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Mulan – La prova della Freccia tra Realtà e Idealità

Mulan

Giugno, il mese del pride tanto celebrato in tutto il mondo, è arrivato e passato; quanto le sue conseguenze influenzeranno il futuro lo scopriremo col tempo. Prenderci qualche minuto per salutarlo con un approfondimento su Mulan, film Disney del 1998 che anticipò la rivoluzione dei protagonisti femminili nei cartoni animati, può essere un mezzo ideale per lanciare qualche stimolo.

Nel ventaglio d’oro degli anni Novanta, quando i film Disney si sono istituzionalizzati attraverso grandi trame e canzoni iconiche, accompagnando la nostra fanciullezza, Mulan è uno dei più originali ed apprezzabili; ancora oggi, ricordarlo può essere una spinta motivazionale per i sogni di molti giovani, che spesso trovano nella realtà ostacoli insormontabili.

Perché, se c’è un gioco che i film Disney animano benissimo, è quello che lega la fantasia alla realtà tramite personaggi sorprendenti, risvolti fortunati e tanta genuina determinazione. In particolare Mulan spicca per quest’ultima qualità: volendo salvare il padre dalla guerra contro gli Unni, decide di travestirsi da uomo per entrare nell’esercito cinese, ma dimostrare il suo valore non è facile.

Raccogliendo la finta identità di Ping, Mulan si sottopone al duro addestramento militare per essere preparata ad affrontare i letali soldati unni; il compito più difficile di tutto il percorso è l’iconica prova della freccia, quasi impossibile per tutte le reclute.

 

Una colonna tra la realtà e l’ideale

Mulan

E anche se voi siete deboli
lavorerete ancor di più
si vedrà l’uomo che non sei tu.

Mulan è figlia di una nobile famiglia cinese, e l’arte della guerra non rientra tra le sue mansioni; ciò non le impedisce di sviluppare una forte passione per il combattimento e di rimpiazzare il suo anziano padre nell’esercito. L’addestramento di quest’ultimo è il primo momento topico del film: rispettando il classico stile Disney, musica e narrazione fanno risaltare debolezze e risorse del protagonista, favorendo le proiezioni degli spettatori.

Particolarmente nella scena che stiamo per analizzare, le proiezioni stimolate riguardano ambizioni, fantasie e desideri di realizzazione narcisistica: tutto ciò che in ciascuno di noi appartiene alla sfera ideale della personalità.

Una freccia d’arco viene scoccata sul punto più alto di una larga colonna: adottando due medaglioni legati da un nastro, le reclute devono tentare la scalata e recuperare la freccia; inutile dire che l’unico a riuscire a portare a termine la titanica impresa è solo il comandante dell’armata, preparato, disciplinato e forte.

Mulan/Ping e gli altri soldati non hanno ancora quello che serve per distinguersi, anche perché la determinazione che li anima non è sufficiente a raggiungere la cima di quella colonna; il discorso psicologico che si sviluppa in questa scena è quindi motivazionale, astratto, fisico ma soprattutto potenziale. Come la scena che l’immaginazione può concretizzare per colui che saprà vedersi lassù, secondo il proprio ideale.

 

L’ideale dell’Io: Mulan prima e Mulan dopo

Mulan

Le persone felici non fantasticano mai; lo fanno solo gli insoddisfatti.

-Sigmund Freud

Se il campo semantico dell’ideale dell’Io è ciò che la prova di Mulan stimola, questo è sicuramente dovuto alla capacità dei film Disney di stimolare il legame tra realtà e fantasia attraverso protagonisti in formazione e costitutivamente incompleti.

La giovane guerriera porta a termine la prova: di notte, quando nessuno la sta osservando dopo le umiliazioni subite, raggiunge la freccia e la scaglia ai piedi del comandante, costretto ad accettare il dato di realtà che ce l’ha fatta; la realtà ha raggiunto per un attimo il suo ideale.

In quanto umani, però, il problema sta nel fatto che qualsiasi sovrapposizione tra realtà e fantasia non può che essere temporanea: Freud e la psicoanalisi dopo di lui hanno trasmesso la verità psichica che uno scarto insondabile tra Io e ideale dell’Io è sempre presente, perché in qualsiasi momento ciascuno di noi percepisce uno scarto rispetto a ciò che vorrebbe essere.

La cosa più interessante del discorso psicoanalitico su questo gradino interno all’Io riguarda la prospettiva biologica: l’essere umano è l’unica specie che possiede questa istanza, perché l’unico animale in grado di pensare in termini astratti, potenziali e soprattutto valoriali. Ciò che per noi diventa significativo è cercare in ogni momento di corrispondere a tale ideale, quindi lo inseguiamo con maggiore o minore determinazione cercando di realizzarlo.

Come nel caso di Mulan, però, il senso d’inferiorità, ovvero la tensione tra il nostro Io e questo ideale, non deve spaventarci, perché se la determinazione viene incanalata nei binari giusti questa fonte di sofferenza può diventare la più grande sorgente di soddisfazioni personali.

La sintesi culturale dell’uomo, sostenuta poi da Chasseguet-Smirgel nel suo contributo sul narcisismo, è proprio questa: abbiamo questa facoltà e sebbene possa sembrare un limite, essa è in realtà la dimensione più preziosa della nostra psiche, perché è la condizione del nostro sviluppo individuale, civile, artistico e collettivo.

Un film d’animazione, una colonna, una freccia e una protagonista imperfetta. È quanto basta per cominciare.

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Gianluca Colella

Ho 24 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa del cinema. Un po' la Forza di Star Wars.

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