google-site-verification=Z-iiMQ70202XbeRqAJMdql9f6sCrAIa8gk6Gr_Nm7q4
Home Cinebattiamo Raw - Accettare se stessi per quello che si è

Raw – Accettare se stessi per quello che si è

Da quando 3 anni fa venne presentato a Cannes – dove vinse il premio FIPRESCI -, Raw, opera prima della giovane regista francese Julia Ducournau, è stato oggetto di critiche, proteste, reazioni al limite, ma anche di lodi – a volte eccessive – che lo hanno portato ad essere etichettato come il migliore e più sconvolgente horror dell’anno, in modo forse troppo superficiale.

Perché Raw è, diciamolo, un film viscerale, violento, crudo – come suggerisce il titolo – ma non è con questi elementi che ha conquistato il nostro cuore. Raw è molto di più: è la storia di una ragazza, Justine (una meravigliosa Garance Marillier), e della sua crescita favorita dal college; è una storia di emancipazione, di accettazione di se stessi per come si è, senza tuttavia rinunciare a momenti di crudezza priva di ogni retorica e scarna di livelli metaforici profondi. Il tutto condito da una messa in scena elegante e funzionale, che gioca con la composizione dell’inquadratura e con la vividezza dei colori, tra cui spicca il rosso.

Ma procediamo per gradi, il film comincia in medias res, con la presentazione della protagonista che si sta recando al college per studiare veterinaria. Una ragazza come tante, timida, caratterizzata da una tendenza alimentare particolare: è vegetariana, come i suoi genitori, anche se si intuisce subito come la scelta sia più imposta dall’esterno che propria. Al college, che frequenta insieme alla sorella maggiore Alexia, comincia per lei un percorso di iniziazione alquanto particolare, fatto di bagni di sangue animale, banchetti di rene di coniglio crudo e feste selvagge. Lentamente Justine inizia ad uscire dalla gabbia di regole e obblighi imposti dall’autorità, in particolare quella genitoriale, per crescere e scoprire chi è veramente. In questo contesto, il cannibalismo non è trattato come un elemento macabro e straniante, ma come caratteristica della personalità della protagonista (e della sorella).

In questo senso possiamo parlare di un horror atipico, in cui il pericolo non viene dall’esterno – e la protagonista non rischia la vita o si trova alla mercé di un serial killer. Non possiamo parlare neanche di un pericolo vero e proprio, semmai di un elemento che arricchisce ulteriormente l’esperienza spettatoriale, arrivando a coinvolgere ad un livello che va oltre quello mentale, per toccare le corde più profonde dei nostri sensi.

Raw

Il film del resto lavora su più livelli: uno prettamente narrativo, per cui assistiamo ad una storia raccontata per immagini, con un inizio e una fine, una ‘classica’ storia di crescita personale che segue in maniera abbastanza classica una traiettoria lineare; ed un altro visivo, dato che ogni immagine è costruita con una precisione incredibile, ed è – oltre e prima di tutto – una straordinaria esperienza visiva. Infine, il livello forse più importante, quello sensoriale appunto, è così dominante che possiamo quasi affermare come Raw sia un film che vada compreso con il corpo più che con l’intelletto. Ma nonostante la scelta di inserire in quest’opera un’ampia ricchezza di contenuti, essa non si lascia mai andare ad una semplice retorica: le metafore sono assenti, lo stile è schietto, conciso, senza mai abbandonarsi a facili formalismi che alla lunga rischierebbero di annoiare. In parole povere, quello che dobbiamo comprendere e ciò che vediamo si trovano sullo stesso piano.

Altro elemento che colpisce è il modo in cui viene rappresentata la figura femminile: la protagonista è apparentemente una ragazza molto tranquilla, il cui ruolo è stato nettamente imposto dai genitori. Tuttavia, grazie alla libertà e all’indipendenza che la vita al college le consentono, Justine riesce a lasciarsi andare, scoprendo chi è veramente; e si abbandona ai piaceri lungamente negati: quelli del sesso, dell’alcool e da ultimo, quasi come fosse una naturale conseguenza, il cannibalismo. Traspare quindi un’attenta analisi sulla figura della donna, osservata nelle sue molteplici sembianze: quella di predatrice (in tutti i sensi), dal momento in cui diventa veramente libera di esprimersi e di lasciarsi andare; ma anche le sfumature di una figura più fragile e remissiva, costretta a sottostare alle regole della società, sempre in bilico fra ciò che gli altri si aspettano e ciò che realmente desidera. Julia Ducournau si muove evidentemente in un ambiente che conosce bene e di cui può raccontare dall’interno le contraddizioni e le problematiche.

Raw

Notevole importanza è attribuita anche alla rappresentazione del nucleo familiare, immortalato dalla figura della sorella maggiore Alexia, che è la prima a comprendere le inclinazioni della sorella, a spingerla verso l’autoaffermazione, nonostante non manchino le liti, le discussioni, i problemi. Il rapporto fra le due è complesso e stratificato, ma soprattutto realistico. Alexia sembra aver affrontato per prima un percorso simile a quello di Justine, ed è proprio in qualità di guida che ha vissuto sulla propria belle determinate esperienze che Alexia guida la sorella in maniera decisa verso l’inevitabile crescita che deriva dall’indipendenza della vita nel college. Non meno importanti sono i genitori, che all’inizio vediamo come figure autoritarie. Alla fine, tuttavia, sarà proprio il padre, in uno dei finali migliori degli ultimi anni, a darci un messaggio importante: siamo quello che siamo, e dobbiamo imparare a conviverci.

È ciò che traspare dopo la visione della pellicola, il senso più profondo sotto una superficie a tinte horror. La timida Justine subisce un cambiamento radicale dopo le esperienze vissute al college, ma l’impressione che lascia è quella di una ragazza consapevole delle sue scelte. Nonostante il suo sia un percorso a dir poco atipico, tutte le esperienze legate al cannibalismo e a un generale senso di affermazione della propria unicità non rappresentano l’ennesimo tentativo di seguire regole non sue, ma una vera e propria presa di coscienza delle proprie attitudini. Il paradosso del film si trova proprio qui: la Justine che arriva al college è un membro funzionale della società, pienamente inserita in un sistema catalogatorio che la considera semplicemente una giovane studentessa dai voti alti, costretta a seguire un determinato insieme di principi, una persona ‘normale’ ma infelice; quella che vediamo alla fine del primo anno, invece, è una ragazza che ha trovato il suo posto, anche se in modo non convenzionale. Una cannibale che si è creata dei nuovi valori in cui credere, però libera ed emancipata.

Dunque Raw è un film ben riuscito, che riesce a rinnovare un genere stantio come quello del cannibal-movie, inserendo elementi che rimandano al dramma e al coming of age (storie di formazione) ed evitando qualsiasi banalizzazione. Una menzione speciale la meritano la fotografia di Ruben Impensche gioca sul contrasto tra colori freddi per gli esterni e colori caldi per gli interni; e le interpretazioni delle attrici che impersonano le due sorelle. E’ la protagonista tuttavia a prendersi gran parte della scena, riuscendo con la sua presenza a occupare da sola lo schermo in alcune sequenze memorabili, e ad interpretare alla perfezione la complicata – per usare un eufemismo – Justine.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Quentin Tarantino e i Meta-Personaggi

Tarantino e i meta-personaggi. “Se pensate di vedere doppio non regolate il vostro televisore perché, beh, in qualche modo è così!” (C’era una volta a… Hollywood) Il...

Joker danza sulle note di I started a joke dei Bee Gees

Ballare. Il tratto (o uno dei tratti) che rende il Joker di Phoenix unico è in quel momento: il momento in cui le spalle s'irrigidiscono,...

La società di Gotham non è quella reale

"Gotham ha fatto il suo tempo. Come Costantinopoli e Roma prima ancora, la città è diventata terreno fertile per sofferenze e ingiustizie. Impossibile salvarla,...

Arancia Meccanica – La Melodia dell’Ultraviolenza

Arancia Meccanica è una delle opere cinematografiche più intense e provocatorie del novecento, una pietra miliare per il cinema che mira a curare l'introspezione...