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Jiraiya – Sulle spalle dei giganti

Jiraiya.
Molte volte abbiamo insistito sull’importanza di Naruto. L’anime/manga mostra una profonda connessione con i temi contemporanei, che diventa una vera e propria guida alla nostra realtà. Veri e propri insegnamenti di vita che fanno breccia all’ottusità dei tempi entro cui viviamo.

In articoli precedenti la nostra attenzione si è focalizzata su personaggi come: Gaara, Itachi, Madara, Pain. Protagonisti storici e importanti, fortemente legati al cuore di ogni fan, i quali hanno regalato emozioni immense: dalla gioia più bella, al dolore più straziante.

Si è sempre messo in evidenza un dato, che vale sempre la pena di ricordare: Naruto riesce a regalare profonde riflessioni, di qualunque tipo: che siano filosofiche o religiose o etiche o morali. Frutto della profondità ed evoluzione che ogni personaggio acquista nel corso della storia.

All’interno di questo articolo, l’impegno sarà incentrato su un uomo, su un vero e proprio maestro di vita. All’inizio può sembrare un individuo bizzarro, strano, messo li a caso nella storia. Ma col tempo, invece, costui ha acquisito un rilievo davvero enorme. E nonostante il suo ruolo possa apparire “secondario”, la sua profondità è tale da donare delle ampie riflessioni in merito al suo operato.

Stiamo parlando del mitico Jiraiya.

Jiraiya: storia

Jiraiya è meglio conosciuto con il nome di Eremita dei Rospi, Grande Condottiero dei Rospi e Eremita Dongiovanni (nella versione originale, invece, è Eremita Porcello). Ma indubbiamente il suo nome è legato all’essere uno dei 3 Ninja Leggendari del Villaggio della Foglia, assieme a Tsunade e Orochimaru. Senza ombra di dubbio è uno dei personaggi più potenti dell’intero anime.

La sua prima apparizione l’abbiamo durante la prima parte di Naruto, quando, durante gli esami di selezione dei chunin, decide di voler allenare il nostro protagonista. Ma chi è Jiraiya? Perché questo strambo personaggio è uno dei più vitali della storia, sia per Naruto stesso e sia per l’intera narrazione? Per capirlo, è giusto fare un passo indietro.

La vita di Jiraiya si apprende nel corso dell’anime. Tramite i vari episodi, scopriamo che, quando era un giovane ninja, fu allievo di Hiruzen Sarutobi, il futuro Terzo Hokage. A differenza di Orochimaru e Tsunade, appariva come il più debole, a seguito, anche, della fallimentare prova dei campanelli a cui fu sottoposto insieme ai suoi compagni, i quali portarono a compimento la prova.

Tuttavia, cresciuto e divenuto adulto, Jiraiya giunse al monte Myoboku, sede dei Rospi. Qui incontrò i grandi rospi eremiti Shima e Fukusaku, dai quali apprese la fatidica Modalità Eremitica. Essa è uno stato potenziato che si ottiene miscelando l’energia naturale con il relativo chakra. Il vantaggio della modalità è quella di attingere alla forza naturale del mondo, e gli consente di eseguire nuove tecniche e potenziare quelle esistenti con il chakra eremitico.

Inoltre, sempre durante l’addestramento, ricevette dal Sommo Rospo Eremita una previsione: in futuro avrebbe dovuto fare una scelta che avrebbe condotto il mondo o verso la salvezza o verso la distruzione.

Durante la Seconda Guerra Ninja, Jiraiya, con Tsunade e Orochimaru, sopravvisse alla battaglia contro il Villaggio della Pioggia. L’impresa, permise ai tre di guadagnare l’epiteto di Ninja Supremi da Hanzo la Salamandra, capo del Villaggio. E fu a seguito di quell’incontro che Jiraiya fece la conoscenza con i suoi tre futuri allievi: Nagato, Yahiko e Konan. La sua permanenza fu fondamentale per i tre orfani, poiché furono addestrati a diventare ninja e a difendersi in un mondo ostile.

Tornato alla Foglia, diventò il maestro di Minato Namikaze (il futuro Quarto Hokage, nonché padre di Naruto) e di altri due genin sconosciuti. E a lui fu consegnata la chiave del Sigillo Ottagonale, grazie al quale era sigillata la Volpe a Nove Code nel corpo di Naruto.

Prima parte del manga

Come anticipato, l’apparizione del Maestro Jiraiya l’abbiamo nella prima parte del manga, quando decide di addestrare il giovane Naruto per l’esame di selezione dei chunin. Inoltre, aiuta i ninja di Konoha a combattere contro i membri del Suono, guidati da Orochimaru. È durante l’invasione che il Terzo Hokage muore e sarà offerto a Jiraiya l’incarico di Quinto Hokage; offerta che lui prontamente rifiuta.

La sua permanenza è fondamentale perché grazie alle sue abilità riesce a respingere Kisame Hoshigaki e Itachi Uchiha, i quali si infiltrano all’interno del Villaggio alla ricerca di Naruto. In quanto membri dell’Akatsuki, il loro obiettivo è di sottrargli il cercoterio.

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Il Villaggio della Foglia necessita di un capo, così Jiraiya indica per quel ruolo la figura di Tsunade. Anch’essa Ninja Leggendaria, il compito dell’Eremità dei Rospi è quello di rintracciarla e convincerla ad accettare l’incarico. Parte con quest’obiettivo, portandosi Naruto, il cui legame si fa sempre più saldo.

Nell’ultima parte del manga, vediamo Jiraiya proporre a Naruto, che nel frattempo si era scontrato contro Sasuke nella Valle dell’Epilogo, un addestramento di tre anni. I due dovranno recarsi fuori dal Villaggio, con lo scopo di rendere il protagonista più forte, in modo da poter salvare Sasuke dalle grinfie di Orochimaru.

Shippuden

Per chi conosce la storia, sa benissimo che si sta per addentrare in un terreno dai terribili ricordi. L’accostamento di Jiraiya e Shippuden, ahimé, non regala belle emozioni. Ma solo brutti momenti che affiorano alla mente, nei quali, però, si sigilla la grandezza di questo personaggio.

Nella seconda parte del manga, Jiraiya, tornato al Villaggio con un Naruto sedicenne, occupa una posizione defilata. Anzi, la sua funzione è quella di recuperare informazioni contro la temibile Akatsuki, la quale semina il panico tra i portatori dei cercoteri. Infatti, il povero Gaara è soggetto alle loro mire nella prima parte della storia.

Riesce ad ottenere importanti informazioni sul capo dell’Organizzazione e chiede a Tsunade il consenso di partire alla ricerca di quest’ultimo. Il suo viaggio lo porta al Villaggio della Pioggia e a conoscenze poco rassicuranti. Scopre che Hanzo è stato assassinato e al suo posto vi è un nuovo capo, venerato dal Villaggio come se fosse un dio.

Così, il maestro Jiraiya fa la conoscenza del temibile Pain, il quale scopre essere il suo ex allievo Nagato/Yahiko. Nonostante la Modalità Eremitica e l’essere riuscito a distruggere 3 dei suoi corpi, le sorti della battaglia sono segnate: alla forza divina di Pain, il maestro Jiraiya soccombe. Prima di morire, però, riesce a decifrare il segreto che sta dietro quel dio, lasciando ai posteri l’incarico di eliminarlo. E di portare la pace tanto ambita.

Jiraiya: sulle spalle dei giganti

Guardando indietro, la mia vita è stata colma di fallimenti: respinto continuamente da Tsunade, incapace di fermare un amico, incapace di proteggere sia il mio maestro che il mio allievo. Paragonandole alle morti degli Hokage, le mie azioni non sono altro che cose insignificanti. Vorrei poter morire come loro un giorno.

(Jiraiya)

Ponendoci in un atteggiamento a posteriori, questa frase sembra non rendere giustizia alle opere di questo personaggio. Ritorna, infatti, l’autoaccusa di fallimento da parte di Jiraiya. Un’accusa con la quale si autolesiona al cospetto del rimpianto per una vita vissuta cercando di raggiungere obiettivi specifici. Eppure, a ben vedere le cose vanno diversamente.

Tutti gli eroi hanno il loro ciclo vitale. Sono condannati alla stessa mortalità che incombe su di noi. Ognuno di essi ha un strada da percorrere, un viaggio che giunge al termine. Tutto ciò che resta è il racconto della loro bipartita. E senza troppi indugi, il Maestro Jiraiya rientra di diritto nel circolo di questi uomini.

Nel universo di Naruto, l’Eremita dei Rospi è un’ultima reliquia di un mondo che sembra essere destinato alla guerra, alla disperazione, all’odio. Un mondo che sembra sfuggire, il quale ha perso per sempre i suoi valori. Le mille battaglie, le costanti guerre combattute, non sono altro che un covo di rancori che non riescono a tacere. Dei focolari perennemente accesi, da cui si intravede una visione distorta della giustizia.

Jiraiya ha visto con gli occhi questo mondo in bilico tra rovina e distruzione. Ha attraversato due grandi guerre ninja, ha visto morire persone a lui fare, perire villaggi…  ha addestrato futuri ninja affinché riuscissero a cambiare le cose in un mondo sempre troppo violento. E così, come molti, si è interrogato sulla sua vita passata e sui frutti progetti e, per quanto fallimentari questi ultimi possano sembrare, vi è sempre una alternativa. Nel suo caso ci chiama Naruto.

Anche io mi sono accorto che c’è troppo odio nel mondo degli shinobi, e voglio fare qualcosa per questo odio, anche se non so cosa si debba fare. Tuttavia credo che arriverà un giorno in cui le persone si capiranno davvero a vicenda.

(Jiraiya)

Jiraiya ha sempre cercato di lasciare ai posteri (e in particolar modo ai suoi allievi) un futuro pieno di infinite possibilità, in un passato rievocabile solo attraverso i vari ricordi. Quando muore, Naruto ha un solo e preciso obiettivo: tenere in vita tutti i suoi insegnamenti. È il dono più prezioso; più importante della Modalità Eremitica e del Rasengan. Così facendo, il suo Maestro acquista una speranza e uno scopo, il cui sacrificio diviene fondamentale.

La fine del Ninja Leggendario è una questione di eredità. Eppure, all’interno dell’anime, aleggia una domanda, propria di chi viene edificato ad eroe: se la morte è il destino finale di un uomo, come si può resistere a tale destino e provare a sconfiggerlo?

Nella evoluzione di Jiraiya vi è un prezioso insegnamento: ogni uomo deve prendere le proprie responsabilità per chi verrà e assicurare un futuro per le nuove generazioni. Bisogna rendere conto dei relativi peccati, dei relativi sbagli ed evitare che la prossima generazione li erediti. Non bisogna, insomma, lasciare al futuro la cause delle proprie azioni.

Conclusioni

Jiraiya invita a riflettere su un dato: le trasmissioni delle conoscenze che provengono dal passato, invitano a riflettere sul mondo in cui viviamo. Acquisendo le loro virtù, possiamo avere un adeguato sguardo critico nei confronti del presente. Tutto il patrimonio che le generazioni precedenti lasciano deve essere perseguito con estrema diligenza. Nulla di quanto proviene dal passato deve andare perduto. E non solo va preservato, ma va reso apprendimento vivo tramite un processo di continua appropriazione.

Jiraiya lascia un segno duraturo nel mondo di Naruto. Un ultimo grido che riecheggia per l’eternità, rendendolo, infine, quello che è realmente: una Leggenda.

 

 

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