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Mister Peanutbutter – Can che abbaia non demorde

Il primo episodio di Bojack Horseman ha l’oneroso dovere di introdurre al pubblico il complesso e colorato mondo di una Hollywood popolata da animali antropomorfi e umani, il suo protagonista equino e le relazioni che lo legano al resto del cast comprimario. Il rapporto che lega Mister Peanutbutter e Bojack è uno decisamente bizzarro: Bojack chiaramente guarda il cane dall’alto in basso, odiandolo per aver copiato la formula del suo show negli anni 90′ e per il suo comportamento spesso ingenuo e frivolo.

Mr. Peanutbutter invece è molto socievole, dal tono di voce sempre allegro e sempre pronto a prestare un orecchio a quello che considera un suo carissimo amico… per poi abbandonare la conversazione, distratto da qualcosa al di là dei limiti dello schermo, spesso dalla sua cara e sfortunatissima amica Erika.

La parola chiave nel paragrafo antecedente è “distratto”. Ogni personaggio nella serie rispecchia caratterialmente l’animale su cui si basa: Princess Carolyn, per esempio, atterra sempre in piedi, fisicamente e metaforicamente parlando, cercando di ottenere ciò che desidera dalla vita con il duro lavoro e la determinazione. Mister Peanutbutter, invece, da buon Labrador qual è, è estremamente amichevole e desideroso di compagnia, perfettamente a suo agio sotto i riflettori. Si tratta di un animale socievole, anzi, sociale, per citare Aristotele.

mr. peanutbutter

Eppure, la sua affabilità sembra essere più il prodotto di una ricerca costante dello svago, piuttosto che di una ricerca di un rapporto sincero. Nella prima stagione ciò viene evidenziato fortemente nella relazione con la sua fidanzata e futura moglie, Diane. Avendo come punto di riferimento Bojack, le azioni di Mr. Peanutbutter appaiono insincere, in particolare il clamoroso furto della D di Hollywood. Quello che per Bojack era un gesto disperato d’amore, Mister Peanutbutter lo riappropria in una geniale trovata pubblicitaria, che vince la mano di Diane e l’adorazione del pubblico televisivo di una Los Angeles assurdamente superficiale e superficialmente assurda.

Bojack, come al suo solito, finisce per avere risentimenti  e bile, anche se è colpevole delle stesse colpe di Mr. Peanutbutter; pensare al gesto anzichè alla persona, cercare di impressionare anzichè di comunicare, fare della propria vita uno spettacolo per il piacere degli altri anzichè per il proprio.
La serie, però, cresce man mano in ambizione, e ogni puntata si tinge di toni esistenzialisti, dove i colorati personaggi di Hollywoo hanno le loro spalle messe al muro dall’industria cinematografica, dai loro cari, dai loro demoni, dalla loro esistenza stessa. Ogni difetto non viene dimenticato, ma viene invece messo al microscopio per un attento studio del personaggio.

 

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Quindi come interpretare un personaggio come Mr. Peanutbutter, se non come un cane che rincorre una pallina da tennis?

La natura eccitata e vivace di Mr. Peanutbutter lo caratterizza come un personaggio sempre pronto a tuffarsi in una nuova avventura, spesso insieme a un altro eterno perditempo, come Todd. Tuttavia, questa natura non è inattacabile e quando si apre uno spiraglio nella psiche del personaggio nascono momenti fortemente introspettivi. In particolare, quando il fratello maggiore confessa di essere affetto da torsione della milza e conseguentemente di aver iniziato a riflettere sulla propria esistenza, Mr. Peanutbutter si perde negli stessi bui pensieri.

Arrivi al lavoro, timbri il cartellino, metti lo zucchero nel caffè e lo guardi dissolversi molto lentamente. Ma lo zucchero non sa il perché, lo zucchero non ha chiesto di nascere.

La notizia del fratello lo zavorra, sovrasta i suoi soliti istinti giocosi e lo lascia solo, a contemplare la vita e morte di una zolletta di zucchero come metafora della propria.

Immaginiamo un re circondato da tutti i piaceri che può ottenere. Appena cessa ogni distrazione, lasciato a meditare e riflettere su ciò che è, tutta la sua fragile felicità non servirà a sostenerlo; cadrà necessariamente nei minacciosi pensieri delle rivolte che possono sopraggiungere

Così scrive Pascal nei suoi Pensieri, descrivendo l’universalità dell’autocommiserazione umana, al di là di status sociale e agio. Anche un personaggio come Mr. Peanutbutter, un Re in quel feudo moralmente decadente di Hollywoo, se lasciato solo con la propria fragilità, ne sarà sottomesso. La chiave che invece libera da queste angosce diventa quindi il distrarsi, vivere la vita momento per momento senza perdersi in quel bicchier d’acqua che è la ricerca di significato.

mr. peanutbutter

Nel momento in cui cerca di consolare Bojack, dopo non essere stato nominato per un Oscar, Mr. Peanutbutter gli ricorda con tono gioviale che “Tutto ciò non ha importanza”. Le feste, le donne, le droghe, i soldi, il prestigio, gli show, la campagna elettorale… tutto ciò non ha significato, e il nostro Labrador lo sa. Sono distrazioni.

Per Bojack, quelle distrazioni sono le catene che lo legano a quello che è, alla sua peggiore metà.
Per Mister Peanutbutter, quelle distrazioni sono invece la chiave che libera dalle catene di una troppo fragile esistenza.

Il suo atteggiamento perennemente positivo non nega l’emergere di pensieri nichilisti, ma aiuta a minimizzare il loro impatto. Ne abbiamo un assaggio già alla fine della prima stagione, cercando di consolare la sua cara Diane:

Mr. Peanutbutter ammette direttamente che la sua vita è piena di stronzate, le distrazioni di cui parlava Pascal. Eppure, nonostante il peso della frase da lui pronunciata, è contento, ed esce fuori campo fischiettando. Una volta compresa la gravità dell’esistenza umana (o… canina), Mr. Peanutbutter è capace di essere felice ciò nonostante. L’assurdità dell’universo non lo deprime, anzi, lo diverte, offrendogli cinque stagioni di episodi bizzari, distrazioni e stronzate.

Tuttavia non si tratta di un approccio salutare. La costante ricerca di divertimento porta Mister Peanutbutter a cercare compagne di vita alla ricerca delle sue stesse distrazioni, e nonostante il suo entusiasmo e i suoi sforzi, queste relazioni finiscono miseramente. Tre matrimoni, tre divorzi, tre mogli che non erano più capaci di vivere col loro marito. Tre donne che, secondo l’ex moglie Diane, erano ragazze che poi sono cresciute, mentre Mr. Peanutbutter restava giovane d’animo e di desiderio.

mr. peanutbutter

Sotto questa lente la sua immaturità assume un aspetto molto più irresponsabile, dove il matrimonio con una persona cara diventa un’altra disfunzionale distrazione, un’altra avventura al limite del possibile. Il finale della quinta stagione lo vede incapace di confessare il tradimento della sua nuova fiamma, chiudendo il suo arco narrativo con una impulsiva e malaugurata richiesta di matrimonio. Mr. Peanutbutter non vuole passare mai per il “cattivo”. Da bravo cane, vuole fare il bravo, sempre, e quando si rende conto delle sue debolezze e dei suoi difetti, beh, si distrae di nuovo.
Basta non pensarci troppo, no?

Basta non perdere mai l’entusiasmo, no?
Basta vivere ogni giorno come il protagonista del proprio show, no?
Basta tenersi occupati con stronzate varie finchè non è il momento di tirare le cuoia… no?

Leggi anche: Bojack, True Detective e il Nichilismo di Nietzsche

 

 

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Enrico Sciacovelli
Un altro di quei tipi che parla troppo di film e vorrebbe essere pagato per farlo, anzichè lamentarsi dell'ultimo Transformers senza successo.

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