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It: Capitolo due – Dov’è l’orrore?

Alla luce del primo capitolo uscito nel 2017, la visione di Andy Muschietti di It era chiara. Una storia d’amicizia, di un gruppo di ragazzi che grazie alla forza del collettivo riesce ad affrontare le proprie paure. Che si tratti degli adulti incapaci di ascoltarli, dei bulli della scuola, o di un essere eterno che decide di terrorizzarli sotto forma di pagliaccio, il gruppo dei Perdenti quando è insieme riesce ad affrontare e superare ogni ostacolo. Non si tratta certo di una concezione infedele nei confronti della materia prima. It di Stephen King è, prima di un horror, uno splendido romanzo di formazione.

E’ impossibile parlare di It: Capitolo due senza chiamare in causa la prima parte. I due film sono realizzati in maniera separata per chiare ragioni di durata, a causa della tanta carne al fuoco offerta dalla materia prima. La stessa inoltre permette una chiara divisione della storia in due segmenti, senza che ciò risulti minimamente forzato. Più che un nuovo capitolo, questo sequel risulta essere il secondo tempo dello stesso film.

Sono passati ventisette anni dagli eventi del primo film. I Perdenti sono ormai adulti e tutti tranne uno, Mike Hanlon, hanno lasciato Derry da tempo. Hanno dimenticato gli eventi che li hanno visti protagonisti quando erano solo ragazzini delle scuole medie. Quando Pennywise torna a seminare il terrore nella cittadina del Maine, è lo stesso Mike a richiamare i vecchi amici per ricordare loro il giuramento fatto quasi trent’anni prima. Il gruppo si riunisce così per la resa dei conti nei confronti di quel male che già credevano di avere sconfitto.

Come per il primo capitolo, il prodotto finale risulta essere un buon film d’intrattenimento, che scorre perfino in maniera più fluida rispetto alla prima parte. Libero dall’obbligo di dover presentare i numerosi protagonisti, che dava un senso di ripetitività a buona parte della pellicola del 2017, il film entra rapidamente nel cuore degli eventi riuscendo a non essere mai noioso. Ciò non vuol dire che non si dia spazio alla caratterizzazione dei personaggi. Il cast scelto per gli adulti è perfetto e risulta essere più che affiatato, riuscendo a far funzionare sia i momenti comici, sia quelli più drammatici legati alle loro esperienze comuni. In particolare Bill Hader si mostra in ottima forma nell’interpretazione di Richie Tozier e le sue scene sono spesso tra le più riuscite dell’intera pellicola.

Ciò che meglio funziona in It – Capitolo due è la rappresentazione del gruppo dei protagonisti e delle dinamiche interne. Si costruisce sulle basi gettate in precedenza, con i legami tra i personaggi che, dopo un momento di iniziale confusione, sembrano non essersi mai spezzati. Il film inoltre si prende intelligentemente il proprio tempo nel mettere a fuoco i singoli legami che uniscono ogni membro del club dei Perdenti ad un altro.

La nota dolente, anche in questo caso, risulta però essere la componente horror. It: Capitolo due è un film in buona parte incapace di generare autentica tensione. Il problema principale è sicuramente la regia di Muschietti. Fatta eccezione per un paio di scene che risultano essere le meglio riuscite dell’intera pellicola, manca quella gestione dei tempi in grado di fare la differenza tra un grande horror e uno mediocre. Lo spavento è fine a se stesso, creato da jumpscare che, per via dell’uso massiccio che se ne fa, appaiono essenzialmente come un indice di pigrizia da parte del regista.

L’etichetta di film dell’orrore risulta per queste ragioni quasi forzata. Il film non ha una vera anima horror e, in fondo, non vuole averla. Si punta più sul divertimento del pubblico che sull’atmosfera ansiogena da cui il cinema dell’orrore non può prescindere. L’equilibrio tra scene finalizzate allo spavento e sequenze di distensione rende impossibile la formazione di un reale senso di angoscia nello spettatore.

It: Capitolo due in ogni caso, per via del suo soggetto, cerca di essere un film più adulto rispetto al suo predecessore. La spensieratezza infantile è stata sostituita dalla disillusione dell’età adulta. Fin da subito poi non mancano le scene violente, in numero anche superiore rispetto alla prima parte. Nonostante ciò, Muschietti sembra non voler andare in fondo con questa idea, creando una pellicola che si mantiene in larga parte dai toni leggeri se non nella resa dei conti dell’ultimo quarto di film. Che si tratti di una scelta artistica o di produzione, sembra mancare un po’ di coraggio.

Il risultato complessivo piacerà sicuramente a chi ha apprezzato il primo film, meno a chi sperava in un cambio di rotta verso l’horror puro. It: Capitolo due finisce quindi per essere una piacevole pellicola d’intrattenimento, che lascia lo spettatore divertito al termine della visione, ma che manca il bersaglio come film dell’orrore. Dato l’incredibile richiamo di pubblico dovuto alla fama del romanzo da cui è tratto, l’impressione ultima, nel giudicare il complesso dei due film, è quella di un’occasione sprecata.

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