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Venezia 76: About Endlessness – Il senso della vita senza senso

Cinque anni dopo il Leone d’Oro vinto con l’ottimo Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, lo svedese Roy Andersson torna in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con About Endlessness, un quadro surreale a metà tra commedia e dramma, con lo scopo di narrare la vita umana in maniera particolare e personale.

La cifra stilistica del film è la solita alla quale Andersson ci ha abituati negli ultimi film: una trama non lineare, ironia grottesca, scene surreali e regia statica che fotografa quadri precisi e inusuali. Un punto di forza del film è il tono comico che assume: l’ironia è presente per tutta la durata ed è perfettamente bilanciata con il dramma, delineando così un film piacevole e ben amalgamato.

Oggettivamente About Endlessness non è molto diverso dai precedenti lavori del regista, e i detrattori potrebbero imputargli il difetto della ripetizione e della scarsa voglia di innovazione. In realtà Andersson continua ad utilizzare il suo stile ormai consolidato per mettere in scena le condizioni della vita umana e i rapporti tra gli individui.

Si nota, nello stile molto personale dell’autore, un’assenza di arroganza che non sarebbe difficile trovare in altri registi alle prese con un’opera di questo tipo (sia dal punto di vista stilistico che narrativo): Andersson mette in scena la vicenda con grazia e pulizia, utilizzando la sua amata telecamera fissa per costruire dei campi lunghi bellissimi e grandangoli di grande finezza.

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La sceneggiatura è chiaramente frammentata e non lineare, ma Andersson stupisce sempre e comunque grazie al suo talento nello scrivere dialoghi – recitati in seguito ottimamente dagli attori – bizzarri e unici, difficili da emulare. E’ infatti principalmente grazie alle battute della sceneggiatura che l’atmosfera surreale del film riesce a coinvolgere e a non risultare forzata.

Andersson mette in campo personaggi originali, divertenti e brillantemente caratterizzati, e le situazioni assurde e incredibili non mancano. Egli intreccia i temi della gelosia e del risentimento – sensazioni che nascono in giovinezza e non ci lasciano mai, neanche dopo anni – dei rapporti di coppia e di quelli tra individui della stessa comunità, dell’illusione e la disillusione nella vita e dello smarrimento nella società odierna, come ne testimonia il bel finale.

Con la bellissima fotografia dai colori spenti che contraddistingue le opere del regista e il montaggio netto e deciso come sempre, Andersson mette in scena un altro gustoso spaccato della vita quotidiana di cittadini comuni, raccontato con graffiante bizzarria e stile divisivo, uno stile che o si adora o si detesta.

About Endlessness è l’ennesimo tassello convincente e splendidamente realizzato nella filmografia dell’Autore svedese. Un’opera che non regala niente di nuovo, ma affascina e coinvolge come sempre, rimanendo sempre coerente con se stessa.

 

 

Leggi anche: Venezia 76: The Laundromat – Il marcio del potere e della corruzione

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