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Intervista a J.Miles Dale- Produttore premio de La Forma dell’Acqua

J.D.Miles

Fa caldo a Sestri Levante. Sto bevendo tranquillamente un caffè, quando l’ufficio stampa del Festival mi dice di correre alla baia del Silenzio. J. Miles Dale sta facendo una passeggiata sulla spiaggia ed è disponibile a incontrare dei giornalisti. Mi affretto subito a raggiungerlo. Vestito di tutto punto in giacca e cravatta io, lo incontro in maglietta e pantaloncini corti intento a fumare un sigaro. È strano vederlo così. Mi fa ancora più strano pensare che un premio Oscar sia di fronte a me e sia disponibile e farsi intervistare. Infatti quell’uomo robusto, solare e gentile che si siede accanto a me in riva al mare ha prodotto capolavori come Scott Pilgrim vs The World,  The Strain e La Forma dell’Acquaè amico intimo di Del Toro e di Edgar Wrighte frequenta abitualmente gli studios di Hollywood. Perciò non nego di essere in soggezione, ma appena ci mettiamo a parlare, lui riesce subito a mettermi a mio agio e così iniziamo.

Inizio dicendo che la ammiro molto per i film che ha prodotto e vorrei sapere in cosa consiste il tuo lavoro di produttore.

Vuoi risposte corte o lunghe? è radio, stampa o..?

Stampa!

ok, quindi possiamo chiacchierare un po’.

Tutto il tempo che vuoi

 Beh, il produttore fa molte di cose diverse: a volte seleziona un libro e lo adatta\sviluppa per il cinema, assume gli attori, assume il regista. Capita anche, però come nel caso di Guillermo, che lui scriva e io organizzi tutto il resto. Qualche volta ricevo soldi, qualche volta i soldi ce li metto io, ma sai, cambia tutto a seconda del progetto che si sta sviluppando in quel momento. Nel mio caso, normalmente, il mio compito è trovare una sceneggiatura e venderla, trovare un distributore e poi organizzare il tutto: scegliamo il team principale, componiamo il cast, in accordo con regista e con lo studio e poi si fa il film.

Tu cerchi di far filare tutto, di arginare i piccoli problemi con cui hai a che fare sul set , cerchi di non sforare il budget e poi cerchi di essere un motivatore per le persone con cui lavori perché comunque molte volte è difficile; lavori tutta la notte etc. E poi quando il film è finito io sono una seconda opinione per il regista e per la post produzione. Se il film è troppo lungo decidiamo di tagliarlo un po’, quando si parla di pubblicità e marketing, partecipo alle varie campagne di promozione. quindi davvero, dall’inizio fino alla fine sei presente.[…]

I registi più esperti, come Guillermo, sono più semplici da affiancare, perché sanno esattamente quello che vogliono, dunque tu devi solo assicurati di dare compiti da svolgere alla squadra e supervisionare. Io ho lavorato anche con molti registi alle prime armi, hanno bisogno di essere guidati un po’ di più, hanno bisogno che tu gli dica ‘forse dovremmo davvero pensare se fare in questo modo o in quest’altro’ o ‘non possiamo girare per 24 ore consecutive, dobbiamo fermarci ad un certo punto’’ o ancora ‘dovremmo fare un close up’ etc. Quindi per quanto mi riguarda, se non devo fare queste cose  è grandioso, ma se devi farlo è importante avere le capacità necessarie per riuscire a gestire bene la situazione; è importante che io mi immedesimi sempre al 100% nei vari componenti all’interno della squadra, così da capire le loro perplessità e necessità e in caso aiutarli a chiarire; non ti devi spingere più in la di quanto sia richiesto; il regista ha la sua visione della cosa e se sa gestire tutto alla grade è splendido, altrimenti devi fare un po’ di più.

Parliamo della tua relazione con Del Toro, come lo hai conosciuto?

 Avevo prodotto ‘Scott Pilgrim vs the World’ di Edgar Wright, Edgar e Guillermo sono buoni amici. Guillermo ai tempi stava facendo Pacific Rim e stava anche producendo Mama, aveva bisogno di qualcuno che producesse il suo film nel posto in cui era. Io vivevo a Toronto e lui girava a Toronto, Edgar ci ha presentati, io ho prodotto il suo film e poi mi ha chiesto di produrre la sua serie ‘’the Strain’, ha scritto tre libri con Chuck Hogan e l’ha trasformata un una serie. lui ha diretto l’episodio pilota e io avrei quindi solo dovuto produrre quello, poi sono rimasto per l’intera stagione e alla fine sono finito a produrre tutta la serie per 4 stagioni. tra la 3 e la 4 abbiamo girato La Forma dell’Acqua, era già il mio secondo con lui. abbiamo poi prodotto il nuovo film di Scott Cooper ‘Antlers’ e un nuovo film intitolato ‘Scared stories to tell in the dark’ e sono entrambi in post produzione, arriveranno verso la fine di quest’anno e penso che faremo il nostro prossimo film con DiCaprio.J.Miles Dale

Invece, com’è lavorare con Edgar Wright?

Lui è fantastico sai, come ogni ogni grande regista, è sicuro di quello che fa. Ad Edgar piace lavorate in un certo modo per i suoi film. Quando vedi un suo film, capisci che è Guillermo, con Edgar è lo stesso.. i suoi film sonon riconoscibili; ha molta energia ed è molto bravo nell’azione e nei dialoghi in particolare. È stato grande lavorare con Edgar; lui sa quello che vuole ed è più facile aiutarlo, come con Guillermo. Loro sanno come spendere il budget.

Parliamo della forma dell’Acqua, cosa ti è piaciuto di più del progetto?

 Quando Guillermo mi ha parlato del progetto la prima volta mi ha raccontato di una donna delle pulizie che non può parlare e che si innamora di un pesce quindi ho pensato ‘’OKAY..’’ Sembrava molto commerciale no? quindi gli chiedo ‘’dimmi di più’’ e se fosse stato qualunque altro regista, gli avrebbero tutti detto ‘’sei completamente fuori di testa, non voglio farlo!’’ ma Guillermo è molto bravo in ciò che fa. Le sue favole, le sue fiabe…per lui è tutto una metafora, un’ allegoria. Penso che in questo momento un sacco di gente venga emarginata perché diversa. Nei film di Guillermo, i mostri sono più umani degli umani che sono invece i veri mostri. Nel film, gli umani sono cattivi e il mostro e la donna sorda sono i diversi, ma sono gli eroi; non si possono dire nulla, ma sono attratti da i loro sguardi. Ogni cosa che fa Guillermo sai che sarà interessante. Ero molto attratto dalla forma dell’acqua perché era il prima film che producevo con lui come regista. […] ero molto esaltato dalla possibilità che avevo di lavorare con lui e poi la sceneggiatura si è evoluta e abbiamo messo insieme questo incredibile cast ed io ero sempre più contento. ovviamente non avevamo idea che saremmo arrivati a vincere qualsiasi premio o anche solo ad essere nominati, non pensi mai possa succedere, perché in fondo se pensi o se fai qualcosa apposta per essere nominato e vincere un premio, quel premio probabilmente non lo vincerai mai. Il film ha appassionato sempre piu persone, poi è andato in giro per il mondo con la Premiere a Venezia. È stato stimolante. Ci siamo lasciati andare. Per me è stato magnifico lavorare con Guillermo e vedere quello che abbiamo creato.

Ti piace il messaggio che trasmette il film?

 Penso che non si debba calcare troppo la mano, ma  penso che gli argomenti del film, la tolleranza e l’accettazione dell’altro, siano molto importanti. Di questi tempi c’è molta disuguaglianza: la politica in molti paesi, come per esempio gli Stati Uniti con Trump etc. Il film è arrivato al momento giusto. Abbiamo fatto il film prima delle elezioni del 2016 e non avevamo idea di quello che sarebbe successo, quindi di nuovo, la tempistica è stata essenziale. Se hai visto il film ‘Sons of denmark’ qui al festival, tratta un argomento molto attuale, il ‘’nazionalismo bianco’’. So che state avendo lo stesso problema qui in italia con quel tipo di partito. Bisogna parlarne, le persone hanno bisogno di parlarne e anche se è politico credo sia importante toccare questo tipo di argomenti in questa maniera cruda o perché no in maniera allegorica come Guillermo è molto bravo a fare. Lui poi contestualizza tutto, prende la fiaba e la inserisce in una cornice. con il nostro film finisci in una favola. ti porta un pochino a viaggiare con la mente.

 Pensi che il film possa essere considerato Queer? La relazione fra la donna e il mostro può essere considerata gay?

No, non credo. Lui è un pesce maschio, lei è una donna. Abbiamo comunque affrontato l’argomento. Questo film è ambientato nei primi anni 60 quando l’omosessualità non era ancora ampiamente accettata nella società. Il personaggio di Richard Jenkins, Giles, è un uomo gay mai uscito allo scoperto e c’è la scena alla tavola calda dove lui si approccia all’uomo nel locale e poi di nuovo si nasconde. Elisa lo ama così com’è, come ama anche il pesce così com’è. Alcune persone lo avrebbero amato davvero, ad altre sarebbe venuto un infarto probabilmente.J.Miles Dale

Quali consigli daresti a un giovane regista o a un giovane produttore?

Siate pazienti perché non tutti vi diranno sì. Se avete dei problemi con l’essere rifiutati non fate gli attori o i produttori, perché vi sentirete dire un sacco di no. Dovete essere pazienti, dovete essere grandi lavoratori, pieni di risorse, crescere ogni giorno. Dovete unire le persone e fare commenti costruttivi, tutti devono lavorare per lo stesso obbiettivo. Andate e girate un film o un corto, o quello che potete fare. Se leggete un libro che vi piace particolarmente e pensate potrebbe diventare un bel film, andate e provate a realizzarlo, ma dovete essere persistenti, dovete essere pazienti, grandi lavoratori. Sarà molto gratificante alla fine. Molto importante è conoscere le proprie abilità e non ci sono scuole per questo, solo l’esperienza vi puo’ aiutare. Siate assistenti di regia, o di un altro produttore, così da essere esposti il più possibile al processo. È davvero l’unico modo per imparare.

Finisce qui la nostra chiacchierata e non posso fare altro che ammirare J. Miles Dale per la sua pacatezza e la sua simpatia. È davvero un uomo che trasmette un incredibile amore per il cinema e per la sua professione. Ringrazio ancora il Riviera International film festival per avermelo fatto conoscere e per avermi permesso di mettermi in gioco sia emotivamente che professionalmente in questo difficile compito.

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