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Venezia 76: J’accuse – Il Potere e la Verità storica secondo Polanski

Torna Roman Polanski in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con “J’accuse”, dramma in costume ispirato al romanzo “An Officer and a Spy” di Robert Harris che racconta il celebre affare Dreyfus, ovvero il caso di uno dei pochi ebrei nell’esercito francese che venne accusato di passare segreti militari all’Impero Tedesco e per questo esiliato in prigionia sull’isola del Diavolo.

Polanski parte dal fatto storico in senso stretto per raccontare molto di più: si nota nell’Europa di fine ’800 un clima di tensione e caos a causa dei problemi socio-politici dell’epoca. Inoltre, lo spettro dell’antisemitismo e dell’odio razziale  – che arriverà all’apice una quarantina di anni dopo – è già presente e rappresenta la ragione principale per la quale Dreyfus venne esiliato. Egli venne accusato ingiustamente, e su questa vicenda di falsificazione dei documenti ufficiali e occultazione della verità indagherà Georges Picquart, interpretato da Jean Dujardin.

Polanski mette in scena un film in maniera ineccepibile: a ben 86 anni non perde il minimo smalto e ci regala un altro saggio su come realizzare un film storico. La regia è stupenda a partire dalla prima scena, aprendosi con un campo lungo che poi si sposta gradualmente sui soggetti coinvolti. La grandezza di fotografia e regia non si allontana troppo dalla maestosità del capolavoro di Kubrick, “Barry Lyndon”, e il film vanta anche un montaggio eccezionale, che dona al film il ritmo perfetto e non fa pesare la staticità che un’opera del genere necessita di avere.

La ricostruzione d’epoca di scenografie e costumi è inattaccabile e ricrea ottimamente gli anni in cui il film è ambientato, Jean Dujardin regge benissimo oltre due ore di film sulle spalle, rivelandosi convincente come Garrel e la Seigner. Una sceneggiatura solida e coerente, tanto elegante e sobria nei dialoghi che nella descrizione dei personaggi, nonostante i minori – come quello della Seigner – non siano sfruttati completamente.

Film raffinatissimo e dalle mille sfaccettature, “J’accuse” non delude le aspettative ma regala momenti di grande Cinema. Uno spaccato di un’epoca dilaniata da conflitti e tensioni sociali, in cui la verità viene messa all’oscuro e la corruzione domina. Polanski si addentra nei corridoi del potere con grazia e senza la minima retorica, ma tratta la società, l’umanità e la politica come un vero Maestro è in grado di fare.

“J’accuse” è quindi un film completo e a tutto tondo, notevole sia sul piano di vista della narrazione che su quello tecnico e visivo. Un’opera piena di sotto testi e piccoli dettagli che impreziosiscono un film e che si notano ad una seconda, meritevole visione.

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