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The Handmaiden, La Favorita e Re Lear – La Verità risiede nelle Labbra

Il primo atto della tragedia shakespeariana Re Lear vede il vecchio monarca interrogare le sue figlie per comprendere chi delle tre sia devota al padre.
Goneril definisce il proprio sentimento come “Un amore che impoverisce il fiato, e che rende incapace la parola”. Conclude con “vi amo più di quanto si possa dire quanto”. Una bugia, ma una ben composta.
Cordelia, che invece ama sinceramente Lear, dubita di sé, sicura che il suo amore sia più pesante della sua lingua. Interrogata a sua volta, Cordelia risponde infelicemente: “Non riesco a sollevare il mio cuore all’altezza delle labbra”.

Il fallimento in Re Lear è emotivo e allo stesso tempo linguistico. L’amore di una figlia, timidamente reale, diventa impossibile da distinguere da una buona menzogna, all’orecchio di chi richiede di essere amato. Come riconoscere parole genuine o meschine, se provenienti da labbra ugualmente invitanti e dolci?  Si tratta di una linea sottile e sfocata, una su cui due film in particolare camminano in punta di piedi: La Favorita di Yorghos Lanthimos e The Handmaiden di Park Chan-Wook.

La somiglianza tra le premesse alla base dei due film è singolare e allo stesso tempo intrigante nella diversità dei loro sviluppi. Due giovani donne dalle umili origini introdotte in una dimora tanto sfarzosa quanto sterile e infelice. Da un lato, Abigail Masham entra nel palazzo reale della Regina Anna; dall’altro, la coreana Sook-Hee assume il ruolo di cameriera per la ricca giapponese Lady Hideko, con l’intento di convincerla a sposare il Conte Fujiwara, suo complice sotto mentite spoglie. La prima entra con una speranza genuina di riscatto, la seconda come una volpe nel pollaio, come scaltra predatrice.

Presto però la posizione sostenuta dalle due donne diventa instabile. Abigail inizia la sua scalata dei ranghi sociali a corte attraverso un semplice gesto che le garantisce il favore della Regina.
Sook-Hee, invece, stando a strettissimo contatto con la sua signora, se ne innamora, in tensione tra i suoi desideri carnali e la delicata missione che le spetta. Una vede le sue cattive intenzioni sgretolarsi davanti ai suoi occhi, l’altra le vede crescere e decide di coltivarle.

La via per il favore delle proprie padrone passa attraverso le loro gambe. La Regina Anna, debole, malata e instabile, cerca affetto, al di là della corona che indossa. Lady Hideko, invece, cerca libertà, di espressione e di vita all’infuori delle mura della sua dimora. A differenza della monarca, la dama giapponese è di una bellezza strabiliante e una dotata artista. Lo zio l’ha istruita nell’arte del Rakugo, tecnica narrativa giapponese che vede un singolo oratore tessere una trama usando solo la propria voce, un ventaglio e un lembo di tessuto.

L’opulento Zio Kouzuki ama i libri, la sua collezione è il suo vanto. In particolare, una serie di racconti erotici capaci di stimolare i sensi di ogni uomo, attraverso la voce di un abile narratore. O, nel caso di Hideko, narratrice. Sin da bambina, viene istruita e modellata come strumento narrativo, filtro delle fantasie sessuali ispirate dalla lettura dei racconti dello zio. Anno dopo anno, lettura dopo lettura, di Hideko, negli occhi lussuriosi degli ospiti, rimangono solo le sue labbra e i suoi occhi dalle limpide pupille, come fossero perle nere di enorme tristezza.

Laddove Hideko viene formata come oggetto del desiderio da forze esterne, ne La FavoritaAbigail compie questa trasformazione di sua spontanea volontà. Si avvicina alla Regina facendo leva sui suoi amati conigli, la ammira e la loda, mette in mostra la sua naturale bellezza e cerca di alleviare il malessere della dama con le sue labbra. Abigail impara a simulare un sentimento, come chi impara una lingua solo foneticamente, imitandone le note senza che batta una melodia nel proprio cuore.

In The Handmaiden, invece, le due donne intenzionate a usare le proprie labbra per ingannare finiscono per trovare qualcosa di vero nel sapore di entrambe. Sook-Hee e Hideko si innamorano, trovando in l’un l’altra una voglia di sincerità che non riescono a trovare nelle labbra dei loro pari. Kouzuki ha la lingua sporca d’inchiostro, l’inchiostro che macchia le mutande dei suoi ospiti e la mente della nipote. Il Conte Fujiwara, invece, ne usa due, il giapponese per mentire e il coreano per rivelare i suoi schemi.
Labbra per mentire, labbra per sedurre, labbra per narrare storie di contratto erotismo… mai usate prima per amare sinceramente.

Nessuno esprime questo concetto meglio di chi sa cosa significhi amare sinceramente e vedere il proprio amore messo in secondo piano, per uno più attraente ma vacuo. La Duchessa di Malborough, Sarah Churchill, si vede surclassata dalla sua stessa cugina, la donna che aveva ospitato a corte. Tradita e avvilita, si rivolge alla sua amante e alla sua Regina con l’autorità di chi è ben lontano dal torto:

“Volete che vi menta? Oh, sembrate un angelo caduto dal cielo, Vostra Maestà! No, a volte sembrate un tasso. E potete contare su di me per dirvelo. Perché io non vi mentirò: questo è l’amore.”

Per la Duchessa, amare vuol dire non mentire e mentire vuol dire non amare. Ciò vale anche per Hideko e Sook-Hee. Se le protagoniste di The Handmaiden imparano a usare le proprie labbra per essere veritiere, Abigail, pur di diventare La Favorita, impara ad usarle per ingannare e sedurre. Abigail perde l’innocenza e la bontà innata mostrata all’inizio, mentre le due amanti guadagnano fiducia nella legittimità dei loro sentimenti.

Si tratta di due percorsi paralleli, ma opposti.
La Regina Anna allontana la sua Duchessa, come Lear che allontana Cordelia, tenendo al suo fianco la donna dalla lingua biforcuta, incapace di darle più sollievo quando l’inganno diventa ormai palese. Hideko e Sook-Hee, entrambe formate come seduttrici e menzognere, partoriscono un piano che riesce a liberarle dai loro oppressori, lasciati a marcire nella tossicità del loro desiderio di controllo. Le due riconoscono il valore del loro sentimento e vincono la loro libertà, con la loro forza riposta nel cuore anzichè nella lingua.

“Non riesco a sollevare il mio cuore alle mie labbra”. Cordelia si rivolge così a Re Lear per timore e insicurezza.
Lì dove la figlia del monarca fallisce, Hideko e Sook-Hee hanno successo, nonostante la ragnatela di inganni e di manipolazioni che le legava.
Lì dove loro hanno successo, Abigail degenera, incapace di sollevare il proprio cuore alle sue labbra.
La sua bocca velenosa viene quindi costretta alle ferite della gotta, forzata dalla mano di una Regina che voleva sentirsi amata, pensando che essere amata avesse lo stesso significato.
“Cosa ne sa un truffatore dell’amore?” si chiede Sook-Hee pensando all’inganno teso dal Conte Fujiwara. Un amore falso non ha valore, è niente. E Da niente non verrà fuori niente.

Leggi anche: La Favorita – Pesante è la mano che regge la corona

Enrico Sciacovelli

Un altro di quei tipi che parla troppo di film e vorrebbe essere pagato per farlo, anzichè lamentarsi dell'ultimo Transformers senza successo.

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