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Venezia 76: Ema – Danzare mentre il mondo va in fiamme

Il grande regista cileno Pablo Larraìn presenta in concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia “Ema”, suo nuovo lavoro dopo l’invidiabile doppietta del 2016 formata da “Neruda” e “Jackie”. Il film narra di Ema, giovane ragazza appassionata di danza con un passato oscuro alle spalle, in quanto ha perso il figlio, donandolo in adozione ad un’altra famiglia.

Grande pregio del Cinema di Larraìn è quello di non ripetere mai se stesso, presentando sempre qualcosa di nuovo. “Ema” non ricorda nessun precedente film del regista a livello strettamente narrativo o stilistico, ma su un piano più ampio ed approfondito si nota il tocco dell’autore.

Il film può ricordare per certi versi “Spring Breakers” di Korine, “The Neon Demon” di Refn e i lavori di Gaspar Noè. Tale parallelismo risulta vero in un senso visivo, perché, narrativamente, “Ema” è in grado di stupire e di perplimere: il film si sviluppa in maniera piuttosto non lineare, perché racconta una storia formata da diverse sotto trame con un ritmo frammentato e intervallato spesso da sequenze musicali di danza.

L’opera ha il difetto di non raccontare una vicenda in maniera precisa e mirata come un film linearmente narrativo, ma neanche in maniera astratta e surreale come un film non narrativo: stando nel mezzo, il film può risultare fastidioso ed incoerente, ma il coinvolgimento è alto per tutta la durata e i personaggi sono ben descritti e approfonditi, specialmente la protagonista Ema.

Larraìn punta a realizzare un film sensoriale, in quanto il lato visivo è particolarmente curato: la fotografia è a dir poco splendida e regala colori illuminanti, il montaggio dà un ritmo implacabile al film e il costume design di ogni personaggio è studiato nei dettagli. Anche le musiche colpiscono le orecchie e le martellano con un ritmo energico e scoppiettante.

La regia di Larraìn è valida perché raffinata e rigorosa, pur non rinunciando a dinamismi e movimenti di macchina fluidi e virtuosi, anche se nelle sequenze musicali la scelta delle inquadrature è piuttosto limitante e monocorde, non sfruttando a suo favore le diverse angolature dello spazio filmico e l’energia dei balli stessi. Si ha come l’impressione che il regista metta in scena un esercizio di stile a tratti eccessivamente strabordante ed esagerato. Gli attori fanno il loro dovere, chi più – come la splendida e bellissima protagonista Mariana di Girolamo – chi meno – il sottotono e mono espressivo Gael Garcia Bernal.

Concettualmente “Ema” è molto interessante perché offre uno spaccato della società estremamente inquietante e disturbante a causa della protagonista che raggira ogni persona che incontra per arrivare allo scopo che si era prefissata, e per rimediare all’errore compiuto nel passato. Ella è una donna agguerrita e assetata di potere, pronta a sottomettere chiunque voglia e chiunque le sia comodo. Il desiderio di primeggiare porterà la protagonista al tradimento, rendendola pericolosa perché assuefatta dal potere e, grazie alla sua determinazione, diverrà in grado di far bruciare il mondo, lasciandolo alle fiamme.

“Ema” è quindi un film difettoso, difficile e può risultare troppo compiaciuto o manieristico. E’ però affascinante, seducente, travolgente e più interessante di quanto possa sembrare.

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