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Garou – il Bene Assoluto e il Male Relativo

Nel caos della vita gli esseri umani hanno imparato, come impulso di sopravvivenza, a tracciare dei limiti entro cui muoversi. È un meccanismo che viene attuato in quasi tutti gli ambiti dell’esistenza, che serve a rendere ordinato ciò che sarebbe altrimenti estremamente confuso. Alcune volte la divisione crea più sottoinsiemi, ma più spesso essa è binaria, e crea due insiemi opposti e ben distinti. Un’opera può essere bella o brutta, un edificio grande o piccolo, un’azione giusta o sbagliata. Ma la divisione che accompagna l’umanità fin da tempi lontanissimi, su cui si basa anche la religione, è quella fra bene e male. I due elementi antitetici che possono identificare una persona, un evento, un comportamento.

Se questa divisione alcuni generi artistici hanno imparato ben presto a costruire narrazioni efficaci che permettono allo spettatore una facile identificazione. Non si parla ovviamente di tendenze moderne e più complesse, ma dell’operazione che riguarda la maggior parte delle opere commerciali e dei generi più famosi. I film d’azione, i blockbuster, i polizieschi, i thriller, gli horror; in questi generi vediamo molto spesso la contrapposizione tra uno o più protagonisti identificabili con i buoni, e gli antagonisti, destinati alla sconfitta.

Ovviamente si tratta di una classificazione semplicistica e sbrigativa, che però è utile per descrivere anche la caratterizzazione dei personaggi di gran parte degli anime. Il genere, che sta conoscendo un’espansione senza precedenti in occidente negli ultimi anni, si basa da anni su questa opposizione. In esso è ancora più vero in quanto essendo un prodotto pensato in modo volutamente semplicistico le zone grigie tendono spesso ad essere eliminate. La storia dell’animazione giapponese è piena di personaggi completamente buoni, che credono ciecamente in valori come onore e giustizia, non dubitando mai dei propri ideali ma proseguendo per la propria strada senza deviazioni.

Sebbene One-Punch Man sia un anime estremamente complesso, forse uno dei più complessi degli ultimi anni, anche esso non vuole separarsi dalla divisone tra bene e male. Ciò è ancora più vero dal momento in cui la narrazione si basa sull’opposizione tra eroi e esseri misteriosi, in poche parole buoni e cattivi. Perciò la maggior parte dei personaggi dell’anime dichiarando la propria appartenenza ad una delle fazioni ci dice, neanche troppo implicitamente, se è buono o cattivo.

Tutto ciò è vero per tutti i personaggi di One-Punch Man tranne che per uno.

Garou

Garou è un’anomalia nel sistema costruito da One nella prima stagione, in cui i mostri erano creature abominevoli, disumane sia negli atteggiamenti che nei tratti, mentre gli eroi erano esseri umani in lotta per il bene. Sin dalla sua presentazione, è evidente come egli sia diverso da qualsiasi personaggio visto prima. Un umano che dichiara di essere un kaijin va contro qualsiasi logica dell’anime che finora aveva identificato gli eroi con gli umani e i mostri con, appunto, i kaijin. È un’autoaffermazione che scardina la porta che permette l’accesso al regno degli esseri misteriosi. Nelle prime puntate della seconda stagione Garou inizia una vera e propria caccia agli eroi, con il fine di dimostrare il suo valore, in modo da farsi riconoscere ufficialmente come essere misterioso. In apparenza, ci troviamo di fronte a un altro personaggio appartenente al gruppo dei malvagi, ma a ben vedere le cose non stanno affatto così.

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Se le sue azioni in pubblico lo qualificano come cattivo, in realtà le numerose scene dedicate all’analisi introspettiva del personaggio rivelano una realtà più complessa e stratificata. La storia di Garou viene analizzata sin dagli anni dell’infanzia in maniera graduale. Un pò per volta veniamo a conoscenza di episodi della sua vita che ci restituiscono l’immagine di un bambino diverso dagli altri, emarginato, ma anche dotato di una maggiore sensibilità. Egli è l’unico della sua classe, e in generale dei bambini suoi contemporanei, a interrogarsi sull’effettiva valenza del bene e del male.

Garou

Le avventure di Justice Man, l’eroe protagonista di un cartone animato per bambini in voga nel periodo d’infanzia di Garou, sono il pretesto per un’analisi critica dell’opposizione fra bene e male, e ricalcano in realtà un modello di narrazione diffuso nel mondo reale, che tende a una superficiale classificazione secondo l’uno o l’altro. Nelle azioni di Justice Man, Garou non vede eroismo e giustizia, ma l’ennesima ottemperanza di un codice implicito che decide a prescindere chi merita la vittoria e chi la sconfitta. Nelle azioni dei personaggi malvagi Garou riconosce invece il perseguimento di sogni e ideali che li rendono onorevoli ai suoi occhi. Ciò che gli interessa è ribaltare l’ordine delle cose e dimostrare che, sebbene la morale comune abbia stabilito che i buoni sono sempre destinati a vincere, è possibile anche il contrario.

Se One-Punch Man è un anime che parla di limiti, allora Garou vuole a tutti i costi superare quel limite che ha diviso i buoni dai cattivi, identificando i primi con i vincitori e i secondi con gli sconfitti. Non un modo per perpetuare l’ingiustizia del mondo, quanto piuttosto una soluzione che permetta di sovvertire ed equilibrare le cose. La risposta ai mali del mondo sembra risiedere, per Garou, in un male assoluto che cancelli gli altri. Un percorso complicato che rivela presto le prime crepe nel momento in cui l’autoproclamato essere misterioso stringe un legame affettivo con un bambino di nome Tareo, dimostrando in più di un’occasione di non essere completamente malvagio. È evidente come a Garou non interessino i comuni umani. La sua rabbia è rivolta agli eroi e all’ideale che rappresentano e di cui abbiamo detto poco fa.

Garou

Un perfetto esempio di ciò è la penultima puntata della seconda stagione, una delle migliori dell’intera serie. Qui Garou è impegnato su due fronti: da una parte deve sconfiggere gli eroi che hanno circondato la casa nel bosco in cui era andato a riposare, dall’altro vuole proteggere Tareo, il bambino che è in essa. In questa scena le due anime del personaggio sono rappresentate contemporaneamente, pulsione di malvagità e istinto di protezione. Come il Crab Monster, un personaggio del summenzionato Justice Man che voleva sconfiggere l’eroe per salvare gli oceani dall’inquinamento, così Garou rivela, in un  momento di pura disumanità, di essere un personaggio difficile da identificare in quanto dotato anche di istinti benevoli.

Più che un male assoluto, parliamo di un male relativo, che si situa in una zona dai confini sbiaditi. I limiti di cui parla One-Punch Man vanno bene per descrivere la forza fisica, ma sono inadatti a classificare gli impulsi interiori degli esseri umani. La malvagità assoluta sembra appartenere allora ai mostri in quanto esseri letteralmente disumanizzati, ma vacilla di fronte a un essere umano che non si riconosce come tale, pur avendo ancora degli aspetti positivi. Garou si è identificato con il male perché tradizionalmente più debole, in esso ha riconosciuto la propria condizione di persona emarginata e sottomessa, e ha fatto coincidere la sconfitta degli eroi con un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Bene e male si avvicinano fino a confondersi, abbattendo quel limite che li separa, e dimostrando, ancora una volta, che è sempre più difficile stabilire dei criteri oggettivi in un mondo caotico di cui facciamo fatica a comprendere le regole.

Leggi anche: Neon Genesis Evangelion – Una storia di molti.

 

 

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