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L’importanza di essere Hermione Granger

“E lasciare indietro Hermione? Sei impazzito? Non dureremmo due giorni senza di lei… Non le dire che ho detto questo.”

– Ron rivolto a Harry ne I Doni della Morte Parte 1

Prometeus

Benedetta dal fuoco di Prometeo (dal greco, colui che osserva/riflette prima, in anticipo), il cui “delitto divino fu l’essere gentile,/ di rendere con i suoi precetti la somma/ dell’umana infelicità minore” (George Gordon Byron, Prometeo).

Nel mito si cela una storia, un racconto, una memoria condivisa dall’umanità intera, in perenne mutamento. Un’antica saggezza, remota, ma forse l’unica in grado di guidare l’essere umano nella sua esistenza smarrita, nella nebbia delle domande, alla ricerca di un tempo perduto e di un celato scopo.

Prometeo, secondo la leggenda, ebbe da Zeus l’incarico di forgiare l’uomo, e così fece, realizzandoci dal fango e animandoci con il fuoco divino. Tuttavia, Atena e altri dei imposero una restrizione: l’essere umano doveva avere un numero limitato di buone qualità.
Contrario a questa imposizione, il titano rubò da uno scrigno di Minerva l’intelligenza e la memoria. La prima permette la ricezione del mondo esterno, la capacità di comprenderlo (intelligenza, dal latino inter+lego, legare insieme, effettuare collegamenti); la seconda permette di preservare, custodire, consente la creazione dell’identità stessa, poiché è la sede del passato, la storia che raccontiamo a noi stessi.
L’emisfero sinistro del cervello, quello “dell’intelligenza”, interpreta la realtà e tesse la narrazione di chi siamo, e la memoria ci aiuta a proteggerlo, nonostante la sua fallacia.

Dopo quei doni Zeus iniziò a temere gli umani. Il furto delle attuali più grandi capacità dell’uomo, però, non fu l’unico inganno perpetrato da Prometeo ai danni del padre degli dei. Di conseguenza, Zeus tolse all’uomo la prima fiamma, ciò che lo animava, ciò che lo sosteneva, ciò che poteva definirsi vita.
La reazione del titano non si fece attendere: rubò il fuoco e lo riportò agli uomini.

Hermione Granger in “Harry Potter e I Doni della Morte Parte 1”

“Mi sono sempre piaciute le fiamme di Hermione” affermava Ron ne I Doni della Morte Parte 1, di fronte ad una sorta di lanterna magica creata dalla mente più brillante di Hogwarts.

Hermione Jean Granger, la ragazza che ha stregato (letteralmente) un’intera generazione. Un cuore di brace, una guerriera armata delle armi più letali, i libri. La conoscenza, l’intelligenza e la memoria sono le sue vere magie, i suoi veri incantesimi. L’essere umano che Zeus avrebbe temuto.
Come si suol leggere in giro, senza di lei Harry Potter sarebbe morto nel primo libro (e film, ovviamente); sarebbe vano elencare tutte le volte in cui la strega ha sbrogliato la situazione, in cui ha aiutato i protagonisti alla risoluzione dei misteri, persino da pietrificata.

Lei è la benedizione prometeica per Harry e Ron, per la battaglia contro il male incarnatosi in Voldemort; la sua è una saggezza divina, lei ne è l’emissaria in terra (d’altronde il suo nome è teoforico, deriva dal dio greco Hermes, il messaggero degli dei).
E non fu, inoltre, il suo nome che venne sussurrato dalla luce del deluminatore? Luce che portò Ron a salvare Harry e a recuperare la spada di Grifondoro.

Hermione, con le sue faville di conoscenza e genialità olimpica, è un faro nel buio della notte, una fiamma nell’oscurità, una guida per chi si è smarrito, una traccia sì di intelletto, ma non priva di sentimento. La sua è una scia di amore, poiché non solo accompagna i suoi amici nella ragione, ma li rincuora nell’angoscia.
Hermione è un incantesimo, un protego, e non unicamente per la sua abilità con gli incanti di protezione. Poiché anche il suo abbraccio nei momenti più disperati può essere più potente di qualsiasi magia, più caldo di un qualsiasi fuoco.
Una fiamma, dunque, che è guida e conforto, un tepore lenitivo.

Hermione Granger interpretata da Emma Watson

Oblivion

Da non trascurare sono le sue origini, la sua mitologia. Mezzosangue, o meglio, sangue sporco, nata da genitori privi di poteri magici. “La strega più in gamba della sua età” (come affermò Sirius Black ne Il Prigioniero di Azkaban) nasce nel più comune dei contesti, vive la più normale delle quotidianità. Racchiude in sé la conoscenza assai vasta di ben due mondi, due realtà molto diverse.
Tuttavia, questa discendenza significa anche incertezze e, specie più avanti, persecuzioni, terrore e violenza psicologica. Significa fronteggiare Bellatrix che incide la scritta “mezzosangue” sul braccio, come un marchio.

Il suo ampio bagaglio culturale e il suo essere, probabilmente, la più grande della sua generazione non la rendono meno insicura, non la rendono meno vulnerabile. Anzi, essere l’unica in grado di salvare gli altri dai guai è un fardello che in pochi riescono a sostenere, con lacrime, rabbia e un po’ di tenerezza.

Sarà anche prometeica, ma rimane splendidamente umana, e l’essenza dell’umanità vive di opposti che si alternano in perenne combustione: la determinazione che diventa arroganza, la paura che diventa ira, l’amore che diventa odio, e viceversa.

La sua bacchetta è in legno di vite e corda di cuore di drago. Stando alla cosmologia potteriana, le bacchette in legno di vite sono attratte da chi possiede un intuito fuori dal comune e, più interessante, da coloro che sono dotati di una profondità celata.

Il suo patronus è una lontra, animale legato simbolicamente all’acqua, abissale e imprevedibile. A questo si aggiungano caratteristiche quali generosità, curiosità e, soprattutto, spirito di sacrificio. Infine, le persone associate a questo totem risultano, non a caso, intelligenti, perspicaci e in grado di trovare soluzioni fantasiose (come saltare su di un drago per fuggire dopo una rapina ad una certa banca).

Tuttavia, l'”insopportabile saputella” è solo furbizia e tanti libri? Caratteristiche da Serpeverde e Corvonero; cos’ha visto dunque il cappello parlante in lei per smistarla in Grifondoro?

Secondo antichi racconti, i celti consideravano la lontra un animale magico, cui chiedere protezione e sostegno nei momenti di crisi o, addirittura, di una profonda ricerca interiore.

Forse il cappello ha visto la ragazza che è rimasta sempre con Harry senza alcuna esitazione, o forse ha visto la persona che per proteggere i suoi genitori gli ha cancellato la memoria. Per i due il danno non esiste, ma lei si è dovuta cancellare dai ricordi della madre e del padre. Un intero tempo perduto, una vita nella nebbia della dimenticanza. Lei non esisterà più per loro. Hermione si è reclusa nell’oblio pur di saperli al sicuro.

Ecco fino a dove si spingerebbe pur di salvare coloro che ama, fino all’auto-annientamento.

Eppure, da quell’oblio si può fuggire, fosse anche solo per un momento. Poiché fare del proprio meglio può non essere abbastanza e persino la migliore, alle volte, ha bisogno di aiuto. O di un ballo.
La danza di Hermione ed Harry ne I Doni della Morte Parte 1 è un attimo di pura magia, che oltrepassa qualsiasi definizione di amore o amicizia. È semplicemente purezza, un sospeso cullarsi sulle onde di una canzone, sorrisi strappati all’avidità del male. E più delle note, i loro corpi stretti l’uno all’altra compongono la vera sinfonia della scena.

La danza di Harry e Hermione

Si percorrono molte strade e si inseguono innumerevoli sogni e obiettivi, che siano l’eccellenza o il fermare l’avanzata dell’oscurità. Il tutto pur di trovare un posto in cui sentirsi al sicuro.

Prometeo fu punito per aver ridato il fuoco agli uomini. Il titano, inoltre, aveva rinchiuso in uno scrigno tutti i mali che potessero affliggere l’uomo: la fatica, la malattia, la vecchiaia, la pazzia, la passione e la morte. Quello scrigno, quel vaso, fu aperto incautamente e la sofferenza presto si diffuse tra i mortali. È assai noto che l’unica a rimanere nel contenitore fu la speranza, l’ultima e, forse, la sola difesa per l’umanità nei momenti più bui.
Un vecchio saggio ora direbbe che la memoria in questi casi è più che essenziale.

“La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda… di accendere la luce.”

Albus Silente

Harry Potter sarà stato anche l’ultima speranza contro Voldemort, ma chi ha dato conforto e coraggio all’eroe è stata la sua amica, anche solo appoggiando la testa sulla sua spalla.

Intelligenza, memoria, fascino e bellezza e, soprattutto, cuore. Hermione Granger è l’umana prometeica, la luce nel deluminatore che rischiara la via,  che dissipa le tenebre; la speranza che, forse, andrà tutto bene. E se così non fosse, lei rimarrà comunque dov’è: una fiamma sospesa che danza nei cuori di ognuno, fin proprio alla fine.

Leggi anche: Harry Potter e i Doni della Morte pt.1 – Un ballo che sfugge all’Oblio.

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