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Carne tremula – cinque destini in balia di se stessi

Ci sono vite che nascono maledette. Ci sono persone che, come Caino, portano su di sè il segno del peccato per tutta la vita, e non possono cancellarlo. Uno di questi è Victor, protagonista di Carne tremula, nato in un giorno di pioggia tra le strade di Madrid, figlio di padre ignoto, in circostanze sfortunate e dal destino già segnato.

La sua vita sembra avvitarsi su se stessa, in una spirale da cui non riuscirà a salvarsi. La sua vita è come un Enso, il simbolo giapponese, che rappresenta un cerchio aperto che si auto-rigenera e auto-conferma giorno dopo giorno, senza che nessuno possa uscire fuori da questo labirinto o salvare la sua “carne tremula” da quel banco di macelleria in cui si è tramutata Madrid.

La città è come un ragno. Tesse la tela di infinite vite che si intrecciano e si intersecano, come cerchi concentrici legati da un centro unico. Gli abitanti sono tante piccole mosche, appiccicate ad un’unica ragnatela, senza via d’uscita; si agitano negli spasmi della fuga, appoggiandosi l’uno all’altro, prevaricandosi l’un l’altro, per sfuggire alla fame della aracno-metropoli.

Victor, David, Helena, Sancho, Clara. Cinque insetti, legati in un solo bozzolo. Cerchi vitali che si incontrano e si scontrano; cinque spirali che si avvitano sulla loro disperazione, e sembrano volersi risolvere in una casa diroccata ai confini dell’umanità. Quattro mura erette a baluardo contro la modernità; un’ancora sul passato, che condanna tutti a vivere in questo Enso che non si chiude mai, una maledizione da Uroboro.

Carne tremula

La prima ad arrivare è Clara. Vittima per anni di un marito alcolizzato e violento che si è sempre fatto scudo della divisa per perseverare nelle sue vessazioni, finalmente si è ribellata. Si è liberata. Finalmente è rinata grazie a Victor, grazie a quel ragazzo a cui il carcere non ha rubato il sorriso e la voglia di vivere; è tornata a sentirsi un po’ madre e un po’ puttana, finalmente viva. Non solo carne tremula frollata, buona per la cena e per il supermercato, ma corpo e anima, desiderosa di attenzioni e affamata di piacere.

Eppure Clara scappa, e più lontano possibile. Prima però vuole salutare quel ragazzo che tanto le ha dato, e guardare quelle mura che hanno fatto da spettatrici alla loro felicità per un’ultima volta. Entra, si siede sul letto; si perde nei ricordi e scrive una lettera, mentre aspetta il destino nel tamburo di una pistola.

Carne tremula

Sancho è pazzo di rabbia, non può credere che quella donna che ha amato e voluto così fortemente se ne sia andata. E il fatto che gli abbia addirittura sparato, pur di non dargli una seconda possibilità per l’ennesima volta, lo rende cieco e sordo. Non se lo merita tutto questo. Ha sbagliato, è vero; ma è altrettanto vero che lui ha tollerato tutte le infedeltà di sua moglie, così come le sue velleità da donna libera. Le ha assicurato una casa e uno stipendio, senza chiedere molto in cambio; per lei ha dato una svolta al suo problema con l’alcol, che si risolverà a breve non appena avrà il tempo e la calma per affrontarlo.

Ora deve pensare a Clara, a tenerla con sé. Ma soprattutto a farla pagare a Victor, così come l’aveva fatta pagare a David qualche anno fa. Se solo quel povero storpio sapesse, che Victor è sempre stato innocente, che non è stato il ragazzo a premere il grilletto quella sera; se solo sapesse che la sedia a rotelle gliel’ha regalata lui, Sancho, così da non potersi più scopare né Clara né nessun’altra donna. Anche se in realtà, quel proiettile avrebbe dovuto trasformarlo in carne tremula buona per i vermi; ma David è sempre stato un tipo fortunato.

Carne tremula

David cade sempre in piedi. Si è rialzato sempre, anche nel momento più buio, subito dopo la sparatoria. Ha incontrato Helena, l’amore della sua vita, ed è diventato un campione di basket in carrozzina. Un quadretto perfetto, pieno di amore e successo, tutto sembrava filare liscio fino a che non è tornato Victor, fresco fresco di carcere. Quel ragazzo è sempre stato l’uomo sbagliato al posto sbagliato, artefice di destini infami e impietosi; apre ferite aperte, voglie nascoste e paure arcane. E se Helena decidesse di rivederlo? Se Victor decidesse di tornare per vendicarsi di lui, e finire il lavoro? David sa solo che l’impotenza di due gambe rotolanti non gli permette di godersi appieno la vita che ha costruito.

Osserva quel pezzo di carne tremula che gli penzola tra le gambe, e capisce che l’unico modo per non perdere Helena e continuare a vincere è eliminare Victor, una volta per tutte. Specialmente ora, che ha oltrepassato i limiti entrando nel suo letto; ora che ha mostrato quanto poco valgano la sua gloria e le sue vittorie, mettendolo a nudo in tutta la sua menomazione. È arrivato il momento giusto per chiudere i conti col passato; il momento di liberarsi di quel ragazzo maledetto, e di prendersi una vendetta su Sancho, usandolo come killer su commissione. Così finalmente Helena tornerà ai piedi del suo trono di padelle e pappagalli, regina di un castello di dolore.

Carne tremula

La stessa Helena, principessa in cima alla torre che David voleva salvare dal drago, condannata a un matrimonio col suo salvatore. Pena da scontare in una cella fatta di sensi di colpa e obblighi coniugali. Il suo sorriso val bene la paralisi di suo marito; smettere di ridere pur di condividere il destino a cui è destinato David per colpa sua. Gioire, ma solo delle sue gioie; avere successo, ma sempre all’ombra della sua carriera di giocatore.

Helena ha scelto di tramutarsi in ombra, pur di rendere più dolce possibile la vita in carrozzina di suo marito; è disposta a tutto, anche a vendere il suo corpo alle pretese di Victor, pur di togliere un peso e una preoccupazione all’uomo che le ha salvato la vita. Una scopata per la tranquillità borghese di una coppia in carriera. Ma il sesso scava un solco profondo, dopo anni di clausura; l’amore tra le lenzuola, donato con tanta attenzione e troppa premura, scuote alle fondamenta un matrimonio di per sé vacillante. Ed Helena non sa più chi scegliere, se liberarsi nel piacere con Victor, o martoriare ancora la sua carne tremula con David.

Carne tremula

Il carcere ha cambiato Victor. Gli ha fatto nascere dentro un grande desiderio di rivalsa, ma non di vendetta; gli ha insegnato ad assaporare la vita nelle sue contraddizioni. Le sbarre non sono riuscite però a depurarlo di quel desiderio ossessivo di Helena. Anche calato nella sua nuova vita non riesce a smettere di pensare a lei, e sembra quasi che il destino voglia sbattergli in faccia le fortune negate e gli affetti nascosti. Con Clara è quasi mutuo soccorso, sostenersi a vicenda per non affogare nella disperazione, ma l’amore è solo uno. L’amore è quello che travalica gli anni e le situazioni, che avvelena il sonno e che martirizza la carne tremula di un corpo in gabbia. E a Victor non sembra quasi vero, di poter coronare quel sogno iniziato tanti anni prima.

È tutto un ciclo, che inizia e finisce da dove è partito. Le pedine che si muovono sono le stesse, simili le mosse. Cambia la consapevolezza, la capacità di completarsi e di disegnare un Enso che stavolta si completi, e con sè chiuda una porta tenuta aperta troppo a lungo per aprire un portone sul futuro. La baracca è il centro di questa ragnatela madrilena, in cui si incontrano le vite di cinque fantocci del destino.

Clara è schiava delle sue paure, può liberarsi nel corpo, ma la mente resta lì, ancorata dalle angosce; per questo scrive, e aspetta suo marito che venga a darle il colpo di grazia. Sancho invece, è sempre prigioniero degli stessi demoni, dell’alcol e della sua insicurezza; fa la voce adulta da duro, ma sembra solo un piccolo bimbo che frigna. David si tramuta man mano in un fantasma, torna a tramare nell’ombra, ad usare il suo ex collega per i suoi divertimenti, rinchiuso in una sedia e in un corpo di cui non potrà liberarsi.

Tutti e tre sono carne tremula, ossa e sangue effimeri e mortali. Gli unici cambiati sono Victor e Helena; il carcere, voluto o subito, li ha traviati, gli ha rubato l’esistenza, ma gli ha restituito una nuova libertà. Non gli resta che chiudere quel cerchio, con esso esorcizzare le colpe e gli incubi del passato, e ricominciare. Con un nuovo Enso, con un nuovo amore, con una nuova vita.

Leggi anche: Almodòvar – Melanconia a colori

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