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BoJack Horseman – C’era una volta a… Hollywoo

“(…) il vero problema dell’attuale stato della nostra civiltà è che abbiamo smesso di farci delle domande.” Zygmunt Bauman

Benvenuti a Hollywoo, la città che fu Hollywood fino a quando la celebrità BoJack Horseman non rubò la “D” per un gesto frutto della combinazione di amore e di una grande quantità di alcool; la città in cui uomini e animali antropomorfi vivono beatamente, o meglio fingono di farlo; la città che rappresenta la metafora estremizzata della nostra società.

Camminando nelle strade di questa versione di Los Angeles è possibile imbattersi in individui di ogni genere: un criceto regista, una tartaruga produttore cinematografico, una foca soldato, una femmina di delfino cantante e, persino, degli esseri umani. Ogni personaggio appartenente al mondo di BoJack rappresenta una specifica critica alla nostra società contemporanea, un silente grido di aiuto che non riusciamo a sentire perché troppo impegnati a tapparci le orecchie con le nostre stesse mani, una necessaria consapevolezza in grado, forse, di risvegliarci dal nostro sonno esistenziale.

In questo mondo, a prima vista assurdo, lo spettatore si trova ad immedesimarsi con i protagonisti di Hollywoo: BoJack, un cavallo alcolizzato ex-star della tv; Mr. Peanutbutter, un cane attore; Diane, una ragazza ghostwriter; Princess Carolyn, una gatta manager; e con un ragazzo, Todd, che vive su un divano da anni. Questa situazione palesemente stravagante si tinge di pennellate esistenziali poiché i problemi di questi personaggi sono equiparabili ai nostri. Ognuno di essi è impegnato nella ricerca di un particolare modo per distrarsi e, totalmente assorti nella quotidianità, non affrontano l’inevitabile domanda sul senso della propria esistenza.

“La cosa magica di Los Angeles è che non importa a nessuno da dove vieni o chi cavolo sei. È una città superficiale dove ci si preoccupa di cazzate, come tenere pulita la piscina e quali noccioline scegliere (…) Perché pensi che vengano tutti a Los Angeles?” (1×05) BoJack

Hollywoo è la perfetta rappresentazione di ciò che il sociologo Zygmunt Bauman denominava società liquida. Secondo il pensatore polacco, dopo la fine delle verità di stampo strettamente moderno presenti nei rigidi limiti del secolo scorso, la storia si è addentrata in una fase in cui la sola certezza risiede nella sua pericolosa assenza.

Zygmunt Bauman

Immergendosi nell’era della postmodernità, entra in crisi il concetto di comunità che smarrisce il suo carattere universale e si trasforma nella semplice presenza di più soggetti, permettendo così l’emergere di un individualismo sregolato accompagnato da vocazioni nichiliste.

 

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Secondo Bauman, la nostra società, esattamente come Hollywoo, è paragonabile a un fiume di eraclitea memoria, in cui tutto scorre e nulla rimane fermo. In questo senso, smarrendo qualsivoglia punto di riferimento, non esistono più ideali da professare per comprendere sé e il mondo, e nemmeno maestri da seguire per condurre la propria esistenza, cosicché tutto si disperda in una sorta di liquidità.

La società narrata dal creatore di BoJack Horseman, Raphael Bob-Waksberg, e dal teorico della modernità liquida, Zygmunt Bauman, è una società rivolta unicamente all’immagine, alla contemplazione individuale non del Sé autentico ma della propria parvenza. Nell’era della postmodernità il concetto di immagine assume un ruolo fondamentale nella vita delle persone e, in questo caso, di animali antropomorfi. In questo modo, nozioni quali verità e realtà si svuotano di significato, poiché la costituzione dell’identità soggettiva non nasce più dalla sua autentica storia, dai valori, ideali o scelte esistenziali, ma si erge come il culto di un’immagine di cui l’individuo si impossessa avidamente.

Il soggetto postmoderno si ritrova così in una condizione di angosciante spaesamento, in cui non riesce a riconoscersi nei propri pensieri o azioni, ma solo nella figura davanti allo specchio.

Questa condizione, però, ha delle grandi ripercussioni poiché, nutrendo esclusivamente la propria immagine, si smarrisce il contatto con l’autentico Sé, rendendo impossibile la relazione con l’Altro.

“Hey, aren’t you the horse from Horsin’ Around?”

Bojack Horseman a Hollywoo

BoJack Horseman, il nostro amato cavallo alcolizzato, cinico e depresso, non ha instaurato un’effettiva relazione con sé stesso, ma l’immagine di star di una sitcom degli anni ’90 ha messo le catene all’espressione del suo Io. BoJack è l’immagine che ha deciso di acquisire e ora, dopo quasi trent’anni, l’ex celebrità continua a vivere nei rigidi confini imposti da questa figura. In questo modo, il personaggio rifugge il presente per ancorarsi a un passato ormai vuoto ma confortevole. BoJack viene presentato come un disoccupato che tenta di riempire le proprie giornate all’insegna dell’alcool, della droga e dell’eterna visione dello show televisivo che lo ha portato al successo, Horsin’ Around.

Nella prima stagione, infatti, BoJack si troverà del tutto incapace di scrivere un’autobiografia, inabile di narrare la propria storia, il racconto di sé stesso, poiché del tutto ignaro di chi si nasconda dietro la propria immagine. Diane, la ragazza ghostwriter, assumerà il ruolo di scrittrice e, conoscendo intimamente il cavallo, scaverà nei meandri della sua personalità. In questo senso, la prima stagione è come se diventasse un dialogo tra BoJack e la sua immagine, permettendo al protagonista di conoscere realmente, e successivamente negare, sé stesso.

La nostra società, votata al culto dell’immagine e affetta da una perpetua mutevolezza e fragilità, condanna i soggetti a una condizione di puro spaesamento. Appare chiaro domandarsi come sia possibile affrontare la vita essendo consapevoli dell’insita vuotezza e dell’angosciosa assurdità che la caratterizza.

I personaggi di BoJack Horseman, navigando nelle acque di una superficie profonda da cui non riescono a riemergere, non ricercano assiduamente un senso per la propria esistenza ma divengono cultori dell’arte del distrarsi.

“L’universo è solo un vuoto crudele e indifferente, la chiave per la felicità non è trovare un significato, ma tenersi occupati con stronzate varie fino a quando è il momento di tirare le cuoia.” (1×12) Mr. Peanutbutter

Questa sembra essere la filosofia di vita che praticano tutti i personaggi della città di Hollywoo.

Mr. Peanutbutter è il perfetto esempio dell’artista devoto alla distrazione. Questo è un personaggio eternamente e irrazionalmente ottimista e positivo, accompagnato da un’inspiegabile spensieratezza, è il fidanzato di Diane. La loro è una coppia molto particolare poiché unisce due personaggi caratterizzati da ineliminabili differenze. Questo cane attore non si pone domande alle quali è consapevole di non poter rispondere, decidendo di sopravvivere nascondendosi dietro un eterno sorriso dai tratti adorabili per Diane e insopportabili per BoJack. Tuttavia, durante la serie, Mr. Peanutbutter si mostrerà essere più cosciente del proprio mondo rispetto a quanto appaia, rivelando come la sua maschera sorridente sia una scelta in parte consapevole.

Diane, invece, è forse l’unico personaggio autentico tra i vari soggetti che popolano Hollywoo, poiché, conoscendo i propri limiti e le proprie potenzialità, ha uno sguardo razionale e definito nei confronti della realtà e della sua vita perché orientato da ideali e principi che non si dissolvono in una sorta di liquidità. Tuttavia, come tutte le figure dell’opera, anche la ghostwriter possiede il proprio lato oscuro, e in varie occasioni sarà costretta a scontrarsi con i propri demoni.

Princess Carolyn, invece, è una gatta quarantenne che ha sempre scelto la carriera professionale rispetto a qualsiasi altra possibilità di vita, negando sé stessa e i propri interessi per ambire a un’eterna promozione. Questo personaggio rappresenta una critica all’estenuante pressione lavorativa che la società postmoderna e capitalistica pretende dai i propri membri. Inoltre, Princess Carolyn è un personaggio costantemente interessato ad aiutare gli altri, andando così ad escludere una relazione autentica con sé stessa.

“(…) la mia vita è un disastro, e mi prendo compulsivamente cura degli altri quando non so prendermi cura di me stessa” (2×12) Princess Carolyn

Todd Chavez, l’amico di BoJack ormai residente sul suo divano, è sempre alla ricerca di nuovi progetti da realizzare, nuove idee da concretizzare, nuovi castelli di carta da creare con il perpetuo intento di distrarsi riempendo le giornate. Todd non si ritrova mai solo a dialogare con sé stesso ma è sempre impegnato a rendere reale il più assurdo dei suoi pensieri. Durante i vari episodi della serie, possiamo vedere il personaggio immerso nella realizzazione di una rock opera, nella costruzione di una propria Disneyland oppure nell’apertura di un negozio per Halloween nel mese di gennaio.

Tuttavia, BoJack rimane il maestro nell’arte del distrarsi. Il cavallo antropomorfo si smarrisce nel mondo dell’alcool, della droga, del suo ben più confortevole passato, di relazioni amorose effimere e strettamente sessuali. Eppure, dopo che legge il libro di Diane sulla propria vita, diviene consapevole di sé, intraprendendo diverse strade alla ricerca di un senso per la propria vita. Diversamente da Princess Carolyn che non conosce cosa vuole dalla vita, il desiderio di BoJack risiede nel sentirsi in pace con sé stesso e ricerca un significato in diverse ramificazioni della propria vita: nelle relazioni amorose, nella carriera attoriale, nella fama, nell’amicizia e in qualsiasi cosa possa appagare la sua sete di significato. BoJack è la raffigurazione allegorica rappresentante l’uomo postmoderno.

BoJack Horseman è un’opera profondamente tragica che scava nell’animo di personaggi nei quali, paradossalmente, ci troviamo condannati ad immedesimarci, e di una società di cui ci rendiamo consapevoli di appartenere.

“Eccoti il segreto per essere felici: fingi di essere felice e alla fine dimentica che stai fingendo.” BoJack

Benvenuti a Hollywoo!

 

Leggi anche: Dialogo Immaginario tra BoJack Horseman e Jean-Paul Sartre

 

 

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Tommaso Paris
“-Dio è morto, Marx è morto, e io mi sento poco bene- (Woody Allen). 22 anni, studio filosofia a Milano, ma provengo dai monti. Filosofia e Cinema, essenzialmente le due ragioni per cui mi alzo la mattina.”

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