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Venezia 76: The Laundromat – Il marcio del potere e della corruzione

In concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, “The Laundromat” tratta il caso del leak del Panama Papers, un fascicolo digitale dalla natura riservatissima, composto da 11.5 milioni di documenti confidenziali di proprietà di Mossack Fonseca, uno studio legale panamense, con all’interno informazioni dettagliate su più di 200 mila società offshore, inclusi dati confidenziali di azionisti e manager.

Il proficuo regista statunitense Steven Soderbergh realizza un film attuale, basato su uno di quegli scandali finanziari incredibili sempre meno rari- L’autore prende un po’ del McKay de “La grande scommessa” e dello Scorsese di “The Wolf of Wall Street”, realizzando un film che fonde la fiction al documentario, la commedia frizzante e quella nera che si mescolano a loro volta al dramma.

Il film è introdotto da una spiegazione tecnica di due dei protagonisti, Gary Oldman e Antonio Banderas, che intervengono ogni tanto durante il film rompendo la quarta parete e parlando direttamente allo spettatore. In seguito si passa a narrare la vicenda che ha come protagonista Meryl Streep: è proprio il punto di vista, il gioco delle prospettive della narrazione a risultare molto interessante ed efficace, perchè rimbalza in continuazione tra protagonisti e antagonisti, buoni e cattivi.

“The Laundromat” coinvolge per tutti i suoi 95 minuti: Soderbergh offre un’analisi lucida e tagliente su un mondo spietato, un mondo nel quale i buoni sono le persone comuni, quelle che faticano lavorando, rispettano gli altri e pagano le tasse, mentre i cattivi sono una cerchia ristretta di ricchi che, semplificando, sono perennemente assetati di potere e rubano il denaro dei buoni a loro insaputa.

La regia è pulita, senza sbavature e semplice: movimenti di macchina ben costruiti e inquadrature precise compongono un film dal ritmo indiavolato e travolgente. L’opera è frizzante e non stanca mai, perché essenziale in ciò che racconta e coerente per come lo racconta. Con una sceneggiatura di ferro di Scott Burns, “The Laundromat” vola e offre uno spaccato americano – per ambientazione, perché è definibile anche universale per la storia raccontata – che non si dimentica facilmente e rimane impresso.

Il film ha il pregio di non perdersi in inutili sotto trame o in spiegazioni eccessivamente tecniche e noiose, ma arriva dritto al punto. Complice alcune scene esilaranti e irriverenti e che si ricordano per la loro originalità, e dialoghi brillanti, come il monologo finale della Streep, “The Laundromat” è l’esempio calzante di un cinema semplice ma valido.

Nonostante il film assuma uno stile che può infastidire per la sua presunta superficialità e per il raccontare una storia drammatica in maniera ormai convenzionale – storia corale, rottura della quante parete, ironia – ciò non affossa un film intelligente, chiara critica al capitalismo e al potere che sfrutta i cittadini onesti.

“The Laundromat” dimostra quindi, per l’ennesima volta, il talento di Steven Soderbergh, qui anche autore della bella fotografia e del pazzesco montaggio. Un lavoro meritevole di elogi e capitanato da un grande cast, in cui primeggiano Meryl Streep, Gary Oldman e Antonio Banderas.

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