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Spider-Man: Far From Home – Inquieto giace il capo che porta la Corona

“Inquieto giace il capo che porta la corona”

Enrico IV, parte II, Atto III, Scena 1

Verrà il giorno in cui il mondo non avrà bisogno di Spider-Man, ma non è questo il giorno. Il mondo creato dai Marvel Studios ha bisogno dell’arrampica-muri tanto quanto la nostra immanente e tangibile realtà. Perché la sua maschera è un simbolo di speranza, coraggio e gentilezza. Perché è giusto stare dalla parte del ragazzo del Queens che non agisce per vincere, per sconfiggere qualcuno, ma per difendere. Di certo non interviene perché è la cosa più facile da fare, senza la certezza del successo di ogni suo sacrificio.
Peter Parker interviene, aiuta e salva il suo quartiere perché è la cosa più giusta da fare, la più onorevole, perché sente il peso delle responsabilità. 

Tuttavia, come prima accennato, è solo un ragazzo. Perspicace, intelligente, un po’ impacciato e, ovviamente, innamorato. È tanto sbagliato ed egoistico, da parte sua, desiderare una vita normale? Potersi godere una gita scolastica, corteggiare la ragazza che gli piace senza doversi preoccupare dell’ennesima minaccia o infiltrazione segreta. Si può scegliere una via tra quella di un Avenger o di un liceale?

La difficile convivenza nel medesimo corpo tra Peter Parker e Spider-Man è il nucleo della nuova pellicola targata Marvel Studios, l’ultima della Fase Tre, la prima cui assistiamo ad un mondo post-Endgame, un mondo senza Tony Stark. 

“Non si tratta di me. Non si tratta di voi. E nemmeno di noi. Si tratta piuttosto del retaggio.” affermava il genio, miliardario, playboy e filantropo nell’ormai lontano Iron Man 2, ben consapevole di una verità ineluttabile: la fine è parte del viaggio. Bisogna che qualcuno continui ciò che lui ha iniziato, altrimenti il suo sacrificio sarebbe stato vano.

Iron Man è l’eroe da cui Peter riceve la corona di difensore della terra. Questa è l’eredità che Stark gli ha lasciato: una grande responsabilità, di cui Parker avverte ogni singola oncia del peso immane, tanto da avere nel film delle vere e proprie crisi e momenti di instabilità emotiva. La gente si aspetta che Spider-Man diventi il nuovo Iron Man, l’uomo con un’armatura a protezione di tutto il mondo.
Il fantasma di Tony Stark aleggia durante l’intera pellicola, come uno spirito guida per il ragazzo assai incerto sul suo futuro. 

Non solo, ciò che infesta (in positivo) questo secondo capitolo del testa di tela è lo spettro del primo film di Iron Man, di ben undici anni fa, quando tutto è iniziato. In effetti, ogni cosa finisce ed è sempre doloroso, ma tutto ricomincia allo stesso modo. Il destino arriva per ogni uomo, ma alla fine, inevitabilmente, un eroe ritorna.

Curioso che la prima traccia di Iron Man, di fatto la prima canzone che ascoltiamo del variegato awesome mix del Marvel Cinematic Universe, sia Back In Black, un arrogante inno a coloro che tornano indietro per prendere a calci in culo il titano di turno. Guardando Far From Home questo dettaglio andrebbe tenuto a mente, insieme a tutti i capitoli in cui appare Stark.

Infatti, Spider-Man – Far From Home si avvale di interessanti rimandi ai film che lo hanno preceduto così da arricchire il suo tessuto narrativo, in una ragnatela di svolte e colpi di scena che rendono la trama di questo film di certo avvincente, raramente scontata, e molto più intrigante dell’acerbo primo capitolo, Homecoming.
Siamo di fronte, quindi, ad una pellicola più matura, più epica e avventurosa, fortunatamente meno adolescenziale, tuttavia non priva di quelle gag in puro stile Marvel che in alcuni casi si potevano evitare.

Il vero pregio del film sono le difficoltà non fisiche, bensì psicologiche che Peter Parker, più di Spider-Man, si trova ad affrontare. Ci addentriamo, infatti, in una storia movimentata, dall’atmosfera europea al caos della battaglia, un racconto emozionante, romantico, mistico, assai pieno di mistero. 

Se Happy Hogan e Nick Fury continuano a tenere per mano i vecchi fan e a dimostrare il vero valore dei ricorrenti personaggi secondari dell’Universo Cinematografico, Mysterio (interpretato da Jake Gyllenhaal) ha ben altro fascino.
Il suo incanto (o la sua illusione?) provengono dalla sua storia, dal suo passato, alquanto nebuloso, quasi un miraggio. Anche lui sembra più un simbolo che una persona: rappresenta la fragilità della percezione e dell’intelletto umani, la facilità con cui si crede solo al fallibile sguardo. Il bisogno di credere all’illusione, il bisogno di crearsi una bolla in cui vivere al sicuro nelle proprie convinzioni, senza tenere conto della realtà esterna è essenziale per Quentin Beck.

Poiché nella dimensione del reale accadono cose spiacevoli, ma esistono persone in grado di sventarle, donando anima e corpo alla loro comunità. Tuttavia, se questi individui dai grandi poteri non intervengono, allora le cose spiacevoli accadono per colpa loro.
Questo è il dilemma di Peter Parker, questo il conflitto non di Spider-Man, ma contro Spider-Man. Poiché Peter è in contrasto con sé stesso, le sue passioni contro il suo senso del dovere. Una lotta che può portare sbagli, cui seguono rimpianti. Peter è un bravo ragazzo, vuole esserlo, ma conserva ancora dell’ingenuità, per cui si sente smarrito. Proprio quella bontà così spontanea lo conduce a fare errori, ma allora qual è la via giusta da seguire? Da chi accettare le indicazioni?

Dove Mysterio non biasima il bisogno di normalità di Parker, Nick Fury cerca di riportarlo sulla strada del difensore, ma solo un uomo è in grado di convincere il ragazzino del Queens, con l’aiuto di un intermediario. Da Happy Hogan, fedele compagno di vita di Tony, Peter riceve un paio di occhiali, alquanto familiari.

“Inquieto giace il capo che porta la corona. Tony mi ha detto che non l’avresti capita perché non è un riferimento a Star Wars.”

– Happy Hogan

È facile, a questo punto, immaginarsi il sorriso beffardo e compiaciuto tipico di Stark che osserva da qualche parte il nostro amichevole Spider-Man di quartiere, fiero di averlo reso un Avenger. Il retaggio di Iron Man è al sicuro, il ragazzo ha dato prova di avere cuore

Far From Home è la fine di un’era, di un epos durato undici anni, con ben 23 film per un totale di circa 3000 minuti di emozioni, piacevoli o meno che fossero, ma comunque tali.

Tuttavia, Far From Home è anche l’inizio di una frontiera inesplorata, di un percorso lastricato di innumerevoli storie che aspettano solo di essere raccontate. Infatti, conviene restare per godersi le due scene dopo i titoli di coda, poiché aprono scenari a dir poco interessanti.

Peter Parker è emerso dall’ombra degli Avengers, poiché deve portare nuova luce sul futuro della Marvel. Il mondo non ha bisogno di un nuovo Iron Man, il mondo ha bisogno di Spider-Man. 

 

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