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X-Men L’Inizio – Il Ricordo di Erik, La Scelta di Magneto

“In te c’è molto più di quanto sai Erik, non solo rabbia e dolore, c’è anche del bene, l’ho sentito! E quando saprai dominare tutto questo, avrai un potere che nessuno potrà eguagliare, nemmeno io.”

– Charles Xavier

Cosa rimane del bambino che fu Erik Lensherr? Nato diverso da chi era al comando, nato diverso dal resto degli esseri umani, schiavizzato, strappato dalla madre, in seguito uccisa. E per cosa? Per il suo potere.

Tutto questo lo ha portato per anni a covare solo rabbia e desiderio di vendetta, rancore e odio. Un animo che non ha mai conosciuto la pace, una mente accecata (o illuminata?) dal caos della furia.

Umani o mutanti, nasciamo per avviarci verso un destino inesorabile, candele che lentamente si consumano. Tuttavia, Erik, nel momento in cui sceglie di diventare Magneto, diviene una candela che brucia da due lati.
L’unico verdetto è vendicarsi di coloro che gli hanno portato via tutto, di coloro che hanno reso il dolore un suo eterno compagno.

Attraverso quella sofferenza, quella rabbia, quella passione crudele che lo alimenta e al contempo lo consuma, aumentano i suoi poteri, gli permettono di compiere imprese straordinarie, ma non basta. Come sbloccare, allora, l’enorme potenziale? Qual è l’elemento mancante?

La risposta verrà dal mutante con la mente più espansa, più aperta, forse il più saggio, consapevole che la vera forza deriva dall’equilibrio di opposti. Ciò che manca ad Erik è la felicità, un momento che sia sereno.

“Credo che la vera concentrazione si trovi ad un certo punto fra la rabbia e la serenità.”

– Charles Xavier

Ma dove trovare la calma in un’anima che non ha mai conosciuto la pace? Dov’è la serenità in una vita di eterni tormenti e sofferenze?

Nel secondo volume de Alla Ricerca del Tempo Perduto, All’Ombra delle Fanciulle in Fiore, Marcel Proust narra dell’impossibilità psicologica della felicità. Poiché nella natura umana l’eterno conflitto interiore porta il cuore a sempre nuovi desideri e brame, di amore o di morte, sempre diversi da ciò che ci è dato di possedere.
Anche nel momento in cui effettivamente la felicità è presente, essa sfugge alla cognizione, non è mai percepibile, poiché probabilmente la volontà è già mutata.

Questo è ciò che accade, dunque: una mutazione. La felicità sfugge alle nostre perpetue mutazioni.

Esiste un solo luogo dove riconoscerla, dove Charles può trovarla per Erik, una terra sia remota sia prossima, che mai cambia se non nella mente stessa degli individui, un luogo perduto, così facilmente dimenticato, ma che la memoria può ritrovare: il passato.

Esiste in Erik un ricordo felice, fragile come una candela al vento, e infatti l’aveva scordato. Le capacità di Xavier come telepate gli permettono di recuperarlo, Lensherr stesso ammette che non sapeva nemmeno di avere quel ricordo.

Un momento così delicato, quotidiano, familiare e, soprattutto, sereno. Una parte di sé, dimenticata, ma mai perduta. Una parte del bambino che fu Erik. Il fragore delle bombe e gli squarci delle urla lo avevano seppellito e avevano creato Magneto, il vendicatore degli oppressi, violento e spietato.
Charles mostra a Erik un’altra strada, che non ha la sua svolta in ciò che farà, ma in ciò che è già stato.

Una memoria involontaria, un rievocare delle sensazioni, come lo stesso Proust sosteneva nel suo romanzo: “basta che un rumore, un odore, già uditi o respirati un tempo, lo siano di nuovo, nel passato e insieme nel presente, reali senza essere attuali, ideali senza essere astratti, perché subito l’essenza permanente, e solitamente nascosta, delle cose sia liberata, e il nostro vero io che, talvolta da molto tempo, sembrava morto, anche se non lo era ancora del tutto, si svegli.”

Secondo lo scrittore francese si è felici solo nel ricordo di esserlo stati.

Così come ne Alla Ricerca del Tempo Perduto il protagonista ritrova il suo tempo felice, la sua infanzia, in un sapore, in una percezione, privo di ogni controllo sull’operato della sua mente, Erik recupera un’essenza dimenticata, un barlume di una vita diversa grazie al suo amico.

Non il presente né il futuro sono, quindi, in maniera esclusiva, le terre del possibile, ma il passato.

In quell’equilibrio di gioia e dolore si nasconde la concentrazione, la forza di Erik Lensherr, che nasce dal più umano dei poteri: la memoria.

“Certi ricordi sono come amici di vecchia data, sanno fare pace” 

– Marcel Proust

Tuttavia, una volta consapevoli delle proprie capacità, di ciò che è stato e di ciò che è, arriva il momento di scegliere. Nonostante il bene ritrovato, il tempo ritrovato, Erik sceglie il cammino lastricato di rabbia, dolore e vendetta.
Erik sceglie di diventare Magneto.

“La pace non è mai stata un’opzione”

– Magneto

 

Leggi anche: Magneto – Una Volontà Ferrea Non Perde il Controllo

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