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Better Call Saul e El Camino – In fuga da se stessi

Il mondo di Breaking Bad e Better Call Saul, seppur scevro da ogni moralismo, ci ha insegnato una cosa: le nostre azioni hanno sempre delle conseguenze.

Lo sa bene Saul Goodman (Bob Odenkirk), personaggio secondario della serie, ora protagonista dello spin-off a lui dedicato, Better Call Saul. Lo show si concentra sul passato del personaggio, in particolare sulla piccola grande odissea personale che lo portò ad aprire la porta del suo studio legale a Walter White (Bryan Cranston). Eppure, l’autore Vince Gilligan decide di darci un assaggio del futuro di Saul Goodman.

Rifugiatosi in Nebraska, in seguito al suo coinvolgimento nelle attività criminali di Gustavo Fring (Giancarlo Esposito) e Walter White, Saul lavora come commesso pasticcere in un centro commerciale.

better call saul

Sotto falsa identità, l’ex avvocato vive nella costante paura di essere riconosciuto. Terminata la sua giornata lavorativa, va a casa e guarda con nostalgia i suoi vecchi spot pubblicitari.

All’inizio di ogni stagione (per ora in totale quattro), assistiamo dunque, per pochi minuti, alla nuova triste e grigia vita di Saul, o meglio, di Gene. Grigia è una definizione più che appropriata. Gilligan sceglie infatti di girare queste brevi sequenze in bianco e nero. In contrasto con gli accesi colori che caratterizzano entrambe le serie, il bianco e nero rappresenta l’alienazione e la monotonia della vita di Saul Goodman. Da una parte abbiamo azione, emozioni, vita. Dall’altra routine, solitudine, sopravvivenza. La sua unica fonte di felicità risiede nel passato, in quelle impolverate cassette contenenti gli spot pubblicitari. “Better Call Saul !“. Uno slogan che suscita nell’ex avvocato un nostalgico sorriso. Il ricordo di un tempo passato, di un uomo che non esiste più.

Eppure, Saul Goodman non è morto. Nonostante l’uomo cerchi costantemente di nascondersi e celare la propria identità, Saul Goodman rimane una presenza costante nella sua mente. Si pensi alla sequenza flashforward della seconda stagione. Saul è rimasto chiuso nel centro commerciale, perché la porta è bloccata. Dato che chiamare aiuto potrebbe attirare le attenzioni su di lui, decide di aspettare. Durante il tempo di attesa, incide sul muro la scritta

“S.G.è stato qui”.

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Il dramma della perdita della propria identità, portata sullo schermo con quella maestria e precisione proprie di Vince Gilligan.

La dedizione per la sua professione, la passione per il proprio lavoro, non si è spenta in Saul. Nel flashforward che apre la terza stagione, assistiamo ad una parziale rivelazione della sua vera identità. Saul è in pausa pranzo. All’improvviso, vede un giovane taccheggiatore nascondersi dentro una cabina telefonica. Seppur riluttante, rivela agli agenti di sicurezza il nascondiglio del ladro. Ma non riesce a trattenersi. Mentre il ragazzo viene portato via dagli agenti, gli urla “Non dire nulla. Capito? Assumi un avvocato!”. Per quanto si sforzi di nasconderla, la sua identità inevitabilmente si svela. Dopo quelle parole, che potrebbero tradirlo, Saul Goodman perde i sensi.

Ma il vero capolavoro di regia e sceneggiatura è costituito dall’ultimo flashforward. La prolessi che apre la quarta stagione di Better Call Saul ci mostra alla perfezione il dramma psicologico di un uomo in fuga.

Dopo essere stato ricoverato in seguito al malore, Saul viene dimesso. Prima però deve dare le proprie generalità alla reception dell’ospedale. Consegna quindi la propria patente. Il computer della reception non la riconosce. Gli occhi di Saul Goodman si colorano di ansia e panico. Scopriranno che la sua identità è falsa? Sapranno chi è e lo arresteranno? No. Per fortuna, si tratta di un mero errore di battitura dell’impiegata.

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Sollevato, Saul prende un taxi per tornare a casa. Sul veicolo, nota però un simbolo, con su scritto “Albuquerque”. La città in cui ha vissuto, il luogo in cui è nato Jimmy McGill e morto Saul Goodman. In più, nota che il taxista lo scruta in modo strano, come se lo avesse riconosciuto. Chi è quell’uomo? Cosa vuole da lui? Se viene da Albuquerque, vuol dire che conosce Saul Goodman? Oppure è semplicemente tutto frutto dell’immaginazione di Saul, che non riesce più a distinguere paranoia e realtà?

Per ora, non ci è dato saperlo. Certo, il simbolo di Albuquerque e lo strano sguardo del taxista ci fanno pensare al peggio.

Conoscendo il perfezionismo narrativo di Vince Gilligan, non è strano supporre che questi flashforward potrebbero collegarsi a El Camino.  Il film, la cui uscita è prevista su Netflix l’11 Ottobre, seguirà la fuga di Jesse Pinkman (Aaron Paul) dal proprio passato.

Come si collegheranno le due storie? 

Che cosa hanno in comune Jesse Pinkman e Saul Goodman?

Entrambi fuggono dal proprio passato, dai propri errori. Jesse e Saul sono gli unici sopravvissuti alla furia criminale di Heisenberg e ne subiscono di fatto le drammatiche conseguenze. Entrambi vorrebbero rifarsi una vita, ricominciare da zero, ma non sarà certo un’impresa semplice. Da un certo punto di vista, Jesse e Saul si somigliano. Il primo è un ragazzo di buon cuore, che ha preso la strada sbagliata ed è poi rimasto vittima delle manipolazioni di un’inaspettata mente criminale. Nel finale della serie, lo abbiamo visto distrutto nell’anima e nel corpo. Eppure, quell’ultima scena, che lo vede fuggire in auto urlando, ci aveva trasmesso un messaggio di speranza e riscatto. Anche il titolo del film, El Camino (ispirato al nome dell’auto guidata dal protagonista), ci suggerisce una lenta e progressiva rinascita di Jesse, dopo tutte le sofferenze patite. Un cammino verso una nuova vita, sicuramente ostacolato dalle indagini della DEA, ostinata a catturare Pinkman, dopo la morte degli agenti Hank Schrader e Steven Gomez.

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Abbiamo invece imparato a conoscere Saul Goodman, o meglio Jimmy McGill (suo nome di battesimo), attraverso Better Call Saul.

Dietro a quella buffonesca faccia di schiaffi che tanto ci aveva divertito in Breaking Bad, si nasconde un uomo intelligente e, in fondo, buono. Certo, non si tratta di una persona esemplare. Se infatti all’inizio della sua carriera, Jimmy si limita a compiere piccole azioni disoneste e moralmente discutibili, verrà poi coinvolto in vere e proprie attività criminali.  Eppure, il personaggio non si fa odiare come Walter White. Anzi, a partire da un certo punto, anche Saul Goodman è una vittima di Heisenberg. L’avvocato verrà infatti risucchiato nella follia criminale di Walter, soprattutto in seguito al suo personale coinvolgimento nell’avvelenamento di un bambino.

La collaborazione con i criminali più pericolosi di Albuquerque costituiva per Saul un precario equilibrio personale, una situazione di comodo in cui era certo di non doversi mai sporcare le mani. L’avvelenamento di Brock è il vero e proprio punto di non ritorno. Da quel momento, Saul Goodman si sente braccato, preda di un uomo folle e pronto a tutto. Perciò, per quanto possiamo in parte disprezzare il personaggio, il suo grigio destino non ci soddisfa. Soprattutto dopo aver conosciuto il suo passato, il complesso essere umano dietro il buffo avvocato, lo spettatore non può che provare empatia per Saul Goodman.

Un incontro tra Jesse Pinkman e Saul Goodman è molto probabile e, in un certo senso, necessario. L’uno è per l’altro ciò che è rimasto del proprio passato criminale. L’ultimo tassello per poter ricominciare e lasciarsi finalmente alle spalle tutto il marcio vissuto. 

Leggi anche: Better Call Saul – La sacralità dell’invidia fraterna

 

 

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