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Dead Space – Quando il Leviatano incontra il Fanatismo

Dead Space: analisi

Dead Space è una delle saghe horror meglio riuscite nel mondo videoludico. Ispiratosi a film come Alien, Event Horizon e il capolavoro di Carpenter, La Cosa. Questo videogioco ha dovuto, fin da subito, combattere contro le varie censure, a causa della sua natura molto cruenta e molto disturbante. In vari Stati, infatti, come Cina e Giappone, il gioco non uscì.

Dead Space è il primo capitolo di una trilogia, la cui storia, per quanto intrigrante sia, non è semplice da raccontare. In questo articolo, tuttavia, l’oggetto di interesse sarà limitato al solo primo numero della saga, sperando, col tempo, di attuare un ulteriore approfondimento sui due restanti titoli.

Dead Space: trama

Dead Space: analisi

XXVII secolo, anno 2508. Il protagonista è Isaac Clarke, un ingegnere minerario che lavora presso Concordance Extraction Corporation, una compagnia che manda enormi astronavi minerarie attraverso la galassia. All’interno del videogame, apprendiamo che l’infanzia e l’adolescenza di Isaac non sono state facili.

Il padre, Paul, è un progettista di navi spaziali, disperso in missione. La madre, Octavia, è membra della chiesa di Unitology, la quale ha donato tutto il denaro messo da parte per Isaac in cambio di un rango elevato all’interno della chiesa. Unitology è un culto che ritroviamo per tutta l’intera saga. I seguaci sono adoratori del Marchio, un antico manufatto di origine sconosciuta, che dovrebbe nascondere il segreto dell’immortalità.

Comunque sia, a causa dell’esaurimento delle principali risorse minerarie sul pianeta, dalla Terra vengono inviati dei Planet Craker, delle astronavi con l’obiettivo di distruggere altri pianeti per ricavare la materia prima necessaria. Tra queste abbiamo la Ishimura.

Il destino di Isaac si lega sin da subito a quest’ultima, dal momento che, a bordo della Kellion, è stato inviato per indagare su un guasto riportato sul Planet Craker. Con lui ci sono il capitano Zac Hammond e l’esperta di sistemi Kendra Daniels.

In prossimità dell’attracco, le comunicazioni non sembrano funzionare. La nave su cui viaggia Isaac viene pesantemente danneggiata e la Ishimura sembra in totale stato di abbandono. È buia, completamente deserta. Ma bastano esattamente pochi minuti per avere il primo terribile incontro con…

… i Necromorfi

Dead Space: analisi

Sono esseri terrificanti, corpi deceduti e infettati dal Marchio. Sono orribili esseri, dotati di arti acuminati e, ironia della sorte, la Ishimura ne è completamente invasa. I necromorfi dipendono tutti dal Marchio e hanno un solo scopo: infettare e uccidere ogni cellula vivente.

Isaac, dopo il primo contatto, sarà costretto a fuggire e farsi strada in quei lunghi e bui corridoi, col costante pericolo che uno di quei mostri possa sbucare da un momento all’altro. Si scopre, però, che gli unici sopravvissuti sono Kendra ed Hammond, e i tre avranno come unico scopo quello di fuggire.

Attorno a loro c’è solo morte e distruzione. In Dead Space apprendiamo che tutta quell’orrore è causa del manufatto rinvenuto e strappato da una colonia umana presente sul pianeta Aegis VII. Il Marchio, infatti, è stato preso dalla chiesa di Unitology per soddisfare tutte quelle fanatiche teorie sull’immortalità. Così facendo, però, hanno risvegliato l’Unica Mente, creatura che controlla tutti i necromorfi.

Dead Space: Leviatano

Dead Space: analisi

Nella Bibbia, il Leviatano è un mostro che incute paura a tutti, invicibile e superiore in forza e in ferocia ad ogni altra belva:

Non vi è nulla sulla terra potenza simile a lui che fu fatto per non avere paura di nessuno.

(Giobbe, XLI, 24)

Senza ombra di dubbio, quando sentiamo parlare di Leviatano, il riferimento più palese è quello legato al filosofo inglese Thomas Hobbes. La sua opera principale, tal titolo Il Leviatano, affronta il problema e la legittimità dello Stato, paragonando la monarchia assoluta all’immagine del terrificante mostro mitologico.

Partendo da un esame sulla natura umana, Hobbes intende fondare il discorso relativo allo Stato, che nasce dalla necessità di superare lo stato di lotta di tutti contro tutti. La condizione naturale del genere umano è infatti una dimensione non tollerabile, in contrasto con la naturale aspirazione di ogni uomo a preservare la propria vita e in contrasto con quelle “leggi naturali” che l’uomo perviene tramite la ragione. Ma, essendo le leggi naturali vincolanti per tutti, è necessario che un potere, al di sopra di tutto, sia fonte di affidamento.

In parole molto povere, il filosofo inglese è il teorizzatore di una prima forma totalitarismo: gli uomini, in cambio della loro sicurezza e della relativa garanzia, rinunciano a tutto, anche alla loro libertà. Anzi: è nell’interesse dell’uomo, perdere la propria libertà.

Ora, per capire meglio i riferimenti di Hobbes all’interno di Dead Space dobbiamo partire da questa frase che il nostro Isaac è “costretto” ad udire e a leggere sui muri:

Rendici Uno!

Questa frase viene costantemente ripetuta dal Marchio e dagli umani dementi, e ha come fine quello di compattare tutti i necromorfi per infettare e unificare tutti gli organismi viventi. In Dead Space la teoria hobbesiana del totalitarismo viene, in altre parole, potenziata, imbevuta di vero e proprio fanatismo.

A rinforzare questo fondamentalismo è proprio la chiesa di Unitology, la quale vede nel Marchio e nei necromorfi una vera e propria evoluzione per l’essere umano. All’interno del gioco, infatti, abbiamo la presenza di umani che decidono di immolarsi in questa cieca volontà divina.

Ma perché questo eccessivo integralismo?

Perché gli unitologisti credono perdutamente nel Marchio? Perché sono disposti a divenire degli essere mostruosi? E, soprattutto, perché sono convinti che i necromorfi rappresentano la salvezza per l’umanità? A queste domande, le risposte vengono date nel corso dei tre giochi, eppure mai in maniera così esplicita.

Il fanatismo della chiesa risiede, con molta probabilità, in questa concenzione: i necromorfi non esseri senzienti, o meglio: sono controllati dall’Unica Mente, capace di unirli in perfetta sintonia. Privandosi della propria individualità, gli unitologi sono convinti che la propria coscienza possa uniformarsi in una visione collettiva.

La chiesa di Unitology venera il Marchio e ripone in esso le speranze di una vita eterna. Divendendo una parte del tutto, anche la morte non è una questione di vitale importanza. Poco importa se il mio corpo muore o si tramuta in un essere orripilante: ciò che conta è che si possa continuare a vivere attraverso l’unificazione. Ecco perché: Rendici Uno!

Speranza

Tuttavia, in Dead Space, nonostante l’oscurità che cerca di avvolgere il nostro Isaac, vi è una speranza, racchiusa in una celebre frase:

Taglia i loro arti!

Monito per il nostro protagonista, questa citazione, il più delle volte visibile sui muri, intrisa col sangue, quasi a voler rendere un aiuto al probabile essere umano ancora in vita, diviene una vera e propria via d’accesso per uscire da quell’inferno.

Infatti, nel corso del gioco, l’unica alternativa per uccidere quei mostri è sparare ai vari arti, gambe o braccia che siano. Farsi strada, insomma, all’interno di un esercito di necromorfi, mirando alle zone sopra indicate, diviene un’alternativa per salvare la propria identità e non divenire parte di quell’Uno.

Insomma, una metafora per liberarsi in anticipo da quelle catene del Leviatano Necromorfo, pronto a divorare ogni organismo vivente. Questa è la chiamata di Isaac. Questo è il suo scopo finale.

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