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Intervista a Emiliano Corapi regista di Amore a Domicilio

Emiliano Corapi

A volte le migliori idee scaturiscono proprio dalla realtà che ci circonda. È sempre successo ai grandi registi del passato e succede anche al regista romano, Emiliano Corapi che per la sceneggiatura del suo secondo film, L’amore a domicilio, ha preso spunto da un episodio di vita sentito ai tempi dell’università.

Uno studente agli arresti domiciliari si  fidanza con una ragazza conosciuta l’unico giorno in cui può uscire per dare un esame. Simone Liberati e Miriam Leone diventano i protagonisti di una commedia tratta da questo racconto surreale che Emiliano Corapi ha saputo trasformare in una commedia allegra e frizzante ispirata più ai ritmi della screw ball comedy americana che alla commedia all’italiana.

Intervistato all’Umbria Film Festival, Corapi ci ha raccontato i segreti del suo cinema e come abbia concepito questa commedia dal respiro così internazionale.

Allora, la prima cosa che ho notato non appena iniziato a vedere il film è un uomo timido ed introverso da una parte e una donna estroversa dall’altra, e subito mi è venuta in mente Susanna di Howard Hawks; esiste questo tipo di riferimento alle screw ball comedy nel tuo film?

Beh, non è proprio un riferimento esplicito, ovvio che quando si scrive un film si tende a farsi condizionare da tutto ciò che si è visto, e questo tipo di riferimento può indubbiamente essere presente: c’è una femme fatale che in qualche modo cambia la vita di questo giovane, questo personaggio pavido che viene quasi raggirato, o comunque cade in un meccanismo che lo porta a compromettersi sempre di più.

Emiliano Corapi

Ho notato un’ampia diversità linguistica: lui che parla romano, lei che parla siciliano, oltre ad un po’ di francese, e questi elementi mi hanno fatto pensare alla commedia dell’arte.

Assolutamente sì, hai centrato un punto a cui tenevo particolarmente, ovvero il non caratterizzare la storia solo in funzione del luogo in cui si è, che può spesso risultare delimitante, quindi la cosa che hai detto tu è senz’altro vera. Mi piaceva l’idea che Miriam, pur vivendo a Roma, avesse l’accento sporcato da quello che è il suo dialetto di provenienza, ovvero il siciliano, e la stessa cosa per gli altri personaggi. Non volevo insomma dare una connotazione troppo romana al contesto, poiché lo ritengo un limite.

Per quanto riguarda gli spazi: il fatto che questi due ragazzi stiano in uno spazio chiuso all’interno di una casa è per loro opprimente o in qualche modo rappresenta un trampolino di lancio?

Sicuramente per il personaggio di Anna si tratta di una condizione opprimente, mentre per il personaggio di Renato, che crede di poter trarre vantaggio dalla situazione, non lo è. Tuttavia la persona che realmente è agli arresti è chi cerca di avere il controllo di tutto, in questo caso Renato: credendo di poter approfittare della situazione in cui si trova la ragazza di fatto egli stesso ha difficoltà ad uscirne. Proprio il tema del film è l’impossibilità di avere un paracadute in amore, di poter tornare indietro una volta fatto il passo oltre quella soglia.Emiliano Corapi

Amor che nullo amato amar perdona; essendo io di Ravenna ogni  riferimento a Dante mi rende felice. Volevo chiederti: la simbologia del canto V dell’inferno permea tutto il film o è presente solamente nella morale finale?

Beh, diciamo che lei (la protagonista) ha effettivamente difficoltà a capire ciò che sta studiando, e solo durante l’esame riesce in qualche modo a comprendere ciò che Dante volesse dire in quei versi, avendo studiato a pappagallo e non avendo la minima formazione o capacità di approfondire. Ha di fatto imparato tutto a memoria, e l’idea che in quel momento riesca a capire il significato di quei versi è tematicamente appropriata, un modo per farle capire di essersi innamorata di lui.

Nell’ultima battuta tra i due ho visto una certa gelosia di lui nei confronti di lei, come ad aver paura che nel momento in cui è libera tutti possano averla. Personalmente non ho visto un finale lieto, e volevo sapere se fosse solo una mia impressione o se anche tu la pensi come me.

Quello in realtà è un piccolo ritorno all’inizio del film; lui uscendo da quella casa ha il riflesso della paura iniziale, credendo di non essere in grado di rapportarsi a lei al dì fuori del suo ruolo da padrone di casa. Personalmente penso che il personaggio sia cambiato nel corso della storia, ed è lei che lo scuote, a portarlo fuori da quella casa, come a testimoniare l’evoluzione del loro rapporto.

Emiliano Corapi è sicuramente un regista che sa il fatto suo e che riesce non solo a perfezionare il suo stile in base alla materia narrata, ma anche ad adattarsi a un pubblico più internazionale a cui destinare le sue  opere. Averlo incontrato all’Umbria Film Festival è stato un onore e una piacevole scoperta.

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