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Venezia 76: Ad Astra – La fantascienza umanista secondo Gray e Pitt

Presentato in concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, Ad Astra è il nuovo lavoro di James Gray, tre anni dopo lo splendido Civiltà Perduta. Il film tratta di Roy McBride (Brad Pitt), un astronauta che va nello spazio alla ricerca del padre scomparso anni prima e per svolgere una missione riguardo un mistero che minaccia il sistema solare.

Gray inizia il film in maniera eccezionale, con una scena nello spazio che ricorda il finale del “2001: Odissea nello Spazio” di Kubrick. Immediatamente dopo una sequenza spettacolare ad alta tensione, dove il regista mostra fin da subito grandi abilità nel montaggio e nella costruzione delle inquadrature. Il film poi inizia introducendo il protagonista e ponendo le basi della trama, che si evolve in maniera lineare e semplice.

Ad Astra

Come citato precedentemente, il lato migliore del film è quello tecnico: la meravigliosa fotografia illumina il film con un tripudio di colori bellissimi, il sonoro avvolge i sensi ed è curato nei minimi dettagli, come il montaggio e la colonna sonora.

Gray mostra la sua personalità, grazie ad una mano sicura nella regia sia nelle scena d’azione che in quelle più statiche. Riesce a dare la propria impronta al film, che parla del sacrificio come tappa obbligata nell’evoluzione; il protagonista è un uomo abile nel suo che sceglie di mettersi di nuovo in gioco in una missione estremamente rischiosa per il bene dell’umanità. La famiglia è al centro dell’opera, sia quella presente (rappresentata dalla moglie Liv Tyler), sia quella – presumibilmente – passata (rappresentata dal padre Tommy Lee Jones, dato per morto e disperso nello spazio). Ad Astra ha una sua certa originalità nel proporre una visione tendenzialmente ottimistica dello spazio, non per quanto riguarda le condizioni in cui si trova, ma per la speranza che gli uomini ripongono nella possibilità di poter salvare esso e la Terra.

Un problema grosso del film è la sua costruzione, che procedendo con i minuti perde di vista l’obiettivo e il senso logico: il terzo atto sembra procedere per pura inerzia fino ad una conclusione insoddisfacente perché incompleta a tal punto da non risultare una conclusione vera e propria. La gestione dei personaggi è un altro difetto di livello in quanto, a parte il protagonista, sono inseriti nella storia goffamente: Donald Sutherland è sprecato per il suo ruolo, e Ruth Negga e Liv Tyler è come se non esistessero. Solo un appassionante e bravissimo Brad Pitt riesce a tenere in piedi il film, che soffre anche di qualche problema nel ritmo a lungo andare, anche a causa del voice-over del protagonista, che risulta eccessivo e in alcuni casi forzato.

Ad Astra

Ad Astra non mantiene completamente le sue premesse, pur risultando un film valido ed un buon prodotto nello sci-fi d’intrattenimento. Gray prova a mescolare insieme diversi successi di fantascienza, dai classici ai più moderni come Gravity e Interstellar, inciampando parzialmente nelle sue stesse ambizioni. Un film che merita la visione in sala per poter godere delle sue qualità tecniche e di messa in scena, ma che con degli accorgimenti in più non avrebbe avuto degli evidenti problemi di narrazione e sceneggiatura.

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