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Lincoln – Quanto è importante la Democrazia?

C’è stato un tempo in cui la storia era plasmata da uomini valorosi. Essi hanno saputo scrivere pagine e pagine di avvenimenti, molti dei quali sopravvissuti nella tradizione, i cui libri hanno saputo conservare tanto da farli giungere a noi, con un unico e semplice scopo: conoscere.

La maggior parte di questi uomini si è distinta grazie alla lotta, alla battaglia, alla guerra. Atti eroici tramandati col tempo, che ammaliano generazioni e generazioni, consapevoli che dietro di loro vi è un prezioso tesoro entro cui attingere e proteggere. O meglio, questo è ciò che si dovrebbe fare, preservando il valore della storia.

Si sa, la storia è scritta in tanti modi. E pochi, in realtà, tra le innumerevoli armi che gli uomini hanno costruito, hanno saputo attingere ad essa tramite un mezzo, il più delle volte letale e sopravvalutato: la parola. Essa, infatti, riesce a smuovere ogni briciolo di coscienza interiore, ogni corda intima dell’umanità.

Lincoln, film diretto dal genio di Steven Spielberg, ha saputo dar voce ad un uomo, molto importante per una nazione e per la storia intera: il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America, Abraham Lincoln. Contando su cast davvero formidabile (Daniel Day-Lewis, Tommy Lee Jones), Lincoln riesce a raccontare una vicenda che vale sempre la pena rivivere, toccando temi sempre più attuali. Sempre più vitali.

Trama

Molto brevemente, ci troviamo nel gennaio 1865. Stati Uniti e il presidente repubblicano in carica Abraham Lincoln ha ottenuto il rinnovo al suo mandato presidenziale. Sullo sfondo, vi è quello che è ricordato come uno dei conflitti più terribili, sia per la storia americana e sia per il mondo intero: il conflitto fratricida tra gli Stati del Nord e quelli del Sud. In altre parole, la guerra di secessione, già in attivo da ben 4 anni.

La guerra, per tutto il film, non occupa mai una posizione di rilievo. Appaiono soltanto delle brevi e forti immagini ad inizio e fine film, le quali sembrano essere affresci realisti che descrivono la pura atrocità di un conflitto. Ma la guerra si assapora: dai continui dispacci che giungono dal fronte; da alcuni uomini in uniforme che compaiono; dal figlioletto del presidente che gioca a fare il soldato.

Tuttavia, nonostante il film alluda ad una ipotetica biografia al presidente, in realtà Lincoln decide di concentrarsi su uno specifico argomento: la strenua lotta per l’approvazione al XIII emendamento. Tramite sotterfugi, voti comprati, la dura battaglia di Lincoln ha un solo e unico scopo: abolire la schiavitù, concepita come un male morale, sociale e politico.

L’importanza della democrazia

Democrazia. È un termine che apprendiamo sin da quando muoviamo i primi passi nel mondo civico. L’idea di governo del popolo è stato fondamento per interi Stati, soprattutto sorti all’indomani della Rivoluzione Francese. Attorno all’idea e al concetto di democrazia si sono mossi tanti pensatori, filosofi, scrittori, teorici, politici, il cui dibattito è, ancora oggi, più vivo che mai.

Da dove è giusto partire quando parliamo di democrazia? E in che modo questo concetto si riflette in Lincoln? Al di là delle canoniche considerazioni, la democrazia prospetta la costruzione di una società solidale. Anziché esaltare l’individualismo e la competizione, consente di conservare i principi propri del modello dell’uomo naturale anche all’interno di un’organizzazione sociale, fondata su basi rinnovate. E tra gli aspetti più vitali dell’uomo, vi è proprio la libertà, considerata un diritto naturale e inalienabile.

Eppure, il filosofo francese Jean-Jacques Rousseau, considerato il primo teorico della democrazia, affermava nel Contratto Sociale che “l’uomo è nato libero, e dappertutto è in catene”. Sicché l’esistenza stessa della schiavitù è plausibile perché l’uomo fa proprie, per abitudine, le credenze dell’ambiente in cui vive. Ma tutto questo non basta per legittimarla, dal momento che deve essere analizzata su altre basi.

Rinunziare alla propria libertà significa rinunziare alla propria qualità d’uomo, ai diritti dell’umanità, anzi ai suoi doveri. […] Una tal rinuncia è incompatibile con la natura dell’uomo, ed equivale a togliere ogni moralità alle sue azioni, il togliere ogni libertà alla sua volontà.

(Del contratto sociale, Jean-Jacques Rousseau)

Su questa base che il piano politico del presidente Lincoln si muove, ma non tutti riescono a comprendere le reali intenzioni. Pertanto il suo rinnovamento si piega nei confronti di una deriva prettamente politica, insistendo sull’idea che gli schiavi sono, sì, proprietà, però esseri umani. E una nazione nata sotto lo stendardo della libertà, non può permettere che un uomo viva ancora in catene.

La forza della democrazia emerge proprio in questo contesto: tramite il voto, è la maggioranza a decidere le sorti di chi ancora non gode di diritti. I principi del diritto devono essere fondati razionalmente, e dato che se ne pretende l’applicazione alla convivenza tra gli uomini, devono essere derivabili dalla natura umana. E come può un essere umano in catene, esplicitare i suoi diritti?

Lincoln insiste molto sull’idea che la libertà è parte della natura umana. Ed essa non può essere sottratta da un potere giustificato e tanto meno alienata dall’individuo stesso, seppur in maniera volontaria. Imporre leggi che legittimino la resa in catena, andrebbe contro l’idea stessa di diritto. In ambito politico, si parlerebbe di dispotismo.

La democrazia diventa una specie di garanzia, affinché l’uomo possa tutelare la propria libertà. Di conseguenza, legittima la sua sovranità, divenendo depositario del potere. La sovranità popolare è il fondameno ultimo dello Stato.

Nozione di “popolo”

C’è, allo stesso tempo, un altro aspetto da segnalare che ricorre nel film. Il concetto stesso di popolo visto come un’entità unitaria, dotata di una propria individualità e volontà, e non semplice aggregazione di soggetti. Gli uomini scelgono di unirsi in un corpo collettivo, che difenda la libertà degli individui e ne esprima in maniera unitaria la volontà. Tornando per un attimo a Rousseau:

In cambio della persona privata di ciascun contraente, quest’atto di associazione produce un corpo morale e collettivo, composto di tanti membri quanti voti ha l’assemblea. […] Questa persona pubblica, che si forma così dall’unione di tutte le altre, prendeva altre volte il nome di città e prende ora quello di repubblica o di corpo politico, il quale è chiamato dai suoi membri Stato, in quanto è passivo, sovrano in quanto è attivo […]. Riguardo agli associati, essi prendono collettivamente il nome di popolo, e si chiamano particolarmente cittadini in quanto partecipi dell’autorità sovrana, e sudditi in quanto sottomessi alle leggi dello Stato.

(Del contratto sociale, Jean Jacques-Rousseau)

Insomma, sorge una realtà collettiva che ha una propria identità, proprie finalità. Essa è formata materialmente dagli individui che la compongono, ma è distinta da ogni individuo particolare. Alla volontà generale si associa la nozione di popolo.

Conclusioni

Spielberg, attraverso il film Lincoln, ha saputo creare una perla davvero preziosa. Un film che va oltre il suo semplice aspetto cinematografico, il quale offre importantissimi spunti su cui riflettere. Lincoln, infatti, riesce a sviluppare pensieri, concetti, che hanno un grandissimo impatto con i tempi e con la realtà contemporanea.

Condivibili o meno, il film ha la forza di gettare le fondamenta per un solido dibattito, circa l’attualità. E, altro aspetto da sottolineare, Lincoln ci ricorda un dato: per quanto possiamo cercare un significato idoneo al concetto stesso di democrazia, essa non è altro che un esercizio quotidiano contro un potere, al fine di destabilizzarlo per recuperare (e mantenere vivo) un ipotetico spirito dialettico.

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