google-site-verification=Z-iiMQ70202XbeRqAJMdql9f6sCrAIa8gk6Gr_Nm7q4
Home Serie TV e Netflix Netflix - Quantità non sempre è sinonimo di qualità

Netflix – Quantità non sempre è sinonimo di qualità

In un ambiente mediatico in cui i contenuti non sembrano bastare mai, il pubblico ha continuamente bisogno di nuovi prodotti. Che si tratti immagini, video o musica; il mondo dell’arte continua a sfornare opere per soddisfare un’utenza esigente e sempre più lontana dalla logica del capolavoro. Il consumo non è più mirato, ma esteso orizzontalmente verso un ampio insieme di contenuti facilmente raggiungibili. In un tale contesto, i servizi di streaming online – tra cui Netflix – si sono velocemente imposti come distributori e successivamente produttori, conquistandosi una grande fetta di mercato in poco tempo.

Il motivo è evidente. Da una parte la diffusione di un gran numero di dispositivi dotati di schermi più o meno grandi – tablet, cellulari e computer portatili –, dall’altra lo sviluppo di reti e abbonamenti che permettono un utilizzo di internet agevole e veloce. Tutto ciò, unito al ritmo frenetico della vita moderna, ha cambiato le abitudini dei consumatori, sempre più propensi ad un consumo lontano dalla sala cinematografica, che si divide fra apparecchi domestici e dispositivi portatili.

Vuoi un mese gratis di Prime Video? Clicca qui

Il caso Netflix è emblematico: la piattaforma che in origine si occupava di noleggio di copie fisiche ha capito in anticipo il potenziale di internet e dello streaming e ha deciso di puntare su di esso. Oggi Netflix è la più famosa e redditizia piattaforma di streaming online, e da qualche anno si è dedicata anche alla produzione cinematografica e televisiva. La sua linea editoriale, dopo un timido inizio, è ora molto chiara, e si basa sulla creazione di un gran numero di contenuti diversi da offrire quotidianamente alla propria utenza.

netflix

Il suddetto metodo, che rappresenta il maggiore pregio di Netflix, ne è allo stesso tempo il più grande difetto: è inevitabile che la quantità delle produzioni ne influenzi la qualità.

Si tratta di un compromesso necessario visto il costo elevato e l’alto numero di figure coinvolte. Dunque, la piattaforma ha sempre nuovi contenuti da proporre ai propri utenti, ma la qualità degli stessi è spesso discutibile, vediamo il perché.

 

Il problema non è tanto il livello delle pellicole o delle serie prodotte da Netflix – che è stato in grado di regalarci anche film pregevoli come Roma, vincitore dello scorso Festival di Venezia e di 3 premi Oscar – quanto l’abbassamento della soglia di gradimento del pubblico. È una strategia subdola ed efficace: per far fronte alla frequente richiesta di nuovi elementi nel catalogo, Netflix predilige film a basso costo con personalità emergenti della scena offrendo opere a metà strada fra B-movie e grandi film. Dei primi mantengono l’inesperienza degli addetti ai lavori e la libertà di espressione, dei secondi adottano i metodi di produzione e l’eleganza degli elementi esteriori.

In un mercato di prodotti mediocri, assume quindi una luce diversa qualsiasi prodotto il cui livello sia superiore alla media nel momento in cui essa si abbassa. Per questo si tende ad osannare alcune serie o film la cui qualità sia più alta delle altre presenti nel catalogo di Netflix. Del resto, la percezione del pubblico cambia in base all’insieme di appartenenza, ciò significa che una pellicola da 7 presente sulla piattaforma online verrà accolta molto più caldamente della stessa pellicola presente in ambiti elevati come i Festival.

Tuttavia sembra alquanto ingiusto criticare la linea editoriale di Netflix. Forse è la distribuzione che meriterebbe un’attenzione maggiore (anche se qui entrano in gioco i mercati nazionali) mentre la produzione ha preso una linea necessaria. Cresce la domanda, di conseguenza deve crescere anche l’offerta, e crescono anche le spese. Il problema non è sicuramente economico, dato che Netflix nel 2018 ha aumentato ad 8 miliardi il tetto massimo per le sue produzioni.

Netflix

Mettere a confronto Netflix con qualsiasi altra casa di produzione sarebbe un errore. I costi e i metodi dei ricavi delle due sono quanto di più diverso ci sia: la piattaforma online guadagna principalmente con gli abbonati, avidi consumatori di contenuti in serie; mentre qualsiasi major cinematografica vive quasi esclusivamente dei guadagni della sala. È chiaro dunque come l’obiettivo di Netflix sia attirare utenti attraverso contenuti sempre nuovi e di discreta qualità, mentre quello di una major è creare profitto da un singolo prodotto di qualità elevatissima.

Per fortuna il problema non si estende totalmente alle serie tv, la cui qualità è da sempre molto elevata. È qui che Netflix si muove più agilmente, tra produzioni originali di lunga data, distribuzione di alcune tra le serie più apprezzate degli altri network e investimenti sull’animazione. Non mancano prodotti scadenti anche nell’ambito della serialità, tuttavia è difficile criticare un servizio che offre, tra le altre: Stranger Things, Narcos, Orange is the New Black e Mindhunter.

La differenza di attenzioni tra film e serie tv sta nel semplice fatto che le seconde offrono maggiori garanzie di guadagno a Netflix. Esse fidelizzano grandi fette di spettatori che a volte arrivano persino a rinnovare l’abbonamento per non perdersi l’ultima stagione della propria serie preferita. Ad esempio, un film come Roma, non potrà mai competere con il giro d’affari generato da Stranger Things, eppure i due prodotti rappresentano due tra i migliori elementi dei rispettivi ambiti sulla piattaforma.

netflix

Quindi il problema è la linea editoriale di Netflix o i gusti dei suoi iscritti? Come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Un libro di qualche anno fa dal titolo Art & Fear, scritto da David Bayles e Ted Orland racconta di come in una classe di ceramica, dopo aver diviso gli studenti in due gruppi di cui uno si dedicava alla produzione in massa e l’altro sulla qualità, i lavori migliori siano stati realizzati dalla parte della classe che lavorava sulla quantità. Questa storia sembrerebbe provare che producendo continuamente materiale, si ha più possibilità di realizzare un buon prodotto. Sicuramente ciò è parzialmente applicabile al lavoro di Netflix, ma è allo stesso tempo innegabile che la sua libreria sia piena di lavori scadenti.

Forse dalla piattaforma online si potrebbero pretendere – numericamente e non economicamente – meno investimenti, ma mirati, in modo da garantire almeno un numero sufficiente di grandi film ogni mese. Non possiamo sapere se i casi Roma e The Irishman siano isolati, o se Netflix stia iniziando a prendere una direzione diversa. Quello che è certo è che un cambiamento dei metodi produttivi è legato indissolubilmente ad un cambiamento dei gusti del pubblico. Accontentarsi non è più possibile in un momento storico in cui le possibilità di scelta sono infinite.

Leggi anche: BoJack Horseman – Il sottile confine tra ottimismo e pessimismo

 

Vuoi un mese gratis di Prime Video? Clicca qui

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Quentin Tarantino e i Meta-Personaggi

Tarantino e i meta-personaggi. “Se pensate di vedere doppio non regolate il vostro televisore perché, beh, in qualche modo è così!” (C’era una volta a… Hollywood) Il...

Joker danza sulle note di I started a joke dei Bee Gees

Ballare. Il tratto (o uno dei tratti) che rende il Joker di Phoenix unico è in quel momento: il momento in cui le spalle s'irrigidiscono,...

La società di Gotham non è quella reale

"Gotham ha fatto il suo tempo. Come Costantinopoli e Roma prima ancora, la città è diventata terreno fertile per sofferenze e ingiustizie. Impossibile salvarla,...

Arancia Meccanica – La Melodia dell’Ultraviolenza

Arancia Meccanica è una delle opere cinematografiche più intense e provocatorie del novecento, una pietra miliare per il cinema che mira a curare l'introspezione...