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Irreversible – Un tunnel chiamato desiderio

La felicità, ad oggi, sembra essere racchiusa integralmente nella normalità. Una casa, un lavoro, un partner; questo è tutto quello che si può chiedere al destino, per riempire il vuoto esistenziale che condanna l’essere umano. In realtà, è proprio la necessità di integrarsi in una società, in un sistema composto da regole e persone, che spinge a sentirsi infelici. Quel disagio della civiltà, che costringe a sopprimere istinti e libido, per un posto nel mondo, ci rende costantemente insoddisfatti; eternamente fragili, alla ricerca di una sicurezza o di una nuova ebbrezza, che colmi di adrenalina il baratro del quotidiano. Anime perse nel mondo, come Pierre, Marcus e Alex in Irreversible (2002) di Gaspar Noè, tra i registi contemporanei che più hanno saputo esplorare questa dimensione.

Irreversible

La prima cosa che vediamo è il macellaio.

Il macellaio è un uomo finito. Siede al capezzale della sua vita, aspetta solamente la signora in nero per porre fine a quella dannazione che è stata la sua esistenza. Vecchio, canuto ed esausto, ma pacificato. Non ha più recriminazioni sul passato, non nutre speranze sul futuro, solo un unico pensiero. Lo stesso da sempre: tenere per sé la verginità di sua figlia; coglierne il frutto acerbo nella stanza d’albergo dove tutto è cominciato, quasi per errore. Distruggere il tabù dell’incesto, abbattere il totem della famiglia, per prendersi la rivincita su di un mondo che l’ha messo ai margini. Eroe freudiano della modernità, capostipite di una generazione di desideranti naufraghi nel mare della sessualità distorta; Caronte nell’inferno libidinale di Irreversible.

Irreversible

Un letto pieno di pidocchi, pronti ad infestare teste come incubi di rimbaudiana memoria. Lenzuola pregne di umori e disperazione, tra cui scaricare la frustrazione di speranze deluse, con amplessi rabbiosi e abbracci ciechi. Una camera, nella bettola più sporca, della via più malfamata, della periferia di Parigi. È lì che si nasconde “il macellaio” senza nome, profeta dell’aberrazione sessuale. Proprio lì che racconta a un sconosciuto la storia del suo amore per la figlia; e di come abbia assecondato i suoi istinti per sentirsi in pace con la società.

Un po’ Cassandra, un po’ Cristo, inchiodato sulla croce della sua libidine. Un prologo che ha il sapore di un epilogo: sia perché la narrazione procederà a ritroso da lì in poi; sia perché la conclusione della vicenda del messia delle periferie, sembra solo essere l’antipasto della grande abbuffata che si svelerà sullo schermo.

Quella bettola in cui vediamo il macellaio è l’anticamera del Rectum; locale omosessuale che ricorda le malebolge dantesche, con sottofondo costante di urla, a metà tra il piacere e il dolore.

Marcus e Pierre decidono di tuffarsi in quell’incubo per scovare il Tenia, un parassita che infetta quel budello di muri e carne. L’obiettivo è la vendetta, pura e semplice. Vendicarsi di quello che il Tenia ha fatto ad Alex, la donna che ha riempito le loro esistenze, portando amore lì dove c’era solo aridità.

L’irruzione nel night club è solo la conclusione di una caccia tra le strade di Parigi; iniziata subito dopo aver appreso della violenza, subita dal loro oggetto del desiderio. Come cani rabbiosi, i due attraversano vicoli e periferie, alla ricerca del colpevole; accompagnati da due sciacalli metropolitani, rincorrono papponi e prostitute. Si lanciano in caduta libera verso il fondo dell’abisso della natura umana; andata senza ritorno, sui binari dell’irreversibile.

Irreversible

Abbandonarsi all’istinto predatorio in barba a ogni regola, liberarsi delle catene del “disagio” per prendersi tutto il succo purpureo della vita. I due seguono inconsapevolmente le orme del macellaio nascosto al piano di sopra. Una volta liberi dalle catene della comune moralità, non riusciranno più a integrarsi. Dannati e smarriti dentro la metropoli, in maniera irreversible.

Tutto per appianare le loro mancanze verso Alex, per non ammettere di essere in parte responsabili di quanto è successo. Marcus sempre troppo preso dal suo narcisismo, dal suo naso o dal suo basso ventre. Incapace di vivere la propria sessualità in maniera consapevole e libera; insegue ogni gonnella con fare predatorio, come fosse una scimmia o un bimbo viziato. Cerca in Alex una madre più che una compagna, senza rendersi conto che la vita lo ha superato a destra, rendendoli genitori per un caso fortuito. Gli eventi lo avrebbero costretto a smettere di comportarsi da poppante, a indossare gli abiti da padre; e allora forse è meglio che questo piccolo mondo sia sparito, sulle scale di un sottopasso puzzolente di urina.

Pierre, dal canto suo, si sente perfetto nel ruolo di insegnante integerrimo; tutto libri e professione, senza grilli per la testa o voglie inusuali. Talmente cervellotico da voler affibbiare una razionalità persino al sesso, quell’insieme di ormoni e pelle che sfugge a qualsiasi logica. Sa di aver spinto Alex tra le braccia di Marcus, e si sente responsabile per questo. Fa domande, si interessa, spinto più da un profondo autolesionismo che da un sincero interesse; vorrebbe essere affettuoso, ma riesce solo ad essere invadente. La sua paranoia non è altro se non la manifestazione di una sessualità frustrata dalle aspirazioni professionali; Alex aveva bisogno di un cuore, ma lui ha preferito mettere mano al portafoglio.

Irreversible

Le certezze di entrambi di sciolgono, sul pavimento di un tunnel di sangue; il disagio della civiltà esplode, di fronte al crollo del castello di illusioni di una vita normale. Realizzando quanto inutile sia stato reprimere la loro naturale fame di eros e thanatos, avviano un processo irreversible di ritorno alla barbarie. Si danno alla caccia spietata, canalizzando in un istinto di morte quella libido soppressa per troppo tempo. Mondare nel sangue del Tenia la distruzione del totem della società; distruggere l’ospite sgradito, anche a costo di diventare come lui.

La morte, ancora una volta, assume tinte di un rosso barocco; come il sottopasso in cui si è spenta l’esistenza di Alex. Un tunnel senza luce alla fine; un vicolo cieco della vita, dove prigioniera nelle fauci di una bestia cieca e sorda, la bella inscena la morte del cigno tra siringhe e preservativi usati. Alex è una martire in Irreversible, immolata in nome di una moralità bigotta e ipocrita. Come una vergine in un quadro di Caravaggio, abbraccia indomita la morte, consapevole che insieme a lei muore anche la realtà che la circonda. Autoritratto di un mondo alla deriva, senza vela né timoniere.

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