News

L’uomo nell’ombra – Il Lato Oscuro della Politica

Quando ci si addentra nella filmografia dei maestri del cinema, molto spesso capita di venire a contatto con autentiche perle finite nel dimenticatoio per via della grandezza di altre opere. L’uomo nell’ombra è uno di questi film. Sono presenti tutti gli elementi che rendono grande un film di Polanski, calati nel mondo del 2010 in un’atmosfera di tremenda attualità. Nonostante ciò, è una pellicola che sembra sempre passare sottotraccia.

Protagonista del film è un ghost-writer (Ewan McGregor), incaricato di scrivere l’autobiografia di Adam Lang (Pierce Brosnan), ex primo ministro britannico e figura estremamente controversa. La trama, però, è semplicemente la base di partenza per raccontare tutto il lato peggiore del mondo politico, i suoi segreti e i suoi intrighi. Fin dall’inizio risulta essere evidente come l’ex premier non stia raccontando tutto allo scrittore. La curiosità di quest’ultimo lo porterà a indagare, fino allo scoperchiamento del vaso di Pandora.

Il regista franco-polacco utilizza questa semplice premessa per creare quello che è a tutti gli effetti un thriller quasi spionistico perfettamente funzionante, ma anche, e soprattutto, un film di forte critica verso il mondo politico, rappresentato come totalmente falso e ingannevole.

La componente thriller è quasi hitchcockiana, lenta ma inesorabile. Sul film aleggia un’atmosfera di tensione, di inquietudine, già trasmessa dai colori freddi che dominano la pellicola, oltre che dai grandi spazi vuoti e deserti dell’isola e della villa dove il politico è sostanzialmente in esilio. E’ chiaro da subito come in casa Lang ci sia qualcosa da nascondere. Pur rendendosi conto del pericolo che aleggia, il ghostwriter sembra andare avanti più per curiosità che altro. E’ uno scrittore e non resiste al fascino di una buona storia. La scoperta che il suo predecessore sia morto per annegamento non fa che rendere lo spettatore ancora più consapevole del pericolo che lo scrittore sta correndo. Del resto, il protagonista è a tutti gli effetti un ficcanaso, e Polanski mise in chiaro già nel lontano 1974, in quel capolavoro chiamato Chinatown, cosa succede ai ficcanaso nei suoi film.

Ancora più interessate, però, è la componente politica. Salta all’occhio come la costruzione del personaggio di Adam Lang prenda tanto spunto dall’ex primo ministro britannico Tony Blair. E’ facilissimo vedere i parallelismi tra i due e, come se ciò non bastasse, un’ulteriore conferma arriva dal fatto che Robert Harris, autore del soggetto e co-sceneggiatore, è stato ghost-writer dello stesso Blair.

Il film dà tanto spazio all’inchiesta contro Lang per crimini di guerra. Lo fa mettendo in evidenza le conseguenze che le azioni di un capo di governo possono avere su tante persone, soldati, famiglie, civili. Il fine è chiaro, coinvolgere emotivamente lo spettatore, renderlo partecipe del peso delle vicende, che in questo caso particolare sono fittizie, ma che possono essere ricondotte a innumerevoli situazioni reali.

Ma Polanski è un autore troppo raffinato per limitarsi ad un banale attacco personale. Il film prende di mira la politica nella sua globalità. Essa viene rappresentata come un gioco torbido e totalmente lontano dalle persone che in teoria dovrebbe servire. Le decisioni prese dai politici sono studiate in tutt’altre stanze e coloro che ci mettono la faccia non fanno molto altro. Sono dei burattini mossi da coloro che contano davvero. Non è una visione particolarmente positiva delle democrazie occidentali, ma difficile aspettarsi un feel-good movie dal regista di Rosemary’s Baby.

Il titolo italiano probabilmente funziona anche meglio di quello inglese per descrivere il film. Lo scrittore non è solo un uomo nell’ombra per il suo mestiere, che consiste nel mettere per iscritto, spesso inventando, le memorie di personaggi famosi, senza un vero riconoscimento dei propri meriti. Egli agisce nell’ombra anche, e soprattutto, nella propria personale indagine sul passato dell’uomo politico. Cerca di venire a conoscenza di segreti custoditi con la massima segretezza, tenuti nell’oscurità per anni, se non decenni. Il suo obiettivo è portarli alla luce, ma per farlo deve agire con la massima cautela, perché un abbassamento della guardia può essere letale.

L’uomo nell’ombra è un film su un uomo che combatte qualcosa di infinitamente più grande di lui. Anche questo, peraltro, è un elemento che rende il film hitchcockiano, al di là della struttura dello stesso. Polanski ha però una visione decisamente più pessimistica, mettendo in scena un protagonista quasi donchisciottesco, che nella sua ricerca della verità sembra combattere contro i mulini a vento.

L’uomo nell’ombra, pur non essendo tra i capolavori del regista de Il pianista, è una pellicola che funziona su più livelli. Per un pubblico meno esigente, è un thriller che intrattiene e che mantiene gli occhi dello spettatore attaccati allo schermo. Per chi cercasse qualcosa in più, è un film che parla di massimi sistemi, che guarda il mondo occidentale con il massimo sospetto, capace di far pensare per giorni al termine della visione. In altri termini, un film da non perdere.

Leggi anche: Carnage – Chi siamo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.