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How I Met Your Mother – Lo Conosci Ted?

How I Met Your Mother

“Guardati attorno. Sei solo, Ted.”

– Barney Stinson (stagione 8, puntata 20)

La vita di Ted Mosby potremmo immaginarla come una città. Strade piene di palazzi da lui progettati, composti dai giorni della sua vita. Il giorno in cui ha iniziato ad inseguire il suo sogno di architetto, il momento in cui quel sogno si è realizzato; il giorno in cui ha rubato un corno blu, il giorno in cui ha trovato (e ritrovato) un ombrello giallo; l’attimo in cui si è innamorato, il giorno in cui quell’amore è finito. Di questi edifici se ne troverebbero parecchi.

Tra questi edifici troveremmo un faro.

Poiché Ted ha una costante nella sua vita, una luce sempre accesa, che alle volte si è affievolita, ma mai spenta. Ted ha sempre illuminato la via per coloro che si fossero perduti nei mari in tempesta dell’amore, del destino e del tempo.

Ha sostenuto l’amore, lo ha affrontato, ha creduto nel destino, ne è stato abbattuto, e ha viaggiato nel tempo, pur rimanendo nel suo eterno presente.

Solo Ted Mosby. Un uomo e la sua vita assolutamente normale, una vita di rifiuti, di occasioni mancate, una vita alla vana ricerca di ciò che ormai è stato e alla disperata ricerca di ciò che ancora ha da essere. Una vita di risate e pugni in faccia, giorni di pioggia e rassegnazione.

Tutto ciò cui può andare incontro chiunque, per questo Ted offre a tutti noi un semplice dono, un riparo, qualcosa per sentirci al sicuro: un ombrello.

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Il Regalo del Destino di una Vita

“È qualcosa che si crea all’istante. Una sensazione che ti attraversa impetuosa come il corso di un fiume, che ti riempie e ti svuota allo stesso tempo. La percepisci in tutto il corpo, nelle mani, nel cuore, nello stomaco, sulla pelle… Ti hanno mai fatto sentire in questo modo? […] Può succedere a tutti, anche se non sappiamo quando, né dove.”

– Klaus (stagione 8, puntata 1)

Non è qualcosa che dipende da noi, succede e basta. E ad un tratto il suolo non è più sotto i nostri piedi, precipitiamo nell’attesa che qualcuno ci faccia volare. Succede anche di schiantarsi alle volte.

Non si tratta di segnali dall’universo, speriamo che abbia di meglio da fare, direbbe Ted; si tratta di qualcosa che è dentro di noi, che accettiamo solo quando siamo disposti a farlo, che ci guida verso quello che nemmeno sappiamo di volere.

Qualunque cosa sia, solamente un’altra persona, un altro da sé può risvegliarla. Oltre l’io solitario e l’amor proprio.

Perché la vita di un essere umano può procedere e concludersi in totale solitudine, in uno stato di quiete, priva di ogni turbamento. Però quella tempesta arriva, e nessuno ha mai saputo quanto lontano lo avrebbe portato, o quanto a fondo.

Fin dove arriverà Ted Mosby per Robin Scherbatsky?

La loro storia scorre parallela al non casuale libro preferito di Ted: L’Amore ai Tempi del Colera. Il racconto di due singolarità distanti, che dopo angosce e malattia (sia del corpo sia dell’animo), si ritroveranno. Non sono invecchiati insieme, ma sono insieme alla fine come lo furono all’inizio, poiché ciò che hanno provato l’uno per l’altra andava oltre qualsiasi dimensione del remoto.

I sintomi dell’amore sono gli stessi del colera, scriveva Marquez. Una febbre quindi, un corpo intorpidito, ma che da una perversa sensazione di piacere.

Una relazione con un principio, senza un durante, e che ricomincia alla fine di tutto, alla fine delle pagine e delle parole. L’analogia con Ted e Robin è quanto mai palese.

Solitudini possibili senza sapere di esserlo, un futuro possibile, ma così sospeso nella nebbia, e un passato rinchiuso e irraggiungibile. Un presente, un istante ripetuto nel tempo in cui si sono concessi amore.

Poi, la separazione, la distanza, l’amicizia, la tenerezza. La promessa di una non solitudine, ma non la promessa di un amore.

Non era destino? Un sogno che non diventa realtà è una bugia, o qualcosa di peggio?

Ted è un credente, a suo modo, un uomo di fede. Contro ogni logica, sfidando il concetto di casualità ineluttabile, crede che alcune cose succedano per una ragione, che il ritrovare un particolare oggetto, trovarsi in un particolare luogo con giorni di anticipo, non siano mere coincidenze.

Un architetto, abituato a progettare e pianificare, accetta l’illusione del controllo, accetta di lasciare che tutto semplicemente sia.

How I Met Your Mother
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Un romantico inguaribile, corre con tutte le sue forze nel suo abbraccio sentimentale all’esistenza, ma non sa mai quando sta per schiantarsi contro un muro. Compie quel salto, un atto di fede; vola verso il sole fino a che le sue ali non bruciano, precipita, muore, si rialza. Eppure persiste inesorabile, nonostante l’angoscia, nell’essere sé stesso, nell’assecondare ogni sua emozione.

Deriva dal più umano dei poteri: la speranza. È difficile resisterle, ti fa credere che le cose siano possibili. Ti fa rialzare quando dovresti rimanere a terra, permette di sopportare il dolore senza piegarsi.

Anche quando tutti diranno che sei un idiota, di lasciare perdere, che non ne vale la pena. Non è quello che ha imparato Ted. L’amore è una presenza costante, priva di senso, sopravvive a qualsiasi cosa, che questo sia un bene o meno. L’amore non può finire, può solo trasformarsi, creare splendide amicizie, o scagliare un uomo nel baratro del suo animo. Può addirittura cambiare una persona.

Ma che succede quando la donna cui hai dedicato tutto questo, la donna che ti ha cambiato, non ti ama e se ne va?
Come per ogni credente, arriva la perdizione. Sperduto nell’ombra di sé stesso, Ted deve trovare il modo di andare avanti. Non può aggrapparsi al passato.

I giorni che avrebbero dovuto essere con Robin, non accadranno. Quel medaglione che lui tanto disperatamente vuole donarle è il ricettacolo delle memorie che avrebbe voluto vivere con lei, che però mai furono, che non saranno mai.

O forse, un medaglione è solo un medaglione.

“Robin and I are engaged”, è il messaggio che riceve dal suo amico Barney. Così, anche quando la sofferenza sembra non poter peggiorare, il destino può decidere di rincarare la dose.

Come una luce più splendente crea un’ombra più oscura, maggiore è il sentimento, l’interesse, la preoccupazione, e tanto più aumenta il dolore.

Oltre ad un amore perduto, l’autocommiserazione per un amore ancora provato. I sensi di colpa, dell’orrenda colpa di amare la futura moglie del suo amico più caro. E ogni sguardo dato a quella coppia, ogni volta che lei sorriderà a lui, scherzerà con lui, lo bacerà, saranno solo pugnalate in più. Nulla che si possa fare; le persone cambiano la propria vita quando fanno degli sbagli, ma non quando vengono ferite e sanguinano.

La strada è ormai smarrita (lo spazio), il momento è perduto (il tempo) ed è inutile andare alla sua ricerca; il vento ha cambiato direzione (il destino) e non si vedono fari nella tempesta.

“È che ho smesso di crederci, e non come un depresso che lacrima durante un discorso di nozze, ma in un modo di cui non mi ero accorto fino a stasera. Ogni giorno sento di crederci un po’ meno e un po’ meno e ancora un po’ meno e questo è… triste.”

– Ted Mosby (stagione 7, puntata 1)

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Un Biglietto per Farhampton

È davvero un peccato amare? È davvero sbagliato pensare di sapere se la donna che ami non sta sposando l’uomo giusto? Ted si alza ogni mattina sapendo che lei è con un altro, e al contempo spera che lei trovi la felicità, anche se non sarà con lui. L’immortale contraddizione umana del sapere di stare facendo la cosa giusta, ma ritenersi comunque una persona meschina, con dei pensieri tormentati, sconfitto dall’eterna legge per cui le cose capitano e nessuno può farci niente. Tuttavia, non gli riuscirà mai di evitare l’amore.

La decisione di andarsene a Chicago non è dettata dalla inesorabile ricerca della donna della sua vita, forse, ma proprio nella consapevolezza che lei, così irraggiungibile, non si trova lì. Allora potrebbe mettersi l’animo in pace. Scappare come unica soluzione.

“Di’ addio a tutte le volte in cui ti sei sentito perso, a tutte le volte in cui hai avuto un “no” invece di un “si”, alle mazzate, alle ferite, ai colpi al cuore, alle delusioni.”

– Lily (Stagione 9, puntata 3)

Un dolore del genere, sentirsi abbandonati dalla propria stessa vita, da tutto ciò in cui si è creduto, può essere troppo per vivere, ma stranamente mai abbastanza per poter morire.

Perché non è possibile dimenticare, cancellare dai propri ricordi lo sguardo che più ti ha dato coraggio e più te ne ha tolto. La paura di incrociare quegli occhi in cui era bello perdersi, il motivo per cui innamorarsi è così maledettamente difficile, la paura di perdere ogni cosa, persino la propria identità. E nemmeno si può dare la colpa. Sarebbe tutto più facile.

Partire per scongiurare ulteriore sofferenza, abbandonare il fato per non esserne abbandonati, sentirsi talmente miserabili e per questo evitare di affrontare sé stessi. La solitudine, le notti insonni, un dolore talmente intenso che sembra diventare fisico, oltre che psicologico. Perché quando i no” nella vita si accumulano, iniziano a diventare insostenibili, ogni tipo di fiducia nel proprio io viene a mancare, ed è meglio abbattersi da soli prima che lo faccia qualcun altro.

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Tuttavia, spesso ci si imbatte nel proprio destino sulla strada presa per evitarlo. E con la giusta resistenza e saggezza la paura non deve rendere l’individuo crudele o codardo. Ted ha affrontato tutto questo.

Poiché esiste una meta ultima, per quanto ignota e inaspettata possa essere. E allora un faro si accende nell’oscurità, un ombrello si apre nella pioggia.

L’amore non abbandona mai nessuno, che questa sia una benedizione o una condanna. Ted sembra averlo realizzato. Non si tratta di crederci o meno, piuttosto del chiedersi se quella sensazione così subdola, quel legame così forte debba credere in noi. Poiché, infatti, l’amore non è un’emozione, ma una promessa.

Tracy o Robin, non ha importanza, non importa il finale di una storia, nel momento in cui essa non finisce davvero. Trascendendo le dimensioni di destino, spazio e tempo Ted Mosby si manifesta come amore, qualunque cosa accada.
La morte di Tracy non interrompe l’amore di Ted per lei, così da fare posto a quello mai sopitosi per Robin; perché è solo amore, non cambia in base alla persona, non è più o meno intenso, non è quantificabile. È immortale nel cuore di Ted, che si incarni in un corno blu o in un ombrello giallo. È solo amore, imperfetto, fragile, ma promesso a chiunque sia disposto ad accoglierlo, fino alla fine dei giorni, e oltre. Ci sarà sempre una parte di Tracy in Ted, di cui sarà per sempre grato, e forse è proprio quel ricordo che gli permette di amare ancora.

Dopo le lezioni del passato, consapevole dell’eterno presente, è il momento di un ritorno al futuro.

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In un monologo che non inquadra mai la persona cui è rivolto, la persona amata, perché non è fondamentale. Solo Ted e il suo sguardo perso, lo sguardo di chi ha perso; solo con la sua promessa di un amore, che esiste in lui e grazie a lui. Che sia ricambiato o meno non è indispensabile. Esiste, forse, la persona giusta, il destino primo o poi la porta sul cammino di ognuno, ma non è questo il punto.

Quel discorso significa amore, una dimensione e una promessa senza tempo, senza esclusività. Da parte di colui che ha avuto il coraggio di amare ancora, nonostante tutto. Poiché tra il non amare e il non essere amati, la vera tragedia è il non amare.

Ciao. Sono Ted Mosby. E tra 45 giorni esatti noi ci incontreremo,  e ci innamoreremo, poi ci sposeremo, e avremo due bambini. Ci ameremo molto, per tutta la vita. Però fra 45 giorni. Se ora sono qui è solo perché… voglio questi 45 giorni, io voglio viverli tutti con te.  O mi prenderò questi 45 secondi prima che arrivi il tuo fidanzato a darmi un cazzotto. Perché io… io ti amo, e lo farò per sempre, fino alla fine dei giorni. E oltre. Vedrai.

– Ted Mosby (stagione 8, puntata 20)

 

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