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Sarah Lynn – La fragilità dell’immagine

La Sarah Lynn protagonista della serie Bojack Horseman è una donna di trent’anni. Dettaglio banale, risaputo, ma di fondamentale importanza. Una donna di trent’anni immediatamente riconoscibile dai tratti perennemente sbiaditi del suo viso, irrimediabilmente presenti che stia abusando di droghe da 48 ore o che sia completamente pulita da 8 mesi. E’ una rosa sulla quale il sole non ha mai realmente battuto, cresciuta sotto fari a led e lampadine confezionate; un tulipano mantenuto a fertilizzanti artificiali e sostanze chimiche di dubbia affidabilità; una polaroid scolorita, seppur dai contorni ancora distinguibili.

Dall’età di tre anni, Sarah Lynn (nome d’arte di Sarah Lipschitz, nome d’arte di Sarah Helmulfarb) è stata forgiata, modellata e pensata come nient’altro che un’immagine, da impacchettare e spedire nelle case di un’immenso agglomerato di bambini già grandi, adolescenti superficiali e adulti insoddisfatti per allietare quel tanto che basta le loro esistenze.
E in cambio? Non sentir mai negatosi alcun desiderio. Incapace di concepire cosa voglia dire vivere all’infuori di protezioni e privilegi, la dolce Sabrina di Horsin Around calca con successo ogni gradino del percorso programmatole su misura da probabilmente ancor prima che nascesse.

E’ l’ascesa e la caduta di una bambina, nient’altro che una bambina, ritrovatasi lì per caso, inconsapevolmente insignita dell’onere di essere colei che tutti guardano, ma che nessuno vede.

Sarah Lynn
Non ti prepari per andare a scuola, muffin piccante?

Ballare e sorridere

Senza bisogno di imboscarci in parallelismi con personalità reali, Sarah Lynn è il faro di una generazione di ragazze e ragazzi soggiogate dall’accecante manto dorato che avvolge il mondo delle celebrità statunitensi, forse l’unico paese, storicamente ed economicamente, in grado di lanciare adolescenti della più tenera età nell’olimpo della fama mondiale. Sin da Horsin Around, nel quale mostrava al pubblico americano il prototipo della bambina angelo del focolare (pur non avendo mai vissuto una realtà simile), il suo viso innocente è stato sfruttato e schiavizzato al solo scopo di creare la figura ideale: guardatela, questo è il volto del talento, della bellezza, del sex appeal americano; questo è il vostro modello, questo sarà ciò a cui aspirerete.

Succeda quel che succeda, per quanto possa farti male, non smettere di ballare e non smettere di sorridere, e dai a quelle persone tutto ciò che vogliono.
(Bojack a Sarah, s 1 ep 3)

Interpretare la famiglia, recitare l’affetto, cantare l’amore; nient’altro che una lunga ed interminabile dimostrazione. In tale atmosfera di pura ed irrefrenabile finzione, esiste ancora spazio per il lato umano, puro com’è giusto che sia, della bambina? Quanto potrà mai sopravvivere, nella corruzione e nell’avvelenamento portata dal contatto con quel mondo, il candore originario della piccola Sarah?

Sarah Lynn

Tutto ciò di vissuto e subito in tenera età viene inesorabilmente immagazzinato dentro di lei, crescendola nell’ottica distorta che attraverso il potere ed il materiale tutto sia raggiungibile, esperienze emozionali comprese.

Alla gente piace il sesso, e adesso che sono sexy io piaccio alla gente.

Emblematico, in questo senso, il suo rapporto con Bojack, forse l’unica persona con la quale, consapevolmente o inconsapevolmente, instaura un rapporto diverso; non migliore, ma diverso.
L’unico personaggio che le vediamo accanto sia a tre anni che a trenta, l’unica celebrità che la conosce da prima ancora che la sua ascesa fosse lontanamente immaginabile. E l’unica figura che in qualche modo avrebbe potuto farle da guida, sostituire un padre che in tre stagioni non appare neanche di sfuggita. Avrebbe potuto, poiché debole e navigante in acque ancor più torbide di quelle in cui naviga Sarah Lynn.

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Scivolare

Compiuti i trent’anni, sbattuta fuori dal circo esibizionistico del quale è stata regina indiscussa per oltre due decenni, la consapevolezza di quanto tutto ciò di dorato e sgargiante regalatole dalla vita fosse in realtà pregno di veleno le si fa strada tra le viscere: oramai incapace di stabilire relazioni sane o di costruire rapporti veri, la fu pop star più famosa al mondo scivola in un vortice di droga, alcol e sesso, lo stesso vortice nel quale cadono la maggior parte delle celebrità di Hollywood una volte resesi conto di non esser più apprezzate, Bojack stesso su tutti.

Sarah Lynn

Vortice dal quale, per tutto l’arco delle tre stagioni nelle quali è presente, non sembra capace di sottrarsi: persino i mesi di apparente disintossicazione si rivelano un fuoco fatuo nel quale neanche lei stessa realmente credeva. E’ un personaggio, per così dire, statico, nella misura in cui ogni tentativo di evolvere viene interrotto inesorabilmente, in un modo o nell’altro, come provasse a frenare la caduta da uno scivolo aggrappandosi ai bordi: faticoso e inconcludente.

Ha ottenuto tutto ciò che una ragazza della sua generazione potesse mai desiderare, per poi trovare l’unica piacevole compagnia nell’abuso quasi ininterrotto di cocaina, antidepressivi, marijuana, droghe psichedeliche, alcool. E alla fine dello scivolo, c’è Bojack ad aspettarla, colui che direttamente o indirettamente fu uno dei responsabili della primissima spinta.

Condividere la disperazione

L’interfacciarsi tra i due dondola tra stati di sintonia quasi familiare e amare parentesi di rancore reciproco: l’amore e odio di Sarah Lynn, l’affetto tuttavia presente che nutre per Bojack puntualmente disilluso dall’incapacità del cavallo di rapportarsi a sentimenti reali, che lo porta a scadere in squallide richieste interessate e ridicole sommissioni dettate dal successivo senso di colpa. E 20 anni dopo aver confezionato assieme un’ideale e infantile rappresentazione della relazione padre-figlia, gli unici momenti di vera condivisione rimasti tra i due sono durante i viaggi psichedelici sull’onda di pastiglie e pillole ingurgitate come fossero mentine.

Sarah Lynn

Lì, al culmine del loro ultimissimo viaggio, nel momento in cui disperazione e rimpianti si fanno strada nei loro occhi rivelando la loro abissale paura del futuro, c’è un momento in cui luccica, seppur per poco, quel bagliore di purezza, quel minuscolo lampo di empatia che li unisce sotto le stelle del planetario, quel voglio diventare un architetto, germoglio di un’ingenuità mai realmente persa poiché mai realmente abbracciata.

Bojack- Sai, a volte sento che tu sei l’unica persona in grado di comprendermi, insomma, chi altro potrebbe?
Sarah- Nessun’altro sa cosa abbiamo passato.

Finisce così, con un abbraccio al buio, con le parole di Bojack che suggellano quel momento di intimità come l’unico veramente importante, quell’essere qui e ora, vivere il presente nella sua più essenziale semplicità.
Ma Sarah non può più sentirlo. Un ultimo richiamo nell’oscurità, e nient’altro che nero silenzio. La bambina è tragicamente precipitata dallo scivolo.

That’s too much, man!

Leggi anche: Dialogo immaginario tra Bojack Horseman e Jean-Paul Sartre

 

 

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