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Jessica Jones – Essere o Fare l’Eroina

jessica jones

Giunta alla sua terza e ultima stagione, la serie Marvel/Netflix Jessica Jones conclude il percorso narrativo solcato dai vari Daredevil, Luke Cage e Punisher. Si tratta di una stagione degna, con elementi investigativi nella trama più stressati rispetto alle due precedenti.

Jessica è impegnata ad elaborare il lutto per la morte della madre, il villain della seconda stagione ucciso dalla sua migliore amica Trish, e nel frattempo deve scovare il nuovo assassino che infesta le strade di New York: Gregory Sallinger non ha i poteri di Kilgrave, ma sicuramente non va sottovalutato. Ai personaggi storici si aggiunge Erik, un ricattatore che ha il potere di percepire le cattive azioni compiute dagli altri, che nel corso della stagione svolge un ruolo importante sia per Trish che per Jessica nei panni di radar per criminali.

Il rapporto più interessante, tuttavia, è sicuramente quello tra Trish e Jessica: la prima ha ottenuto poteri che le consentono di battersi per ciò che crede essere il Bene, mentre la seconda cerca di farle capire che avere la propria idea di giustizia non è la condizione per essere un’eroina. Tra le due si stabilisce un conflitto dialettico esacerbato dalla morte della madre di Jessica, e tale conflitto è la chiave dell’intera stagione.

Trish: la bussola morale del mondo

Jessica Jones

Tra i personaggi di Jessica Jones, Trish è importante sicuramente perché rappresenta per la protagonista il maggiore legame affettivo; adottata dalla famiglia Walker dopo l’incidente dei suoi genitori, Jessica ha fatto parte delle dinamiche della casa e ha assistito all’evoluzione di Trish in Patsy, l’icona dello spettacolo.

La terza stagione ricostruisce il passato di Trish attraverso flashback che mostrano quanto la pressione esercitata dalla madre abbia influenzato il suo senso di responsabilità; la ragazza è cresciuta avvertendo la necessità di avere tutto sotto controllo.

Non si è spezzata, ma ha sviluppato una corazza che in qualche modo potrebbe essere comparato a quello che lo psicoanalista chiama Falso Sé: una maschera difensiva che impedisce all’autenticità dell’Io di emergere; ottenere poteri non fa altro che amplificare la sua necessità di investirsi di una responsabilità morale più alta.

Aspro è il terreno tra lei e Jessica, perché tragico è il modo in cui le due sorelle adottive si sono lasciate: credendo di essere depositaria della verità morale, Trish ha sparato alla pluriomicida madre dell’amica, noncurante dell’intimità tra madre e figlia.

La sua nuova posizione da eroina la allontana ulteriormente da Jessica, perché Trish è convinta di avere quello che la storica eroina non ha mai avuto: la volontà tipica del complesso di Dio di compiere azioni drastiche per il bene della comunità. Adottando una linea di condotta senza mezze misure e disposta a tutto per assecondare i suoi ideali, cercando di fare l’eroina Trish trasformerà se stessa nel mostro che cerca di combattere da sempre, compromettendo irrimediabilmente la sua esistenza e il suo rapporto con Jessica.

Jessica Jones: un’eroina “sfastiriata

Jessica Jones

Per chi viene da Napoli e dalla Campania in generale, il concetto di sfastirio non è nuovo. Si tratta di quella particolare forma di stanchezza pigra e indolente, che ostacola il sentiero verso qualsiasi buona intenzione; è una condizione tipica degli adolescenti che vanno a scuola, ma anche gli adulti non sono esenti da questo dramma.

Pur non essendo nè napoletana nè adolescente, Jessica coincide perfettamente con la figura dell’eroina sfastiriata: non importa quanto siano buone le sue intenzioni, il suo carattere brutto consolidato stagione dopo stagione, la sua indolenza e l’amore per il bourbon le impediscono di scatenare qualsiasi positiva aggressività nei confronti dei criminali.

Sia chiaro, quando c’è da combattere combatte, ma generalmente si tiene alla larga da guai e conflitti faticosi; Gregory Sallinger, pluriomicida astuto e difficile da incastrare, è un villain importante in tal senso perché pone Jessica di fronte alla sua più grande paura: il timore che il suo sfastirio abbia in qualche modo deluso le aspettative dei genitori su di lei.

Quello che conta davvero, quindi, non è il conflitto tra lei e Sallinger o il modo in cui cerca di fermare Trish quando compie azioni avventate: il conflitto è tra l’eroina che è e l’eroina che può/deve/vuole fare. Questioni di maschere, mantelli, uniformi e nickname si districano in questa stagione finale ponendo Jessica Jones faccia a faccia con l’interrogativo definitivo del suo Io: chi sono Io e cosa voglio da me?

Gregory Sallinger: l’uomo della verità

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Il motivo per cui questo personaggio ha animato maggiormente la terza stagione rispetto alla seconda sta probabilmente nell’antitesi implicita rispetto al magnifico Kilgrave; mentre il secondo creava il male illudendo le sue vittime, il primo lo cerca attraverso l’estrapolazione della verità che le sue foto immortalano mentre tortura le persone che uccide.

Sallinger è acculturato, astuto, cauto e molto controllato; per Jessica Jones è ostico perché l’eroina non può contare sui suoi poteri paranormali per sopraffarlo, ma deve sconfiggerlo mentalmente, come in una partita a scacchi. Ecco che allora l’affascinante guerra fredda tra i due assume i contorni ideali di una sfida tra l’ipocrisia indolente di un’imbrogliona e la cruda autenticità di un semplice uomo che ha guadagnato tutto ciò che ha.

La sua è una sfida all’assurdo, al sovrumano e alle scorciatoie che eroi come Jessica Jones o Luke Cage hanno avuto il privilegio di prendere verso il potere; per questa ragione, come in altre serie Marvel/Netflix, inquadrarlo completamente dalla parte del torto è impossibile. I contenuti di questa stagione sono in qualche modo più scottanti rispetto alle altre, e Jessica sembra più inerme di fronte ai vissuti che la affliggono; tuttavia, la dialettica tra fare o essere l’eroina si risolverà in decisioni drastiche, che arrivano a sfumare qualsiasi posizionamento definitivo per l’una o l’altra opzione. Si è ciò che si fa, ma si fa in base a ciò che si è.

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Gianluca Colella

Ho 24 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa del cinema. Un po' la Forza di Star Wars.

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