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Enter the Void – Il Potere di un Cinema Estremo

Dopo Seul contre tous (1998) e Irréversible (2002), il regista franco-argentino Gaspar Noè presentò al 62esimo Festival di Cannes il suo terzo lungometraggio, Enter the Void, nel 2009. L’opera in questione rappresenta il progetto più ambizioso dell’intera filmografia del suo autore, oltre ad uno dei più audaci prodotti audiovisivi del nuovo secolo.

Il film ci travolge fin dall’inizio grazie agli abbaglianti titoli di testa accompagnati da “Freak” dei LFO e ci trasporta in una caotica Tokyo illuminata dai neon dove conosciamo i due protagonisti: Oscar, uno spacciatore, e la sorella minore Linda.

Un giorno Oscar si reca in un locale chiamato “The Void” per vendere della droga su richiesta di un amico, ma il ragazzo scopre che l’appuntamento era una trappola organizzata in collaborazione con la polizia e si trova costretto a scappare nel bagno del locale dove verrà colpito da un proiettile sparato da un poliziotto, e morirà. Da qui parte l’esperienza extra-corporea di Oscar, attraverso il passato e il futuro.

Enter the Void

Enter the Void non rappresenta un semplice film, ma una vera e propria esperienza cinematografica grazie al lavoro certosino e alla perizia di Gaspar Noè, che utilizza le sue abilità registiche per farci vivere in prima persona il viaggio extra-corporeo del protagonista: l’autore si avvale principalmente di tre tecniche di ripresa, ovvero la soggettiva vera e propria (quando vediamo il mondo con gli occhi di Oscar), la semi-soggettiva (quando la m.d.p. pedina il protagonista, riprendendolo di spalle) e la visione aerea, la più originale, grazie alla quale siamo in grado di volare nel cielo sopra i grattaceli della città. Grazie a queste modalità di regia molto potenti, la distanza tra personaggio e spettatore si riduce, e Noè ci fa entrare nel corpo e negli occhi del suo protagonista senza filtri.

L’opera si fa ricordare anche per un’atmosfera unica, grazie alla splendida fotografia del fidato Benoît Debie, che illumina Tokyo con colori sgargianti che riempiono gli occhi di meraviglia. Inoltre, una gran quantità di fotogrammi sono stati ritoccati in post-produzione con l’ausilio della grafica digitale, creando così un autentico trip visivo in grado di rendere in immagini un’allucinata e surreale esperienza sotto l’effetto di droghe. Ed è così che, attraverso le affascinanti carrellate aeree e il montaggio caratterizzato da ellissi e sbalzi temporali, conosciamo il passato di Oscar e Linda, e il futuro della stessa.

Climax – Una lenta discesa nell’Incubo

Scopriamo così i traumi infantili dei due fratelli – a partire dalla prematura morte dei genitori fino all’affidamento dei due bambini – e il futuro della giovane, costretta a fare la spogliarellista per vivere; e degli amici (uno di loro vive come un senzatetto perché ricercato dalle autorità). Noè realizza così un film complesso non solo dal punto di vista tecnico, ma anche tematico: si può intendere che la condizione di povertà e degrado nella quale i protagonisti vivono sia dovuta a un’ infanzia difficile, che li ha fatti crescere senza un’educazione adeguata e modelli di riferimento stabili. Anche l’ambiente è descritto in maniera cruda e realistica, senza fronzoli, in quanto ognuno deve pensare alla propria sopravvivenza e costruire la propria strada per non farsi sopraffare della violenza e dalla cattiveria umana.

Enter the Void

Estremamente commovente è poi il rapporto tra i due fratelli, legati da un legame di sangue ma anche da vero e proprio amore: Oscar sembra guidato da una sola missione, ovvero prendersi cura di Linda e farle vivere una vita decorosa e il più possibilmente dignitosa. L’esperienza astrale vissuta da Oscar può simboleggiare quindi una tutela dall’alto della sorella, come se il ragazzo fosse il suo angelo custode e vegliasse su di lei. Altro rapporto fondamentale descritto dal film è quello dell’amicizia del protagonista con gli altri spacciatori, che tocca valori quali fiducia e onestà, qualità importanti e nobili ma non sempre garantite in un mondo corrotto.

Enter the Void

Enter the Void è quindi un film di Gaspar Noè al cento per cento dal punto di vista di tematiche e mise-en scène, in cui il regista dimostra maturità: non si limita a provocare o scioccare il pubblico, ma vuole coinvolgerlo e farlo riflettere. Noè si dimostra in grado di gestire ogni aspetto del film sapientemente, dalla sceneggiatura agli aspetti visivi, fino alla gestione degli attori, tra i quali si fa notare un’ottima Paz de la Huerta nei panni di Linda.

Noè firma uno degli esperimenti più coinvolgenti e coraggiosi degli ultimi anni, un vero e proprio viaggio pieno di struggente umanità e scintillante magnificenza, che si conclude con un finale che arriva a citare l’inarrivabile Capolavoro di Kubrick, 2001: Odissea nello spazio. Enter the Void travolge i nostri sensi e ci spiazza, ci colpisce violentemente per poi accarezzarci, ci accompagna in un’odissea indimenticabile e conturbante. Ed è per questo che è vero Cinema.

Leggi anche: Irreversible – Un tunnel chiamato desiderio

 

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