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Sayid Jarrah – Quando l’Oscurità è dentro di noi

sayid jarrah

“Il mio nome è Sayid Jarrah e sono un torturatore”

In questo modo, diretto, quasi brutale, si definisce Sayid Jarrah (Naveen Andrews) nella seconda stagione di Lost, poco prima di picchiare a sangue il finto vedovo Henry Gale (in realtà Benjamin Linus, capo degli Altri). Sayid è infatti fermamente convinto che Gale menta sulla sua identità.

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Sayid ha un passato oscuro, caratterizzato da molta violenza. Eppure noi spettatori non possiamo fare a meno di rimanerne affascinati tanto che, nel corso delle stagioni, diviene presto uno dei personaggi più amati dello show.

Cercheremo ora di scoprire come questa dicotomia sia possibile. Una persona che probabilmente nella vita reale disprezzeremmo per il suo passato, ma a cui, nella finzione, è davvero difficile non affezionarsi.

Già dall’episodio pilota, Sayid ci viene presentato come una persona molto intelligente e capace. Esperto di telecomunicazioni, cerca di inviare un messaggio di aiuto via radio e così scopre il messaggio della Rousseau, introducendo uno dei primi misteri della serie. Sayid conquista subito il favore del pubblico, perché, a differenza della maggior parte dei personaggi, non pensa a se stesso. Anzi, egli è sempre pronto ad aiutare e collaborare con gli altri sopravvissuti, rivelandosi una delle più grandi risorse del gruppo.  

Già, però, dopo pochi episodi, veniamo a conoscenza dell’oscurità che risiede dentro di lui. Dato che Sawyer (Josh Halloway) si rifiuta di restituire le medicine per l’asma a Shannon (Maggie Grace), Sayid decide di ricorrere ad un metodo brutale: la tortura. Nauseato dalle sue stesse azioni, decide di lasciare temporaneamente il gruppo. Nel corso di questo suo esilio volontario, il pubblico viene a conoscenza del passato di Sayid.

Militare della Guardia Repubblicana Irachena, Sayid, oltre che addetto alle telecomunicazioni, si occupava di estorcere informazioni dai prigionieri tramite la tortura. Un ruolo che presto inizia a logorargli l’anima, la quale, nonostante le azioni commesse, rimane inaspettatamente buona. 

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Quel che sorprende del personaggio di Sayid Jarrah è che, nonostante l’abilità con cui torturi e uccida e la sua palese abitudine alla violenza, non si rivela mai essere una persona cattiva. Si pensi a tutte le occasioni in cui ha aiutato gli altri sopravvissuti mettendo in pericolo la sua stessa vita, oppure alla sua toccante e disperata supplica di perdono ad un’ex prigioniera che aveva torturato.

Ma non è solo la violenza peculiarità dominante del personaggio. Altro tema chiave della parabola di Sayid Jarrah è l’amore.

Innamorato da quando era bambino di una giovane di nome Nadia (Andrea Gabriel), Sayid arriverà ad infrangere il codice militare a cui tanto si sente legato, pur di salvarle la vita. Sull’isola, invece, si infatuerà di Shannon Rutherford. Sebbene di primo impatto la coppia ci sembri mal assortita, in realtà ci rivela molto sulla personalità di Sayid. Shannon ci appare come una persona vuota e superficiale, ma Sayid, grazie ad un’intelligenza ed una sensibilità fuori dal comune, è l’unico a comprendere la vera natura della ragazza. Purtroppo queste storie d’amore non avranno un lieto fine, in quanto entrambe le donne, in momenti diversi della serie, moriranno tra le braccia di Sayid.

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Sebbene le circostanze in cui ciò accade siano più complesse, è possibile che gli autori della serie abbiano deciso di far morire entrambe per farci comprendere come, nonostante tutto il bene che Sayid possa aver compiuto sull’isola, la violenza e la morte siano vere e proprie costanti nella sua vita. Persino quando lascerà l’isola, nella quarta stagione, si troverà ad essere il sicario di Benjamin Linus. Finché vivrà, Sayid Jarrah non avrà mai pace. Oppresso dal senso di colpa per le azioni commesse, ma al tempo stesso troppo immerso in quel modo di vivere per cambiarlo completamente.

Nella sesta e ultima stagione della serie, al personaggio di Sayid accade qualcosa di strano. Morente perché colpito da un’arma da fuoco, viene riportato in vita da alcuni componenti di un tempio. Risvegliatosi, i suoi compagni capiscono che qualcosa nel loro amico è cambiato. In lui si è insediato qualcosa di malvagio, introdotto dall’Uomo in Nero: una sorta di infezione che gli impedisce di provare emozioni. Tale cambiamento non è andato giù alla maggior parte dei fan. Essi temevano infatti una definitiva discesa negli Inferi del personaggio.  Sayid rimarrà in questo stato di trance fino al momento in cui l’Uomo in Nero gli ordinerà di uccidere Desmond (Henry Ian Cusick).

A quel punto, per fortuna, Sayid ritorna in sé e aiuta i compagni a fuggire a bordo di un sottomarino. E’ in quel momento che Sayid Jarrah compie l’estremo sacrificio, l’ultimo atto di altruismo e fedeltà dopo una vita passata in bilico tra Bene e Male. Poiché l’Uomo in Nero ha inserito una bomba nel sottomarino, Sayid la prende, corre via e si fa esplodere, nel tentativo di salvare i suoi amici.

La morte di Sayid è inaspettata, ma al contempo inevitabile per fornire una degna conclusione al personaggio. Forse è solo in questo modo, dando la vita per salvare il prossimo, che Sayid Jarrah riesce a trovare la tanto agognata pace della sua anima.

Sayid Jarrah rimarrà uno dei personaggi più importanti della serie, perché, nonostante gli errori del passato, combatte costantemente per essere migliore. A differenza di Linus o altri che hanno commesso azioni orribili, Sayid non tenta mai né di giustificarsi né di auto assolversi. Pienamente consapevole del Male che risiede in lui, Sayid impara ad accettarlo e, alla fine, ad aver la meglio su di esso.

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