminare il miglio dorato e realizzare la propria Catarsi.
Gary e Andy giungono infine al fatidico The World’s End, dove Gary rivela in un’altra lotta tra i due di essere registrato in riabilitazione per alcolismo, per il disappunto di Andy. L’ultima birra diventa invece la chiave per raggiungere il nucleo della Rete che controlla Newton Haven.

Gary King, in questo momento, diventa portavoce dell’umanità dinanzi all’intelligenza alveare che offre al protagonista e ai suoi aiutanti di unirsi e vivere per sempre in armonia, tornando ai giorni di gloria del passato attraverso un androide con le proprie fattezze da teenager. Gary si rifiuta, indignato dall’offerta e dall’imposizione di un ultimatum da parte di un’autorità estranea a quella dell’umanità. Gary, interpretato come Re degli umani, respinge il male che aveva assoggettato la città e la vince per l’umanità, ma a caro prezzo: la Rete, esasperata dal dover gestire l’assenza di logica lungimirante che Gary incorpora, abbandona la Terra, distruggendo però ogni forma di tecnologia sul pianeta e introducendo un nuovo Medioevo.

Il bicchiere della staffa dell’umanità

In un futuro privo di lussi e di benefici  (compreso un gelato Cornetto, di cui resta solo un pezzo di carta verde sospinto dal vento), l’umanità inizia così un percorso di recupero della propria essenza, senza essere più cullata dalla tecnologia, verso una fase di perfezionamento individuale e collettivo. La consapevolezza di essere in grado di decidere il proprio futuro, insieme alla comprensione che errare è umano e perdonare (sé stessi e gli altri) è divino, diventerà l’Elisir, il dono più prezioso, con cui Gary King degli Umani fa ritorno in questa nuova società. Accompagnato da quattro androidi con le sembianze dei suoi amici di una volta e libero dal demone dell’alcolismo, vaga così per le strade desolate di Newton Haven, armato di spada e amor proprio.

Usando questa chiave di lettura, il numero di dettagli riconoscibili nella sceneggiatura di Wright e Pegg si moltiplica a dismisura, dalle previsioni apparentemente casuali di un futuro post apocalittico al significato dei cognomi dei cinque eroi che seguiamo (letteralmente Re, Principe, Cavaliere, Scudiero e Ciambellano). Wright inserisce così The World’s End come goliardica e arguta decostruzione e sovversione non solo del genere fantasy, ma della commedia, che spesso sminuisce l’impatto che l’alcolismo ha sui suoi protagonisti, e della propria filmografia, chiudendo le vicende della Trilogia e cancellando il Cornetto dall’esistenza. Lascia così indietro tre film altamente simbolici e pregni di passione, godibili in egual modo con o senza una fredda birra spumante in mano.

Leggi anche: Baby Driver – Uno spettacolo in stile Wright

Enrico Sciacovelli

Un altro di quei tipi che parla troppo di film e vorrebbe essere pagato per farlo, anzichè lamentarsi dell'ultimo Transformers senza successo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.