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Sirius Black – Sofferenza e Lealtà

Harry Potter

Una delle caratteristiche della saga di Harry Potter che mi affascina di più è il modo in cui la tonalità della storia cambia a partire dal terzo capitolo, Il Prigioniero di Azkaban. La Rowling ha realizzato un cambiamento delle vicende e dei personaggi in una direzione “più adulta”, e ciò è stato possibile grazie all’introduzione di Sirius, il padrino del Bambino che è Sopravvissuto.

Figura appartenente ad una nobile casata di Maghi Purosangue, Sirius Black è indissolubilmente legato a Lily e James, i genitori di Harry. La sua personalità ribelle e aperta è causa di un conflitto con la famiglia, che diventa irrimediabile dopo il suo Smistamento nella Casata di Grifondoro.

La vita a Hogwarts con James, Remus Lupin e Peter Minus coincide probabilmente con il periodo più felice della vita di Sirius: grazie alla profonda amicizia tra i quattro, a scuola non temeva di essere chi voleva, esprimendo la sua identità anche nella forma di Animagus insieme agli altri quando formarono il gruppetto dei Malandrini per sostenere la condizione di lupo mannaro di Remus.

La sua storia, tuttavia, è costellata dal rapporto con la sofferenza e la Morte, concetto che in Harry Potter trova uno spazio mitico e spaventoso; l’avvento di Voldemort e gli eventi di Godric’s Hollow sono il principio di una prigionia ingiusta e macchiata dalla menzogna.

 

L’Incanto Fidelius: il destino di un inganno

Sirius Black
Sirius Black nella scena decisiva del terzo film

Se il grande Gary Oldman è stato in grado di dare vita ad un personaggio ambiguo, ciò è merito anche delle vicende che fanno da sfondo alla figura di Sirius: in quanto migliore amico di James, egli sarebbe dovuto essere il Custode Segreto dei Potter, impegnati a nascondersi da Voldemort.

L’infinita lealtà che lo lega a James, tuttavia, lo porta a indicare nell’indifferente Peter Minus il vero Custode, in modo da ingannare i Mangiamorte; la mossa è astuta e rischiosa al tempo stesso, e quando il dramma si realizza tutti i membri dell’Ordine della Fenice si rendono conto tardi dell’errore commesso.

Il 31 ottobre 1981 Voldemort riesce a carpire l’indirizzo dei Potter da Peter Minus e si reca a Godric’s Hollow per assassinare l’intera famiglia; nonostante la sopravvivenza di Harry e la scomparsa del Signore Oscuro, Sirius è dilaniato dai sensi di colpa per la morte dei suoi migliori amici, e per vendicarli cerca di rintracciare Peter.

Lo scontro tra i due rappresenta l’altra faccia dell’inganno che l’Ordine intendeva tendere a Voldemort: così come l’Incanto Fidelius avrebbe dovuto proteggere i Potter, Peter protegge se stesso uccidendo dodici Babbani e fingendo la sua morte, mentre scappa via trasformato in topo.

il Ministero della Magia individua in Sirius il colpevole di efferati crimini e lo imprigiona ad Azkaban senza processo; a proteggerlo dalla follia nel rapporto costante con i Dissennatori sono la sua innocenza e la volontà di vendetta.

 

Ritorno a Hogwarts: la giustizia è nel tempo

Sirius Black
Sirius Black e Remus Lupin durante le rivelazioni dei misteri che riguardano Codaliscia

Non è la felicità o la serenità ciò cui Sirius ambisce, ma solo la possibilità di vendicare i suoi migliori amici. Scoprire che Peter si cela ad Hogwarts nella forma di Crosta, il topo di Ron Weasley, gli concede la forza di trasformarsi in Felpato ed eludere la sorveglianza di Azkaban; arrivato ad Hogwarts, cospira con l’altro Malandrino Remus Lupin, il professore di Difesa, per intrappolare Codaliscia.

Il terzo anno di Harry Potter ruota intorno all’equivoco terrore provocato dagli avvistamenti di Black nei pressi della Scuola di Magia, indicato come minaccia alla vita dello stesso Harry. Psicologicamente ciò che pesa non è la minaccia in sé, ma il mistero che circonda la figura di Sirius riguardo alla sua relazione con i genitori del Bambino che è Sopravvissuto.

La Stamberga Strillante e gli eventi che si sviluppano alla fine del capitolo, con la sapiente orchestra di Albus Silente, consentono ai protagonisti di fare luce sull’innocenza di Sirius e sulle vere ragioni che lo hanno spinto a fuggire da Azkaban dopo tredici anni.

Le rivelazioni sul tradimento di Codaliscia e sugli eventi del 1981 non bastano, perché ancora una volta il colpevole riesce a fuggire e Sirius si trova in una situazione simile a quella di tredici anni prima: sospettato di aver minacciato la vita di Harry e gli altri rapendoli all’interno del territorio di Hogwarts.

Grazie alla GiraTempo di Hermione e all’Ippogrifo di Hagrid Fierobecco, Harry e gli altri riescono ad impedire che Sirius venga sottoposto al Bacio del Dissennatore e lo traggono in salvo, costringendolo ad un esilio in giro per l’Europa. La quota di dispiacere che si avverte interiormente ogni volta che si arriva a questa scena del film è sempre alta, e non importa quanto vorremmo cambiare le cose, perché più efficaci della GiraTempo non saremmo potuti essere.

 

Dall’Ordine all’Ufficio Misteri: soccorrere ed essere soccorsi

Sirius Black
Sirius Black ed Harry Potter all’Ufficio Misteri, pronti a rispondere all’inganno dei Mangiamorte

Dopo il ritorno di Voldemort e le menzogne del Ministero della Magia, Harry non può fare altro che coltivare insieme agli altri un legame con il rinnovato Ordine della Fenice per organizzare una resistenza contro i Mangiamorte; essa trae forza dal luogo in cui Sirius dimora in incognito, la casa di famiglia, dove alloggia in una condizione di impotenza perché ancora ricercato dalla comunità magica.

Il quinto è l’anno durante il quale Harry inizia a sperimentare delle connessioni mentali con Voldemort e si avvicina alla Legilimanzia nel tentativo di strutturare una difesa; le sue scarse capacità portano l’Oscuro Signore a manipolare le visioni del giovane mago e a fargli credere che Sirius sia stato rapito.

Poiché il tema centrale dell’opera della Rowling è il dono della propria vita al servizio di quella dell’Altro, non sorprende che Harry e gli altri corrano in soccorso di Sirius nel famigerato Ufficio Misteri, per poi scoprire di essere ingannati una volta intrappolati dai Mangiamorte. Dono potenziale in cambio di un tranello premeditato, astuzia che Voldemort e i Mangiamorte sono riusciti a realizzare sfruttando proprio i punti deboli dell’Esercito di Silente; implicitamente maturiamo una  partecipazione empatica per la loro sofferenza perché quello che sembra è che per i buoni non possano esserci vie di scampo.

È a quel punto che Sirius e gli altri maghi dell’Ordine si presentano, e stavolta sono loro a soccorrere i primi, dando vita ad una battaglia magica tra Bene e Male che si conclude con la morte di Sirius: colpito da un fiotto di luce rossa lanciato dalla cugina Bellatrix Lestrange, scompare al di là di un misterioso velo.

Non è per le scelte che ha fatto durante la sua vita o per il rapporto con James che Sirius diventa una parte di Harry; il loro è un legame fondato esclusivamente sulla disinteressata lealtà che il padrino offre al suo figlioccio.

La testimonianza finale di questo legame si mostra nel momento in cui Harry decide di consegnarsi a Voldemort da solo, e prima di farlo attiva il potere del secondo Dono della Morte, la Pietra della Resurrezione, per lasciare che i suoi cari gli infondano il coraggio di cui ha bisogno.

Sirius è ovviamente lì, come lo era stato all’inizio per Jamese durante la prigionia ad Azkaban, e lealmente si pone un’ultima volta come baluardo irremovibile di una vita che in alcun modo vuole essere distrutta.

Tre linee temporali si intrecciano nel personaggio di Sirius, e le costanti di queste fasi sono due: la sofferenza vissuta e l’immensa lealtà che lo contraddistingue; ricostruire la sua psicologia attraverso ciò che ha fatto e ha desiderato è l’unico modo per riuscire ad indagare adeguatamente la complessità di uno dei personaggi più belli della saga.

L’amicizia con James, Lupin e Peter Minus sembra rientrare nella platonica sfera dell’ideale, quella che ciascuno di noi da adolescente ha potuto desiderare; il suo stile di vita è perennemente caratterizzato da eroismo, coraggio e valori virtuosi, che spesso purtroppo non ha potuto mettere in gioco a causa della sua condizione di esilio.

Ciononostante, Sirius Black ovvero Felpato e Felpato ovvero Sirius Black è lì, quando il boccino d’oro si apre alla chiusura per Harry, quella chiusura che non è altro che una sfida con ciò che doveva essere annientato per raggiungere un nuovo inizio. Il suo contributo, dunque, sta nella presenza che riesce a donare al Prescelto anche nella sua mancanza.

 

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Gianluca Colella

Ho 24 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa del cinema. Un po' la Forza di Star Wars.

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