google-site-verification=Z-iiMQ70202XbeRqAJMdql9f6sCrAIa8gk6Gr_Nm7q4
Home Cinebattiamo Midnight in Paris - Al di là di una perfetta mezzanotte parigina

Midnight in Paris – Al di là di una perfetta mezzanotte parigina

Se c’è un film che per antonomasia aderisce senza pieghe o smagliature ai gusti medi di uno spettatore-sognatore, di un idealista, di un romantico-nostalgico – uno di quelli che vivrebbe con un Nokia 3310 in eterno pur di non lasciarsi attraversare dalle ondate di gente in fila per il nuovo modello iPhone, e che adora Parigi anche se non l’ha mai vista, ma ne ama l’idea, con una certa coerenza – beh quello, quel film, non può che essere Midnight in Paris.

Al di là della trama armonica (in una serata parigina che si ribella alle coordinate temporali, incontrare i coniugi Fitzgerald, Ernest Hemingway e Gertrude Stein è l’Armonia), nel sottotesto di Midnight in Paris c’è certo qualcosa intorno a cui poter farci qualche domanda.

Innanzitutto: una bellissima, ricchissima e superficialissima americana come è possibile che sia la fidanzata di uno sprovveduto scrittore alienato da qualsiasi dinamica di tipo affaristico-commerciale? Cosa avranno trovato a vicenda l’uno nell’altra? Per carità, fortunello lui (parliamo pur sempre di Rachel McAdams). Lei anche, se ci piacciono i tipi così (parliamo pur sempre di Owen Wilson). Forse sarebbe da reclamare solo una presunzione più equilibrata, da entrambe le parti: lei ne ha troppa, lui, invece, neppure un minimo indispensabile per legittima difesa.

Questo perché è tanto un povero pollo abindolato quanto un insetto coscienzioso: è così facile avere a che fare con una donna semplice piuttosto che con una nelle sue corde! E a saperlo meglio di lui è forse solo il poeta crepuscolare Guido Gozzano. Fosse stato il suo grillo parlante, gli avrebbe dedicato (quasi come per consiglio) quelle fortunate strofe di quella fortunata poesia scritta un po’ di tempo fa e senza troppi patemi, ma con una giusta dose di arroganza, gli avrebbe suggerito:

Oh! questa vita sterile, di sogno!

Meglio la vita ruvida concreta

del buon mercante inteso alla moneta,

meglio andare sferzati dal bisogno,

ma vivere di vita! Io mi vergogno,

sì, mi vergogno d’essere un poeta!

(…)

ma tu non credi… E non mediti

Nietzsche…

Mi piaci. Mi faresti più felice

d’un intellettuale gemebonda…

Tu ignori questo male che s’apprende

in noi. Tu vivi i tuoi giorni modesti,

tutta beata nelle tue faccende.

Mi piaci. Penso che leggendo questi

miei versi tuoi, non mi comprenderesti,

ed a me piace chi non mi comprende.

È un po’ la consueta storia degli opposti che si attraggono ma più studiata: capita spesso che un animo sensibile desideri offrire il suo tempo ad un animo razionale, afferrabile e niente affatto evanescente, piuttosto che ad uno a lui affine in termini di inquietudine. È un sentirsi al sicuro, un poter banalmente ammettere: la vita è anche moneta, non solo arte o poesia, e se io alla moneta ci so pensare poco è bene che accanto a me ci sia qualcuno che mi dia una mano ad essere più pragmatico.

Ma poi a un certo punto serve a ben poco essere così premurosi verso se stessi. Ed è questo che ci dimostra Midnight in Paris con la storia di Adriana, e cioè che l’amore è un’altra cosa. Non ci si può ragionare su, affatto. Ti capita l’amore, come ti capita di inciampare su una strada perfettamente spianata e appena asfaltata. E a quel punto non puoi che fermarti e alzare le mani in segno di resa.

Midnight in Paris

Poi la Parigi così agognata e tutta reclusa in un’aura sacra: forse un eccesso? Non sono nessuno per dirlo, però, ecco, Parigi è forse solo sbagliato crederla così inafferrabile. Così impossibile da tenere stretta per più di una notte, così laconica e indecifrabile. È una città, pur sempre un contenitore, un significante e non un significato. Ha i suoi misteri e le sue debolezze, come ogni luogo, come i luoghi più belli, anche i più incantati.

Davvero crediamo che se ci trovassimo a viverci, a fare la spesa dallo stesso supermercato ogni giorno, o a portare le camicie da stirare sempre dalla stessa lavanderia, la troveremmo così amabile? Tutto finisce per stancarci, il finale di tutti i finali realistici non è altro che questo. E non voglio costringere nessuno al cinismo (che è una brutta bestia) ma voglio solo provocare chi, come me, tende ad avere uno sguardo talvolta troppo fatato su determinate facciate del reale. E allora anche Parigi finirebbe per stancarci. Dopo meno di un anno ci ritroveremmo attorno ad un tavolo o su un letto a pensare ad un’altra città in cui trasferirci. Questo perché la vita  è – ahimè – anche spesa, scontrini, camicie da stirare, imprecazioni contro conducenti maldestri.

Midnight in Paris

Ma è bello credere che non sia solo questo, la vita, ma anche questo. È bello che – al di là delle cose più ingenti, delle mezzanotti parigine perfette o dei grandi dolori –  essa riesca a racchiudere tra le sue grate tanto un litigio durante una cena quanto un incontro piacevole e inaspettato. Tanto un autobus perso davanti ai nostri occhi quanto un taxi che invita gente a salirvi su. Così bello che da sempre penso che prima o poi andrò a Parigi solo per provare a viverci per un po’. Perché voglio provare su di me se per una volta riesco ad accettare più benevolmente traffico e scontrini consunti, tutto qui. Senza troppe pretese, eh. È solo una piccola sfida con me stessa, e con gli scontrini.

 

Leggi anche: New York – La vera Musa di Woody Allen

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Quentin Tarantino e i Meta-Personaggi

Tarantino e i meta-personaggi. “Se pensate di vedere doppio non regolate il vostro televisore perché, beh, in qualche modo è così!” (C’era una volta a… Hollywood) Il...

Joker danza sulle note di I started a joke dei Bee Gees

Ballare. Il tratto (o uno dei tratti) che rende il Joker di Phoenix unico è in quel momento: il momento in cui le spalle s'irrigidiscono,...

La società di Gotham non è quella reale

"Gotham ha fatto il suo tempo. Come Costantinopoli e Roma prima ancora, la città è diventata terreno fertile per sofferenze e ingiustizie. Impossibile salvarla,...

Arancia Meccanica – La Melodia dell’Ultraviolenza

Arancia Meccanica è una delle opere cinematografiche più intense e provocatorie del novecento, una pietra miliare per il cinema che mira a curare l'introspezione...