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Norman Bates – Gli Occhi della Follia

«È doloroso che una madre debba pronunciare parole che condannano il proprio figlio, ma non posso permettere che loro mi credano capace di commettere un assassinio.”

Così si apre il monologo finale di Psycho, indimenticabile thriller di Alfred Hitchcock. Parole, apparentemente banali, innocenti, che chiudono il sipario di un film rivoluzionario, ancora capace di turbare i sonni degli spettatori moderni. Sono i pensieri di Norman Bates (Anthony Perkins), che abbiamo scoperto essere un assassino seriale affetto da sdoppiamento della personalità. Difatti, sebbene noi in scena vediamo Norman, è una voce di donna a parlare. Una signora anziana, per essere precisi.

Con un colpo di scena rimasto nella storia del cinema, abbiamo infatti scoperto che non era stata la madre di Norman, timido proprietario del Bates Motel, ad assassinare Marion Crane (Janet Leigh). In realtà, autore di innumerevoli e brutali omicidi altri non era che Norman Bates stesso.

Un ragazzo in apparenza bizzarro, ma caratterizzato da una stranezza innocua, inoffensiva; mai nessuno avrebbe pensato che dietro quel nervoso e timido sorriso si potesse nascondere un assassino seriale.

Norman nascondeva da tanti anni un conflitto interiore, una frattura dell’anima insanabile. 

Ora lo rinchiuderanno come avrei dovuto fare io quando era bambino. È sempre stato cattivo e ora aveva intenzione di dire che ero stata io ad uccidere quelle ragazze e quell’uomo, come se io potessi fare un’altra cosa all’infuori di star seduta immobile e guardar fisso come uno di quei suoi uccellacci impagliati”

Continua la voce, mentre la macchina da presa si avvicina pian piano al viso di Norman.

In seguito alla morte del padre, da bambino Norman Bates era cresciuto solo con sua madre Norma, che aveva creato con il figlio un rapporto morboso, basato su un attaccamento eccessivo e su una gelosia malata. I due avevano vissuto anni isolati dal resto del mondo e il loro rapporto, tanto era totalizzante e distruttivo, aveva finito presto per causare molti danni nella psiche di Norman. Difatti, il giovane aveva presto sviluppato un patologico e fortissimo complesso di Edipo: la madre era da lui vista come un’autorità per il suo temperamento severo e aggressivo, ma al tempo stesso egli ne era inesorabilmente attratto, affettivamente e fisicamente. Inconsciamente, desiderava sostituire il padre defunto come suo compagno affettivo e sessuale.

Tale complesso, che secondo Sigmund Freud viene risolto dall’infante in tenera età, non era mai invece stato superato da Norman. Anzi, l’indole manipolatrice della madre lo avevano rafforzato e consolidato, facendo sprofondare il figlio in una spirale di follia e solitudine. Un rapporto madre-figlio dunque malato, edipico, caratterizzato da sottomissione e dipendenza affettiva. 

Questo precario equilibrio si infranse quando Norma si fidanzò con un uomo e iniziò a privare il figlio delle attenzioni passate. Un giorno Norman sorprese la madre a letto con il suo nuovo compagno. Questo evento causò nel ragazzo il crollo psicologico definitivo: egli non poteva accettare che un altro uomo lo sostituisse. Accecato da una folle gelosia, uccise entrambi. 

Oppresso dal senso di colpa per il delitto commesso, che lo aveva definitivamente privato dell’amore di sua madre, Norman cominciò presto a soffrire di sdoppiamento della personalità. Trafugò il cadavere della madre e lo imbalsamò, poi cominciò a vestirsi e parlare come lei. Negli anni nessuno si era mai accorto di nulla, in quanto Norman viveva in completo isolamento. Come affermato dallo psichiatra (Simon Oakland) alla fine del film, Norman uccideva quando era la personalità della madre a prendere il sopravvento. L’omicidio di giovani donne simboleggiava la gelosia castrante della madre, come se Norman volesse punire se stesso per aver provato attrazione verso un’ altra donna. Alla fine della pellicola, è la personalità di Norma a prendere completamente il sopravvento.

Loro sanno che io non posso alzare neppure un dito… e non mi muoverò! Me ne starò seduta qui tranquilla, nel caso che loro sospettassero di me. Probabilmente ora mi stanno sorvegliando, ma lasciamoli fare. Farò vedere loro che specie di persona sono. Non scaccerò nemmeno quella mosca. Spero che mi stiano osservando, così vedranno. Vedranno e sapranno. E diranno a tutti: “Ma se lei non farebbe male neppure ad una mosca!”

Il monologo si conclude con uno sguardo. Gli occhi di Norman si rivolgono allo spettatore, mentre un inquietante sorriso gli attraversa il giovane volto. Per un istante possiamo vedere sovrapporsi ad esso lo scheletro della madre, simboleggiante la ormai completa fusione tra le due personalità. 

Quello sguardo finale racchiude tutto il delirio e la sofferenza di Norman Bates. Negli ultimi tempi, i film dell’orrore ci hanno abituati a temere mostri o esseri soprannaturali. Ci dimentichiamo che la vera inquietudine nasce dagli esseri umani. Il sorriso di Norman Bates, che chiude alla perfezione un capolavoro come Psycho, rimane impresso nella mente degli spettatori, grazie all’incredibile espressività di un interprete sottovalutato come Anthony Perkins e alla sempre ottima regia di Alfred Hitchcock.

Il regista inglese non solo ha portato sullo schermo uno dei thriller più originali della storia del cinema, ma ha avuto il coraggio di mettere a nudo la follia umana come pochi erano riusciti a fare. Non è un caso che Norman Bates sia stato nominato il secondo villain migliore del cinema (il primo è Hannibal Lecter/Anthony Hopkins). Il personaggio è complesso, provocatorio, umano; un assassino seriale, ma al contempo un individuo gravemente malato, nella cui anima si nascondono le conseguenze di un grave trauma: l’amore egoista, sbagliato e distruttivo di una madre tiranna e senza scrupoli. Hitchcock mostra al pubblico come il Male, nella sua forma più disturbante, possa risiedere in chiunque, anche in un ragazzo timido e apparentemente innocente come Norman. 

La follia, la malattia, il dolore di un ragazzo per cui, in fondo, non possiamo fare a meno di provare un minimo di compassione, si nascondono dietro quel perfetto e terrificante sguardo finale. Un finale che ancora mette i brividi.

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